Archivio Maggio 2008

annotato da ulrico (30/05/2008 - 16:29)

Qualcosa comincia per finire: l'avventura non si lascia mettere appendici, non acquista significato che con la sua morte. E verso questa morte, che magari sarà anche la mia, io sono trasportato senza ritorno. Ogni istante compare soltanto per condurre quelli che seguono. Ad ogni istante io tengo con tutto il cuore: so che è unico, insostituibile - e tuttavia non farò un gesto per impedirgli d'annullarsi.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)

annotato da ulrico (29/05/2008 - 15:10)

Murakami Haruki Murakami Haruki

annotato da ulrico (28/05/2008 - 15:10)

Su Tralfamadore, dice Billy Pilgrim, non c’è molto interesse per Gesù Cristo. La figura terrestre che più colpisce i tralfamadoriani, dice lui, è quella di Charles Darwin, che insegnò che chi muore deve morire e che i cadaveri sono un miglioramento. Così va la vita.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 (1969)

annotato da ulrico (27/05/2008 - 13:42)

La grande rivelazione non era mai arrivata. La grande rivelazione forse non sarebbe mai arrivata. Al suo posto c'erano piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi accesi inaspettatamente nel buio.
Virginia Woolf, Gita al faro (1927)

annotato da ulrico (26/05/2008 - 14:26)

Così, se per caso vedeste mio figlio, salutatelo da parte mia, ditegli di fare il bravo, ditegli che lo penso, che so che sta vegliando su di me dal luogo da cui si trova, e di non preoccuparsi: perché mi troverà sempre qui, quando vorrà, proprio qui, le braccia pronte ad accoglierlo, tra le pagine, dietro alla copertina, alla fine di Lunar Park.
Breat Easton Ellis, Lunar Park (2005)

annotato da ulrico (23/05/2008 - 13:58)

Il bene e il male si sono abbracciati troppo stretti in quella maledetta notte nuziale tra il cielo e l’inferno da cui è nata questa umanità; il bene e il male non potranno più venir separati, non si potrà mai più dire: questo è bene e questo è male, questo porta al bene e questo porta al male. Troppo tardi! Non sappiamo più ciò che facciamo, quale azione esiga il nostro consenso o il nostro rifiuto, quale ingiustizia, quale delitto nascondano i frutti che mangiamo, il pane che diamo ai nostri bambini. Uccidiamo senza conoscere le vittime e veniamo uccisi senza che l’assassino lo sappia. E’ troppo tardi.
Friedrich Dürrenmatt, Il sospetto (1951)

annotato da ulrico (22/05/2008 - 14:28)

Era così che io e lui eravamo diventati amici: avevamo visto uno nell'altro lo stesso genere di non-appartenenza, lo stesso sguardo da esuli in casa propria.
Andrea De Carlo, Di noi tre (1997)

annotato da ulrico (21/05/2008 - 15:01)

Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a Voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio.
Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersi sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma - consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un'idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti.

Edwin Abbott Abbott, Flatlandia (1881)

annotato da ulrico (20/05/2008 - 16:18)

La grande fatica dell’esistenza non è forse insomma se non l’enorme pena che ci si dà per durare ragionevoli vent’anni, quarant’anni, o di più, per non essere semplicemente, profondamente sé stessi, ossia immondi, atroci, assurdi. Incubo di dover presentare sempre come un piccolo ideale universale, come un superuomo, dal mattino alla sera, il sottouomo zoppicante che ci è stato affidato.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)

annotato da ulrico (19/05/2008 - 16:03)

Per me l'alcolismo è stata una scelta. Frutto di una valutazione razionale delle alternative. Tutto sommato ho deciso che la sobrietà perenne è troppo dolorosa per rappresentare uno stile di vita praticabile. Perciò utilizzo l'alcol come analgesico emozionale.
Richard Mason, Noi (2004)

annotato da ulrico (16/05/2008 - 14:44)

Non si sa mai cosa volere, perché, vivendo una sola vita, non possiamo né paragonarla con le precedenti, né migliorarla in quelle a venire.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere (1984), in esergo di: Raymond Carver, Da dove sto chiamando (1988)

annotato da ulrico (15/05/2008 - 14:31)

Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è difficile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un’invenzione, un’aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe; solo la mia crudeltà è persistente e alligna nel profondo.
Bret Easton Ellis, American Psycho (1991)

annotato da ulrico (14/05/2008 - 14:03)

Si può attendere tutta la vita per un momento così. La donna che non hai mai sperato di incontrare è seduta davanti a te, e parla e pare proprio la persona che hai sognato. Ma la cosa più strana è che ti accorgi di non aver mai capito prima che sognavi di lei. Tutto il tuo passato è un lungo sonno che avresti scordato senza di lei.
Henry Miller, Tropico del Capricorno (1939)

annotato da ulrico (13/05/2008 - 13:50)

Tom WolfeTom Wolfe

annotato da ulrico (12/05/2008 - 12:59)

Ma è sempre così: ciò che in un momento sperimentiamo indivisibilmente e senza problemi diventa incomprensibile e confuso appena tentiamo di avvincerlo con catene di pensieri e farne un possesso permanente. E quel che sembra grande e remoto finché le nostre parole cercano di afferrarlo da lontano, diventa semplice e perde ogni qualità inquietante appena entra nella sfera delle nostre attività quotidiane.
Robert Musil, I turbamenti del giovane Törless (1906)

annotato da ulrico (09/05/2008 - 14:48)

La bellezza è una questione di prospettiva, soggettività. Pregiudizi culturali. Occorrono occhi umani, un cervello umano, un vocabolario umano. In natura non c'è niente.
Joyce Carol Oates, Una famiglia americana (1996)

annotato da ulrico (08/05/2008 - 16:06)

Io vi ho portato la corona di fiori promessa e ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là. Qualche curioso mi segue da lontano; poi, al ritorno, s'accompagna con me, sorride, e – considerando la mia condizione – mi domanda:
– Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?
Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo:
– Eh, caro mio... Io sono il fu Mattia Pascal.

Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal (1904)

annotato da ulrico (07/05/2008 - 14:58)

Da principio non scrivevo, enunciavo soltanto. Poi dimenticavo quello che avevo detto. É necessario un minimo di memoria, per vivere davvero.
Samuel Beckett, Malone muore (1951)

annotato da ulrico (06/05/2008 - 15:19)

Era l'uomo che rifiutava di sottometersi al suo bisogno di un'intimità indagatrice, al suo eccesso di intimità, all'urgenza di chiedere, esaminare, scavare, dissotterrare le cose, scambiarsi segreti, dirsi tutto.
Don DeLillo, L'uomo che cade (2007)

annotato da ulrico (05/05/2008 - 14:08)

Un tizio senza mani si è presentato alla porta per vendermi una foto della mia casa. Se non era per gli uncini cromati, sembrava un uomo sulla cinquantina come ce ne sono tanti.
“Come ha fatto a perdere le mani?”, gli ho chiesto dopo che mi aveva detto cosa voleva.
“Quella è un’altra storia”, ha detto lui. “La vuole questa foto o no?”
“Si accomodi”, ho detto io. “Ho appena fatto il caffè”.
Avevo appena preparato anche della gelatina di frutta. Ma quello non gliel’ho detto.

Raymond Carver, "Mirino" in Di cosa parliamo quando parliamo d'amore (1982)

Archivio Maggio 2008