A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quel che cerco.
Michel de Montaigne, Saggi (1571-1592)
Il tempo passava. La felicità si racconta male. Si logora, anche: e non ce ne accorgiamo.
Henri-Pierre Roché, Jules e Jim (1953)
Come fanno le altre persone a sopportare le loro colpe quotidiane, i loro quotidiani fallimenti? Eppure, ovunque, volti dall'espressione perfettamente contenuta.
Peter Handke, Il peso del mondo (1977)
L'India una nazione! Che apoteosi! L'ultima arrivata ne l'incolore fratellanza del diciannovesimo secolo! E in quest'ora del mondo sgambettava per prendere il proprio posto! Lei, che non aveva l'eguale se non nel Sacro Romano Impero, sarà forse alla pari col Guatemala e col Belgio! Fielding tornò a deriderlo. Aziz, travolto da una rabbia furiosa, caracollava qua e là senza sapere che fare, e gridò: – Abbasso gli inglesi, ad ogni modo. Questo è certo. Sgombrate, gente, e alla svelta, vi dico. Noi possiamo odiarci l'un l'altro, ma odiamo di piú voi. Se non faccio sgombrare io, lo farà Ahmed, lo farà Karim; ci volessero anche centocinquantacinque anni, ci libereremo di voi, sí, butteremo a mare ogni maledetto inglese, e allora, – galoppò furiosamente contro Fielding, – e allora, – continuò, quasi baciandolo, – voi ed io saremo amici.
– Perché non possiamo esserlo subito? – disse l'altro, stringendolo con affetto. – È quello che voglio. È quello che voi volete.
Ma i cavalli non volevano: scartarono di fianco; non voleva la terra, che balzava su in massi tra cui i cavalieri dovevano parare l'uno dietro l'altro; i templi, il lago, la prigione, il palazzo, gli uccelli, le carogne, la Foresteria, che apparvero alla visi quando loro uscirono dalla gola e scorsero Mau ai loro piedi: non volevano, dissero con le loro cento voci: «No, non ancora», e il cielo disse: «No, non qui».
Edward Morgan Forster, Passaggio in India (1924)
E in quel momento capii. Eravamo state meravigliose compagne di viaggio, ma in fondo non eravamo che solitari aggregati metallici che disegnavano ognuno la propria orbita. In lontananza potremmo anche essere belle a vedersi, come stelle cadenti. Ma in realtà non siamo che prigioniere, ognuna confinata nel proprio spazio, senza la possibilità di andare da nessun’altra parte. Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assoluta solitudine. Fino al punto in cui bruceremo e saremo completamente azzerate.
Murakami Haruki, La ragazza dello sputnik (1999)
In ogni vicolo c'è sempre qualcuno che non parla con qualcun altro o tutti che non parlano con qualcuno o qualcuno che non parla con nessuno. Se due non si parlano si capisce subito da come si incrociano. Le donne alzano il naso, stringono la bocca e guardano da un'altra parte. Se porta lo scialle, la donna ne prende un angolo e se lo getta sulla spalla come a dire: Guai a te se mi parli o mi guardi, brutta stronza, che se solo ci provi ti cavo gli occhi.
Frank McCourt, Le ceneri di Angela (1996)
Ogni volta che la porta della toilette degli uomini si apriva, il terribile frastuono degli Swarm, la band che si stava scatenando nel teatro, al piano superiore, entrava con tale prepotenza da rimbalzare su specchi e lavabi, sembrando ancora più assordante. Ma appena il meccanismo automatico richiudeva la porta, gli Swarm svanivano lasciando il posto alle urla di studenti ubriachi di giovinezza e di birra che scherzavano davanti agli orinatoi.
Tom Wolfe, Io sono Charlotte Simmons (2004)
È certamente un bene che il mondo conosca soltanto la bella opera e non le sue origini, non le condizioni e le circostanze del suo sviluppo; giacché la conoscenza delle fonti onde scaturisce l'ispirazione dell'artista potrebbe turbare, spaventare, e così annullare gli effetti della perfezione.
Thomas Mann, La morte a Venezia (1912)
Tutti parlano sempre della banalità del male... ma il male della banalità dove lo mettiamo?
Tobias Wolff, Due ragazzi e una ragazza in "Proprio quella notte" (1996)
Nella mezza età c'è mistero, c'é mistificazione. Il massimo che posso ricavare da questa ora è una sorta di solitudine. Sì persino la bellezza del mondo fisico sembra sgretolarsi, sì, persino l'amore.
John Cheever, in esergo di: Jay McInerney, Good life (2006)
Da tanto tempo egli aveva rinunciato a dedicare la sua esistenza ad un fine ideale, e la limitava a perseguire le soddisfazioni quotidiane, che pensava, pur senza mai dirselo esplicitamente, che ciò non sarebbe più mutato fino alla morte.
Marcel Proust, La strada di Swann (1913)
Eichmann non capì mai quello che stava facendo. E non era uno stupido, era semplicemente senza idee, una cosa molto diversa dalla stupidità. E proprio quella mancanza di idee lo predisponeva a diventare uno dei maggiori criminali del suo tempo, perché la mancanza di idee, la lontananza dalla realtà, possono essere molto più pericolose di tutti quegli istinti malvagi che si crede siano innati nell’uomo.
Hannah Arendt, La banalità del male (1963)
Parla così, Zooey Glass, fratello burbero e buono della più piccola Franny, in crisi mistica di fronte alle tante possibilità della vita e ai suoi veri desideri. Che deve seguire, comunque.
J.D. Salinger, Franny e Zooey (1961)
... in fondo la vita non è molto di più dello starsene sdraiati, convalescenti d'una infermità antica, incurabile e recidivante, con intervalli che chiamiamo salute, un nome glielo dovevamo dare, vista la differenza che c'é fra i due stati.
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis (1984)
Si occupò del trasferimento in Germania, un Paese, come diceva, segnato a fuoco dalla guerra. Si era fatta l'idea che mi sarei trovato a una scuola più dura, fra uomini che erano stati in guerra e conoscevano il peggio. Io cercai di oppormi con ogni mezzo al trasferimento, ma lei non volle sentir ragioni e mi portò via. Il paradiso zurighese era finito, finiti gli unici anni di perfetta felicità. Forse se lei non mi avesse strappato da lì avrei continuato a essere felice. Ma è anche vero che venni a conoscenza di altre cose, diverse da quelle che sapevo in paradiso. È vero che io, come il primo uomo, nacqui veramente alla vita con la cacciata dal paradiso.
Elias Canetti, La lingua salvata (1977)
Erano una coppia di persone senza terra di mezzo, senza niente che separasse i convenevoli beneducati da un’intimità travolgente. Quello che c’era stato tra loro, in tutti quegli anni, si era mantenuto in equilibrio grazie ai rispettivi matrimoni.
Alice Munro, Nemico, amico, amante... (2003)
A volte mi sembrava di essere a una distanza terribile dalla vita; di riuscire a sentirne solo echi e riverberi lontani: filtrati e adattati, doppiati e interpretati da altri prima di me. A volte mi sembrava di essere in esilio, anche se non sapevo da dove, o da quando.
Andrea De Carlo, Due di due (1989)
all'uomo capitava talvolta di ripensare a quella volta - vent'anni prima - in cui aveva avuto l'occasione di assistere ad uno degli eventi che fanno la Storia ma, a causa della sua incapacità di intuire l'importanza di un occasione, aveva lasciato che piccole banalità della vita prendessero il sopravvento su ciò che si sarebbe rivelato realmente importante
Un uomo è sempre un narratore di storie. Vive circondato delle sue storie e delle storie altrui, tutto quello che gli capita lo vede attraverso di esse e cerca di vivere la sua vita, come se la raccontasse.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)
Per la prima volta mi sento come uno che ha dietro di sé un certo tempo, e questo tempo è la mia storia.
Wim Wenders, Nel corso del tempo (1975)
Combray non si chiama Combray ma Illiers: oggi però i cartelli stradali e le guide lo designano per Illiers-Combray. Quivi, un museo intitolato a Marcel Proust: otto sale di prime edizioni, fotografie, calamai, flaconi di pastiglie per l'asma, giacche da camera, fazzoletti cifrati, canne da passeggio, ricco materiale tuttavia svalutato dalla sua stessa collocazione, che distendendosi dalla seconda all'ultima sala lo fa successivo all'unico oggetto presente nella prima sala, in una teca di plexiglas cm 35x20x25: la madeleine.
Michele Mari, Tutto il ferro della torre Eiffel (2002)





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