all'uomo capitava talvolta di ripensare a quella volta - vent'anni prima - in cui aveva avuto l'occasione di assistere ad uno degli eventi che fanno la Storia ma, a causa della sua incapacità di intuire l'importanza di un occasione, aveva lasciato che piccole banalità della vita prendessero il sopravvento su ciò che si sarebbe rivelato realmente importante
non riuscendo più a concentrarsi per ascoltare con attenzione una canzone, cosa che aveva fatto da sempre con entusiasmo, l'uomo temeva che presto potesse succedergli la stessa cosa anche con la lettura
l'uomo aveva ormai raggiunto quella fase della vita in cui ogni nuovo volto era simile ad altri volti incontrati in precedenza; quasi che per lui si fossero ormai esauriti i tipi umani possibili
l'uomo, che da tanti anni voleva rivedere il film, si chiedeva adesso - guardandolo - se in realtà non fosse stato attratto dall'immagine di sé stesso che riguardava quel film
da sempre l'uomo era attirato dal nord - qualunque nord - verso cui partiva sempre con leggerezza. ogni volta che doveva invece dirigersi verso altre direzioni, anche per brevi sopostamenti, non provava la stessa emozione nell'essere "in viaggio" (o anche solo "in movimento")
l'uomo riusciva ad esprimere la sua idea di ritratto solo con le polaroid mentre quando usava altri tipi di macchina fotografica riusciva al massimo a rappresentare un luogo od un oggetto; solo con quei colori impastati e in quel piccolo formato aveva la sensazione di aver talvolta fermato qualcosa oltre il visibile
solo nei momenti in cui si prendeva cura da solo del bambino, mentre faceva fronte alle sue piccole necessità, l'uomo riusciva ad essere completamente calmo, quasi che tutti i suoi conflitti si placassero davanti a quel testimone esigente e alla sua necessità di attenzione che, per altri, sarebbe stata devastante
l'uomo non poteva fare a meno di continuare a chiedersi con angoscia se avrebbe mai avuto il tempo - o forse lo stato d'animo? - per rileggere i libri che aveva necessità di rileggere o per rivedere i film che aveva necessità di rivedere
il desiderio dell'uomo di poter vivere altre vite poteva forse realizzarsi scrivendo, leggendo o - più semplicemente - ascoltando
fu mangiando una pesca - ancora una volta senza sentirne il sapore - che l'uomo si chiese da quanto tempo ormai fosse passato dal mangiare al semplice nutrirsi
ecco che al termine della giornata tutte le facce incontrate - e le voci udite - dall'uomo si sovrapposero, si mescolarono diventando un unico spaventoso testimone delle ore appena trascorse
l'aver incontrato l'amico di un tempo fece tornare in mente all'uomo la volta in cui, almeno quindici anni prima, lo aveva visto in una giornata di sole primaverile mentre leggeva sotto un antico loggiato dell'università "Chiedi alla polvere" seduto su un muretto con le gambe incrociate
le sensazioni di pienezza, di gioia, di gioventù causategli dal sogno fatto poco prima del risveglio accompagnarano l'uomo fino quasi alla serata
da qualche tempo l'uomo era tornato a provare quel freddo intenso, stordente, che era stato solito provare molti anni prima e che poi, da lungo tempo, lo aveva abbandonato
come molti avevano pensato prima di lui, anche l'uomo adesso sapeva che per poter scrivere era necessaria una qualche forma di infelicità, di privazione; fosse essa affettiva, sessuale, di tempo o semplicemente relazionale. ed infatti nel periodo in cui aveva provato una sorta di appagamento non aveva scritto che poche note saltuarie e sconnesse: nulla che valesse la pena di rileggere in seguito
ad un amico che gli chiedeva come stesse, l'uomo non trovò altra risposta che dirgli che adesso riusciva finalmente a percepire l'assenza, ma non riuscì poi a trovare le parole per spiegare cosa intendesse
l'uomo, che da molto tempo aveva capito che la felicità può essere vissuta solo in solitudine, era adesso anche consapevole di come l'unico modo per esprimerla fosse il silenzio assoluto
una volta la sua amica lo aveva definito famelicamente riflessivo e all'uomo era piaciuto anche se lui avrebbe detto invece: oggi sono famelicamente riflessivo dopo aver domato l'indole famelica
solo adesso l'uomo poteva vedere il bello anche in quella periferia desolatamente triste, poteva sentire - senza retorica - la poesia delle camere in affitto umide e scrostate
lungo la statale. tutto era rimasto apparentemente uguale ad un tempo ma lui, dove gli altri vedevano miseria e tristezza, ora leggeva soltanto mancanza di riferimenti, di relazioni intense. vedeva un germe di libertà
sentendo di vivere la vita di qualcun'altro, l'uomo non poteva fare a meno di chiedersi se - in qualche luogo - ci fosse qualcuno che stava vivendo la vita che gli sarebbe dovuta appartenere
ancora adesso, pur avendo un lavoro del tutto differente, l'uomo non poteva fare a meno di pensare a sé come "il narratore" o "colui che raconta"
l'uomo si era chiesto spesso come poter raccontare la sua incapacità di comunicare
nel primo pomeriggio, tornando verso la città, gli capitò di vedere ancora l'uomo con il cappello grigio che aveva notato la mattina ad una fermata dell'autobus e che, da allora, non avrebbe più incontrato
in certi momenti il ragazzo aveva sentito la necessità di scrivere, così come in altri quella di correre o di parlare
di quella giornata non gli era rimasto altro che un nuovo libro, la sera, in cui avrebbe faticato ad entrare
molto spesso la notte il bambino, come un tempo sua sorella, faceva un piccolo pianto nel sonno, senza svegliarsi, quando veniva spenta l'ultima luce della casa




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