Tutto questo serviva a confermare la sua teoria personale secondo cui quando si operava un cambiamento - in senso generale: in campo politico, sociale, affettivo - ci si rifugiava nell'esatto opposto, piuttosto che ricercare ragionevolmente un'aurea mediocrità.
Thomas Pynchon, V (1961)
Vivono in mezzo alle cose ereditate, ai regali, ed ogni mobile per loro è un ricordo. Pendole, medaglie, ritratti, conchiglie, fermacarte, paraventi, scialli. Hanno armadi pieni di bottiglie, di stoffe, di vecchi vestiti, di giornali, hanno conservato tutto. Il passato è un lusso da proprietari.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)
Per attirare il piccolo Dioniso nel loro cerchio, i Titani agitano certi ninnoli. Sedotto da questi oggetti scintillanti, il bambino si fa avanti e il cerchio mostruoso si richiude si di lui. Tutti insieme, i Titani assassinano Dioniso; dopo di ché lo fanno cuocere e lo divorano.
René Girard, Il capro espiatorio (1982) in esergo di: Daniel Pennac, Il paradiso degli orchi (1985)
Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (1951)
Questa inquetudine mi ha reso spesso infelice, ma mi ha fatto amare la vita, non nell'attimo in cui la vivevo, ma quando rimaneva alle spalle.
Orhan Pamuk, Istanbul (2003)
Mentre piscio nel bagno degli uomini, fisso una sottile crepa sopra l’urinatoio e mi dico che se vi scomparissi dentro, dopo essermi in qualche modo miniaturizzato, molto probabilmente nessuno se ne accorgerebbe. A… nessuno… gliene… fregherebbe… niente. Qualcuno, al contrario, notando la mia assenza proverebbe una bizzarra, indefinibile sensazione di sollievo. Eccola, la verità: il mondo sarebbe un posto migliore se alcuni di noi si togliessero di mezzo. Le nostre vite non sono tutte collegate. Quella teoria è una stronzata. Di certe persone non c’è davvero bisogno.
Bret Easton Ellis, American Psycho (1991)
Riuscire a conquistarsi un'esistenza quasi del tutto simbolica è un pò meno semplice che estrarre metalli preziosi dal sottosuolo di altre nazioni o spedire i piloti del proprio squadrone a bombardare questo o quell'altro villaggio di analfabeti.
Don DeLillo, Americana (1971)
Mia nonna aveva scritto per cinquant'anni sui quaderni in cui annotava la vita. Trafugati da qualche spirito complice, si sono miracolosamente salvati dal rogo infame, in cui sono perite tante altre carte della famiglia. Li ho qui, ai miei piedi, stretti da nastri colorati, separati per fatti e non per ordine cronologico, così come lei li ha lasciati prima di andarsene. Clara li ha scritti perché mi servissero ora per riscattare le cose del passato e sopravvivere al mio stesso terrore. Il primo è un quaderno di scuola di venti pagine, scritto con una delicata calligrafia infantile. Comincia così:"Barrabás arrivò in famiglia per via mare...".
Isabel Allende, La casa degli spiriti (1982)
Era una ragazzetta linda, dall'aria piuttosto affettata, coi capelli castani, pudicamente lisci e un paio d'occhiali dalla montatura invisibile. Portava un abito a giacca marrone evidentemente comprato fatto, e da una cinghia sulla spalla le pendeva una di quelle goffe borse quadrate che fanno pensare a una Sorella della Carità che porta i primi soccorsi ai feriti. Sui capelli lisci, marrone, posava un cappellino che era stato strappato dalle mani della mamma in troppo tenera età. Niente trucco, niente rossetto, niente gioielli. Erano gli occhiali non cerchiati a darle quell'aria da bibliotecaria.
Raymond Chandler, La sorellina (1949)
Sto andando di nuovo fuori tema. Parlo di tutto, tranne di quello di cui dovrei. Ma questa è la vera storia della mia vita dissipata, che è fatta essenzialmente di oltraggi da vendicare e ferita da rimarginare. Del resto alla mia età uno ha più cose da riportare a galla, e con cui fare i conti, che prospettive, a parte l’ospizio, quindi ho il sacrosanto diritto di andare fuori tema.
Mordecai Richler, La versione di Barney (1997)
Il villaggio di Holcomb si trova sulle alte pianure di grano del Kansas occidentale, una zona desolata che nel resto della stato viene definita "laggiù". Un centinaio di chilometri a est del confine del Colorado, il paesaggio, con i suoi duri cieli azzurri e l'aria limpida e secca, ha un'atmosfera più da Far West che da Middle West. L'accento locale ha pungenti risonanze di prateria, una nasalità da bovari, e gli uomini, molti di loro, portano stretti pantaloni da cowboy, cappello a larghe tese e stivali con tacchi alti e punte aguzze. Il terreno è piatto e gli orizzonti paurosamente estesi; cavalli, mandrie di bestiame, un gruppo di solos bianchi che si elevano aggraziati come templi greci, sono visibili parecchio prima che il viaggiatore li raggiunga.
Truman Capote, A sangue freddo (1965)
Se la nostra epoca dovesse meritare un nome, dovrebbe chiamarsi epoca della prostituzione.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)
Che cosa accade infatti, ad esempio, quando il tipo umano volubile definisce geniale un giocatore di tennis? Omette qualcosa. E quando chiama geniale un cavallo da corsa? Omette ancora di più. Se chiami scientifico un calciatore, pieno d'ingegno uno schermidore, o parli della tragica sconfitta di un pugile, omette sempre qualcosa. Esagera; ma è l'imprecisione che produce l'esagerazione, così come in una piccola città l'imprecisione dei concetti fa sì che il figlio del negoziante sia considerato un uomo di mondo.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)
Frères humains qui après nous vivez
N'ayez les coeurs contre nous endurciz,
Car, ce pitié de nous pauvres avez,
Dieu en aura plus tost de vous merciz.
François Villon, Ballade des pendus (1489), in esergo di: Truman Capote, A sangue freddo (1965)
... se si vuol fare qualcosa di assolutamente onesto, qualcosa di vero, alla fine si scopre sempre che è una cosa che va fatta da soli.
Richard Yates, Revolutionary Road (1961)





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