Archivio Dicembre 2008

annotato da ulrico (31/12/2008 - 11:11)

Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi, non avevamo la minima ragione d'esser lì, né gli uni né gli altri, ciascun esistente, confuso, vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)

annotato da ulrico (30/12/2008 - 13:00)

A me stirare non dispiace per niente. Prendere delle cose tutte stropicciate e farle diventare belle lisce non è niente male.
Haruki Murakami, Tokyo Blues-Norwegian Wood (1987)

annotato da ulrico (29/12/2008 - 13:16)

Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perchè era previsto che la città degli specchi (o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell'istante in cui Aureliano Babilonia avesse terminato di decifrare le pergamene, e che tutto quello che vi era scritto era irripitebile da sempre e per sempre, perchè le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.
Gabriel Garcia Màrquez, Cent'anni di solitudine (1967)

annotato da ulrico (23/12/2008 - 11:26)

Aveva risolto il problema dei regali di Natale ai famigliari nell'ultimo giorno utile per spedirli, quando, in tutta fretta, aveva preso dagli scaffali vecchi libri in offerta e remainders e li aveva avvolti nella carta stagnola e legati con un nastro rosso, rifiutandosi di immaginare come suo nipote Caleb di nove anni, tanto per fare un esempio, avrebbe reagito all'edizione Oxford commentata di Ivanhoe, che si poteva definire un regalo soltanto perché era ancora avvolta nella pellicola di plastica. Gli angoli delle copertine avevano subito lacerato la stagnola, e quella che aveva aggiunto per nascondere i buchi non aveva aderito bene agli strati sottostanti, creando l'effetto di una buccia fragile, come pelle di cipolla o pasta sfoglia, che aveva cercato di attenuare appiccicando su ogni regalo gli adesivi natalizi della Lega per il Diritto all'Aborto ricevuti insieme al kit annuale di socio.
Jonathan Franzen, Le correzioni (2001)

annotato da ulrico (19/12/2008 - 16:06)

Non mi fido delle rievocazioni sommarie, di chi va a ritroso nel tempo, né di chi rivendica il controllo assoluto di ciò che si racconta; per me chi afferma di capire ma resta palesemente calmo, chi sostiene di scrivere riesumando emozioni con tutto distacco, o è un idiota o è in malafede. Capire significa tremare. Ricordare è riandare, lacerarsi.
Harold Brodkey, Innocenza in Storie in modo quasi classico (1991)

annotato da ulrico (18/12/2008 - 14:04)

Quell’anno lì, il quarantacinque. I tedeschi avevano perduto il dominio dello spazio sopra la nostra città. Figurarsi sopra l’intera regione, il paese. I tuffatori avevano danneggiato le comunicazioni a tal punto che i treni del mattino viaggiavano a mezzogiorno, quelli del mezzogiorno a sera e quelli della sera a notte, sicchè era successo a volte che un treno del pomeriggio era arrivato puntuale al minuto secondo l’orario, ma solo perchè era un accelerato del mattino con quattro ore di ritardo.
Bohumil Hrabal, Treni strettamente sorvegliati (1965)

annotato da ulrico (17/12/2008 - 16:27)

Era bello essere soli. Davvero soli, senza altre persone attorno a illuderti che la tua vita è intrecciata alla loro. La qual cosa non è mai vera. Persino quando stanno insieme, gli esseri umani sono soli come le mucche al pascolo, che guardano ognuna in una direzione diversa.
Tobias Wolff, Emicrania in "Proprio quella notte" (1996)

annotato da ulrico (16/12/2008 - 15:53)

Cara Signorina Morland, pensate di che tremenda natura sono stati i sospetti che avete nutrito. E in base a quali elementi avete formulato il vostro giudizio? Ricordate in che paese e in che epoca viviamo. Ricordate che siamo inglesi, e che siamo cristiani. Fate appello alla vostra intelligenza, al vostro buonsenso, a ciò che potete osservare, ciò che accade intorno a noi. La nostra cultura ci può portare forse a queste atrocità? E le nostre leggi chiudono forse gli occhi su tali colpe? Potrebbero venir perpetrate all'insaputa di tutti, in un paese come questo, dove gli scambi sociali e culturali sono a un tale livello, dove ognuno è circondato da un intero vicinato di spie volonterose, e dove le vie di comunicazione e i giornali fanno sì che tutto avvenga alla luce del sole? Carissima signorina Morland, ma come vi sono venute certe idee?
Avevano raggiunto la fine della galleria, e piangendo di vergogna ella corse nella sua stanza.

Jane Austen, L'abbazia di Northanger (1818) in esergo di: Ian McEwan, Espiazione (2001)

annotato da ulrico (15/12/2008 - 16:33)

Non bisognerebbe mai estrapolare delle parole da una conversazione gradevole per ficcarle in mezzo ad una conversazione sgradevole. Alla fine, invece di un bel ricordo e un brutto ricordo, ti ritrovi con due ricordi di merda.
Nick Hornby, Tutto per una ragazza (2008)

annotato da ulrico (12/12/2008 - 13:35)

A volte, leggendo un libro – o un romanzo, ad esempio – ci imbattiamo in un pensiero o in un sentimento che abbiamo provato anche noi. Però non ne avevamo mai parlato con nessuno, credendo che si trattasse di un fatto del tutto personale. Poi lo ritroviamo lì, nero su bianco, ed è come se l'autore ci avesse teso la mano.
Alan Bennett, Una visita guidata (2005)

annotato da ulrico (11/12/2008 - 08:49)

Friedrich Dürrenmatt, 1989Jerome David Salinger

annotato da ulrico (09/12/2008 - 13:53)

A pochi passi dalla biblioteca scorreva il fiume Sacco ed emanava un tanfo che ogni respiro era come se una cannonata mi avesse centrato il torace. Nessuno però sembrava farci caso. Gli utenti, come si dice, attraversavano il cortile a testa bassa o conversando amabilmente tra loro, quasi che l´aria fosse acqua di colonia. Entravano disinvolti nell´ambiente confortevole della biblioteca e se ne uscivano ancora più disinvoltamente, con i libri che avevano sgraffignato, le pagine utili che avevano trafugato, la taglierina di cui si erano serviti per mutilare i volumi.
Domenico Starnone, Segni d'oro (1990)

annotato da ulrico (05/12/2008 - 14:06)

Senza musica, la vita sarebbe per me un foglio bianco.
Jane Austen, Emma (1816)

annotato da ulrico (04/12/2008 - 16:37)

Alll'indomani le acque s'erano ritirate nei letti e ricettacoli consueti e il sole era già alto sull'orizzone, quando il duca si svegliò. Si avvicinò ai merli per considerare un momentino la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.
Raymond Queneau, I fiori blu (1965)

annotato da ulrico (03/12/2008 - 15:21)

Non appena uscita dalla mischia, sguscia fuori come uno tenuto sotto con forza, per tenersi cara la vita, e nella sua infelicità cerca una stanza appartata, ma il più delle volte non trova nemmeno lì un angolo di pace. Solo adesso, nel corso della sua storia così normale, compare il dramma; ma qualcosa di inevitabile, di non più revocabile, e soprattutto di infernale. E il dubbio, come prima anche la fiducia, non concerne i lati singolari del suo carattere, bensì la sua intera esistenza: ma "questo-essere-così" (cioè Tutto) ridotto visibilmente a Niente (infatti non fa che piangere - piangere - piangere) poiché costretto a diventare qualcos'altro, è fatto per questo dramma universale di annientamento evidentemente ineluttabile.
Peter Handke, Storia con bambina (1981)

annotato da ulrico (02/12/2008 - 15:38)

Sono rimasto ubriaco per almeno una settimana, e allora pensai che mi avrebbe reso sobrio il fatto di sedermi in una biblioteca.
Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby (1925)

annotato da ulrico (01/12/2008 - 15:22)

Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò addosso le sue settantadue bombarde.
Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve (1953)

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