Archivio Luglio 2008

annotato da ulrico (31/07/2008 - 13:58)

Quasi tutti passano la maggior parte del tempo lavorando per vivere, e quel po’ di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene.
Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther (1774)

annotato da ulrico (30/07/2008 - 14:06)

E nessuno salvò nessuno con la spada. Questo cambiava il cane e me.
Robert Soulat, L'Avant-Printemps in esergo di: Daniel Pennac, La fata Carabina (1987)

annotato da ulrico (29/07/2008 - 13:38)

Che cosa significava per lei quella cosa a cui dava il nome di vita? Oh, era difficile... Ecco Tizio che abita a South Kensington; e Caio da Bayswater; e Sempronio che abita, poniamo, in Mayfair. Ella aveva un senso perenne della loro esistenza; e sentiva che era sciupata; e che peccato si andava dicendo; se soltanto si potessero riunire. E li riuniva. E questa era un'offerta: combinare, creare. Ma un'offerta a chi? Un'offerta per amore dell'offerta, forse...
Virginia Woolf, La signora Dalloway (1925)

annotato da ulrico (28/07/2008 - 13:38)

Anche il prete conosceva bene quel gioco, l'ho subito capito: il suo sguardo non tremava. E neppure la sua voce ha tremato quando mi ha detto: "Non hai dunque nessuna speranza e vivi pensando che morirai tutt'intiero?". "Si.", gli ho risposto. Allora ha abbassato la testa e si è rimesso a sedere. Mi ha detto che aveva pietà di me. Non credeva che un uomo potesse sopportare una simile cosa.
Albert Camus, Lo straniero (1942)

annotato da ulrico (25/07/2008 - 15:14)

Ian McEwanIan McEwan

annotato da ulrico (23/07/2008 - 13:40)

Mi sembra che la nostra storia sia sempre quella: nella gioia di aver avverato la minima parte di un’idea, ne lasciamo lì incompiuta la maggior parte.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)

annotato da ulrico (22/07/2008 - 14:05)

Voi dovete vivere giorno per giorno, non dovete pensare ossessivamente al futuro. Sarà una esperienza durissima, eppure non la deprecherete. Ne uscirete migliorati.
Giuseppe Pontiggia, Nati due volte (2000)

annotato da ulrico (21/07/2008 - 14:16)

Un orologio suonò mezzogiorno: Luciano si alzò. La metamorfosi era compiuta: in quel caffè, un'ora prima, era entrato un adolescente grazioso ed incerto; un uomo ne usciva, un capo tra i francesi. Luciano mosse alcuni passi nella luce gloriosa d'un mattino di Francia. All'angolo della strada delle scuole col boulevard Saint-Michael si avvicinò a una cartoleria e si guardò nello specchio: avrebbe voluto ritrovare sul suo viso l'aria impermeabile che ammirava su quello di Lemordant. Ma lo specchio non gli rimandò che un grazioso visetto ostinato che ancora non era abbastanza terribile. "Mi lascerò crescere i baffi" decise.
Jean-Paul Sartre, Il muro (1939)

annotato da ulrico (18/07/2008 - 14:05)

Ci son cose che non si possono imparare in fretta e il tempo, che è tutto quanto noi possediamo, dev'esser pagato caro per raggiungerle. Sono le cose più semplici di tutte, e poiché occorre la vita di un uomo per impararle, quel po' di nuovo che ciascuno ricava dalla sua vita è molto costoso ed è l'unica eredità che si può lasciare.
Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio (1932)

annotato da ulrico (17/07/2008 - 16:45)

Fare l’amore con una ragazza è stupendo, farlo con una persona invece è un po’ più complicato.
Robert McLiam Wilson, Eureka Street (1996)

annotato da ulrico (16/07/2008 - 15:06)

Usciti dalla trattoria i cuochi e i camerieri, Domenico Rosi, il padrone, rimase a contare in fretta, al lume di una candela che sgocciolava fitto, il denaro della giornata. Gli si strinsero le dita toccando due biglietti da cinquanta lire; e, prima di metterli nel portafoglio di cuoio giallo, li guardò un'altra volta, piegati; e soffiò su la fiammella avvicinandosi con la bocca. Se la candela non si fosse consumata troppo, avrebbe contato anche l'altro denaro nel cassetto della moglie; ma chiuse la porta, dandoci poi una ginocchiata forte per essere sicuro che aveva girato bene la chiave. Di casa stava dall'altra parte della strada, quasi dirimpetto.
Ormai erano trent'anni di questa vita; ma ricordava sempre i primi guadagni, e gli piaceva alla fine d'ogni giorno sentire in fondo all'anima la carezza del passato: era come un bell'incasso.

Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi (1913)

annotato da ulrico (15/07/2008 - 15:35)

Io sono un paranoico al contrario, sospetto che la gente complotti per rendermi felice.
J.D. Salinger, Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione  (1963)

annotato da ulrico (14/07/2008 - 13:53)

Mi sedetti e scrissi ancora. La matita grattava la pagina. La pagina si riempiva. Voltavo pagina. La matita procedeva fino alla fine. Un’altra pagina. Da capo a fondo. Le pagine crescevano. Dalla finestra entrò la nebbia, fredda e discreta. Ben presto la stanza ne fu piena. Continuavo a scrivere. Pagina undici. Pagina dodici. Alzai lo sguardo. La luce del giorno. Nebbia da soffocare. Era finito il gas. Avevo i crampi alle mani. Avevo una vescica sul dito che reggeva la matita. Mi bruciavano gli occhi. Mi faceva male la schiena. A malapena mi tolsi dal freddo. Ma non mi ero mai sentito meglio in vita mia.
John Fante, La strada per Los Angeles (1930)

annotato da ulrico (11/07/2008 - 14:59)

Guarda a tutt'occhi, guarda
Jules Verne, Michele Strogoff (1876), in esergo di: Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso (1978)

annotato da ulrico (10/07/2008 - 16:35)

Quello che sta fuori – a questo mondo ciascuno sta fuori rispetto agli altri – trova una cosa sempre peggiore o migliore di quello che ci sta dentro.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)

annotato da ulrico (09/07/2008 - 14:28)

E' più facile seppellire la realtà che maneggiare i sogni.
Don DeLillo, Americana (1971)

annotato da ulrico (08/07/2008 - 15:34)

Se impariamo a guardare una città in questo modo, e se ci viviamo così a lungo da trovare l'occasione di unire in un legame stabile i panorami ai nostri sentimenti più veri e profondi, dopo un po' - proprio come succede con alcune canzoni che ci riportano subito alla memoria determinati ricordi, amanti e delusioni - le strade, le immagini, i paesaggi della nostra città si trasformano, uno dopo l'altro, in realtà che ci fanno ricordare alcuni nostri sentimenti e stati d'animo.
Orhan Pamuk, Istanbul (2003)

annotato da ulrico (07/07/2008 - 14:30)

Bohumil HrabalBohumil Hrabal

annotato da ulrico (04/07/2008 - 15:27)

Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita. Come suonava la campanella dell'ultima ora, mi precipitavo fuori di corsa chiedendomi se ce l'avrei fatta ad arrivare a casa prima che riuscisse a trasformarsi di nuovo. Al mio arrivo lei era già regolarmente in cucina, intenta a prepararmi latte e biscotti. Invece di spingermi a lasciar perdere le mie fantasie, il fenomeno non faceva che aumentare il mio rispetto per i suoi poteri. Ed era sempre un sollievo non averla sorpresa nell'atto dell'incarnazione, anche se non smettevo mai di provarci; sapevo che mio padre e mia sorella ignoravano la vera natura di mia madre, e il peso del tradimento, che immaginavo avrei dovuto affrontare se l'avessi colta sul fatto, era più di quanto intendessi sopportare all'età di cinque anni. Credo addirittura di aver temuto dì morire, qualora l'avessi vista rientrare in volo da scuola attraverso la finestra della camera o materializzarsi nel grembiule, membro dopo membro, da uno stato d'invisibilità.
Philip Roth, Il lamento di Portnoy (1969)

annotato da ulrico (03/07/2008 - 16:46)

Alla sua tomba come a tutte quelle su cui piansi, il mio dolore fu dedicato anche a quella parte di me stesso che vi era sepolta.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno (1923)

annotato da ulrico (02/07/2008 - 15:56)

L'alba spuntava su quelle croci totalmente estranee. Trascorreva un vento leggero e faceva dondolare i vecchi lampioni che ancora non si erano spenti, non questa notte. Camminavo per strade deserte, con un cane sconosciuto. Era deciso a seguirmi. Dove? – Io ne sapevo quanto lui.
La Cripta dei Cappuccini, dove giacciono i miei imperatori, sepolti in sarcofagii di pietra, era chiusa. Il frate cappuccino mi venne incontro e disse: «Che cosa desidera?».
«Voglio visitare il sarcofago del mio imperatore Francesco Giuseppe» risposi.
«Dio la benedica!» disse il frate, e fece sopra di me il segno della croce.
«Dio conservi!» gridai.
«Zitto!» disse il frate.
Dove devo andare, ora, io, un Trotta?...

Joseph Roth, La cripta dei cappuccini (1938)

annotato da ulrico (01/07/2008 - 15:10)

E non era forse vero, allora, che da quel momento in poi tutto nella sua vita era stato una sequela di cose che lui non aveva davvero voluto? Accettare un lavoro irrimediabilmente cretino per dimostrare che era un individuo responsabile, esattamente come qualsiasi altro padre di famiglia, trasferirsi in un bell’appartamento troppo caro per dimostrare la sua fede da uomo maturo nei fondamenti dell’ordine e dell’igiene, avere un altro figlio per dimostrare che il primo non era stato un errore, comprare una casa in campagna perchè era l’iniziativa piu logica da prendere a questo punto e lui doveva dimostrarsi in grado di prenderla.
Richard Yates, Revolutionary Road (1961)

Archivio Luglio 2008