Credevo che il vento mi trascinasse via e mi sbattesse laggiu nel bacino, nel bel mezzo di una chiazza di benzina che esibiva le sue iridescenze nella luce lunare. Mi sono aggrappata alla ringhiera e con l’altra mano ho cercato meccanicamente un punto di appoggio. Ho avvertito allora all’improvviso la presenza di un uomo alle mie spalle. Avevo intuito che si trattava di un gentleman e non di una donna o di un marinaio e ho udito una voce dolce e compita mormorarmi all’orecchio queste parole soccorritrici:
“Tenga duro, signorina”.
Nello stesso tempo mi sono sentita mettere nella mano rimasta libera un oggetto che aveva la rigidità di una sbarra d’acciaio e la morbidezza del velluto. L’ho afferrato convulsamente e pur stupita che quella ringhiera rimanesse tiepida malgrado la tramontana che soffiava come se fosse ancora inverno, ho potuto, grazie al suo aiuto, raggiungere sana e salva l’altra sponda.
L’amabile gentleman che mi aveva in tal modo accompagnato si è riassettato il mantello (a meno che non fosse un trench o un uaterpruf, era buio e non riuscivo a distinguere, inoltre tenevo timidamente gli occhi bassi). Non ho potuto vedergli il viso, distinguevo solo, tracciata sul selciato sconnesso del marciapiede, l’ombra del mantello (o del trench) (o del uaterpruf), che, da principio rigonfia, riacquistava lentamente e curiosamente una linea verticale o solo leggermente ondulata. Eravamo rimasti in silenzio; allora, benchè sapessi che non si deve rivolgere la parola a un uomo a cui non siamo state presentate, ho detto con tutta la gentilezza di cui sono capace:
“Grazie, signore”.
Raymond Queneau, Il diario intimo di Sally Mara (1962)
Ciò che metteva Billy a disagio era il semplice fatto che era sua madre. Davanti a lei si sentiva imbarazzato, debole e ingrato, perché lei aveva tanto faticato per dargli la vita e per facilitargliela, e a Billy quella vita non piaceva affatto.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 (1969)
Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra sotto i tetti i lucernari le terrazze le guglie di Milano, è una cosa giovane piccolissima e nuda, è un tenero e bianco granellino sospeso pulviscolo di carne, o di anima forse, con dentro un adorato e impossibile sogno. Attraverso la stratificazione di caligini il riverbero rossastro dei lampioni ancora accesi la illuminava dolcemente facendola risplendere con pietà e mistero. E' la sua ora, senza che lei lo sappia è venuta per Laide la grande ora della vita e domani sarà forse tutto come prima e ricomincerà la cattiveria e la vergogna, ma intanto lei per un attimo sta al di sopra di tutti, è la cosa più bella, preziosa e importante della terra. Ma la città dormiva, le strade erano deserte, nessuno, neppure lui alzerà gli occhi a guardarla.
Dino Buzzati, Un amore (1963)
Non vedeva l’ora che lui se ne andasse, voleva rimanere da sola. Ringrazió per abitudine, per una sorta di precauzione, e lui domandó meravigliato: Di che cosa? Peccato, mi sono proprio dimenticato di portarti il mio libro. Un successo fenomenale. Te lo faró mandare. Ti ringrazio molto, ragazzo mio. Mandamelo pure, ma la tua sciocca mamma non puó quasi piú leggere e capisce cosí poco. Lasció che lui l’abbracciasse e si ritrovó di nuovo sola, esposta all’abbaiare dei cani.
Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago (1972)
La gente ricca riceve molti più regali di quella povera; e quello che deve proprio comprare, lo ha sempre molto più a buon prezzo.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)
I dentoni bianchi e sporgenti gli pendono dal sorriso come quelli di un cane lupo. Gli occhi hanno un' espressione vacua, esaltata, folle. Anche la signora che lo tiene in mano, accovacciata per farsi piccola come me, ha in faccia un sorriso troppo largo. Assomiglia alla mia baby-sitter, ma senza l'apparecchio: ha la stessa treccia bionda che parte da un punto imprecisato della testa. Mi agita Bugs Bunny davanti alla faccia, e la carota che il coniglio tiene stretta in mano fende l'aria su e giù come un coltello. Aspetto che una delle assistenti sociali le dica che non ho il permesso di guardare i cartoni di Bugs Bunny.
"Guarda cosa ti ha portato la mamma", sento dire.
Mamma.
Lo dico sottovoce, come una parola magica che usi solo quando ti trovi sopraffatto da un nemico troppo numeroso.
J.T. Leroy, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2001)
Non vedo motivo di risparmiare ai bambini le verità inevitabili. Devono crescere con la capacità di sopportare ciò che sopportiamo noi.
Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve (1992)
... il destino di una città può diventare il carattere di una persona.
Orhan Pamuk, Istanbul (2003)
Saggio è colui che si contenta dello spettacolo del mondo.
Ricardo Reis, in esergo di: José Saramago, L'anno della morte di Ricardo Reis (1984)
L'eccesso del dolore, come l'eccesso della gioia, è un fatto violento, che dura poco. Il cuore umano non può restare a lungo in alcuno dei due estremi.
Victor Hugo, Notre-Dame de Paris (1831)
I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce.
Marcel Proust, La fuggitiva (1925)
Un giorno, se Dio vuole, ci sarà una donna tutta elettronica. Forse si chiamerà Violet. Se uno ha qualche problema, basta guardare nel libretto di manutenzione.
Thomas Pynchon, V (1961)
Sentiva il desiderio di dimorare in una di quelle baracche sparse, con un giardino posteriore che dava direttamente sulla steppa, oppure lì sopra il deposito, dove un paralume appena acceso, diffondeva un riflesso giallo. Matite; un tavolo; una sedia. Dalle zone periferiche emanavano freschezza e forza, come in una perenne epoca di pionieri.
Peter Handke, Pomeriggio di uno scrittore (1987)
"Qui non sanno nemmeno cuocere il pane come si deve; d'inverno gelano di freddo come topi in una cantina", diceva la generalessa. "Perlomeno qui ho potuto piangere in russo sul destino di questo povero sventurato", aggiungeva, sconvolta dalla compassione, indicando il principe che non l'aveva affatto riconosciuta. "È ora di farla finita con tutte queste idee esaltate, bisogna tornare alla ragione. Tutto questo, l'estero e tutta questa vostra Europa, non è altro che una chimera… si rammenti le mie parole, e se ne accorgerà lei stesso!", aveva concluso, in tono addirittura indignato, Lizavèta Prokòf'evna, al momento di congedarsi da Evgènij Pàvlovic.
Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, L'idiota (1868)
Non riuscivo a pensare al futuro vero e proprio, così cercavo continuamente di migliorare i prossimi venti minuti.
Nick Hornby, Tutto per una ragazza (2008)
E la gente non se lo sogna neppure che chi finisce una cosa non è mai quello che l’ha cominciata, anche se entrambi hanno un nome uguale, che è solo questo a mantenersi costante, nient’altro.
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis (1984)






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