Archivio Novembre 2007

annotato da ulrico (30/11/2007 - 14:28)

Ma quando Nadine filtrava senza ritegno con me - allora la noia e i cliché della provincia soffocavano qualsiasi entusiasmo per la mia nuova vita di uomo deciso a trasformarsi nell'adulto responsabile  che probabilmente non sarebbe mai diventato.... eravamo un gruppo qualsiasi di normali papà, insomma, e ci crogiolavamo nella morbida luce del benessere che avevamo creato unendoci alle nostre genericamente belle consorti nel tentativo di assicurare un posto al sole ai nostri figli perfetti.
Breat Easton Ellis, Lunar Park (2005)

annotato da ulrico (29/11/2007 - 16:22)

Ognuno di noi ha in mente un testo in parte segreto, in parte leggibile che dà un senso a ciò che fa nella vita, senso che possiamo chiamare sia coscienza sbagliata, sia fantasia, addirittura ideologia come si diceva un tempo.
Orhan Pamuk, Istanbul (2003)

annotato da ulrico (28/11/2007 - 12:23)

Le donne possono essere amiche meravigliose. Assolutamente meravigliose. Ma prima di tutto, perché l’amicizia abbia una base, bisogna che di una donna tu sia innamorato. Io avevo Brett come amica. Non avevo mai pensato al suo punto di vista. Ottenevo qualcosa per niente. Ma questo ritardava solo la presentazione del conto. Il conto arrivava sempre. Era una delle cose meravigliose su cui potevi contare. Pensai di aver già pagato tutto. Non come paga e paga e paga una donna. Nessuna idea di giusta punizione o di castigo. Un mero scambio di valori. Tu davi qualcosa e ricevevi qualcos’altro. O lavoravi per qualcosa. In un modo o nell’altro pagavi per tutto quello che ti capitava di buono. Io avevo pagato la mia parte per un sufficiente numero di cose che mi piacevano, e di conseguenza me l’ero passata bene. O pagavi imparando o con l’esperienza o correndo rischi o con i soldi.
Ernest Hemingway, Fiesta (1926)

annotato da ulrico (27/11/2007 - 14:16)

Difficile è il passo sul filo tagliente di un rasoio: così i saggi dicono che ardua è la via della salvezza
le Upaniṣad, in esergo di: William Somerset Maugham, Il filo del rasoio (1944)

annotato da ulrico (26/11/2007 - 11:47)

E dunque il momento arrivò. Gli anni settanta erano finiti. E con loro una certa dolcezza, qualcosa che non saprei definire se non come gentilezza. Ai cittadini moderni non era più concesso affettare ingenuità. Eravamo tutti logorati, il mondo girava più veloce…col tempo Karen finì per non essere più una persona, solo un'idea: qualcuno che dormiva in una camera in un luogo non meglio specificato. Dov'è Karen? Oh, non saprei. Da qualche parte.
Douglas Coupland, Fidanzata in coma (1997)

annotato da ulrico (23/11/2007 - 14:48)

Adesso, non penso più a nessuno; non mi curo nemmeno di cercare parole. Tutto scorre in me più o meno svelto, non fisso nulla, lascio correre. La maggior parte del tempo, in mancanza di parole cui attaccarsi, i miei pensieri restano nebulosi. Disegnano forme vaghe e piacevoli, e poi sprofondano, e subito li dimentico.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)

annotato da ulrico (22/11/2007 - 12:36)

Alice MunroAlice Munro

annotato da ulrico (21/11/2007 - 12:03)

A poco a poco l'uomo probabile e la vita probabile incominciavano ad occupare il posto dell'uomo vero e della vita vera che erano pura immaginazione e illusione.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)

annotato da ulrico (20/11/2007 - 14:49)

Nel cuore di ogni uomo c’è un motel. Dove l’autostrada inizia a dominare il paesaggio, oltre i confini di una grande città che continua a duplicarsi, nei pressi di uno snodo principale di arrivi e partenze… in genere è lì che si trova.
Don DeLillo, Americana (1971)

annotato da ulrico (19/11/2007 - 12:26)

Bere richiede un sacco di tempo e di energia, se ti ci dedichi sul serio.
Raymond Carver, Gazebo in "Di cosa parliamo quando parliamo d’amore" (1981)

annotato da ulrico (16/11/2007 - 16:20)

Non chiedete a Oskar chi è! Egli non ha più parole. Perché chi prima mi sedeva sulle spalle e poi baciò la mia gobba ecco che adesso mi si fa incontro e sempre più si avvicina:
Nera sempre la cuoca dietro m'era.
Davanti ora mi viene incontro - nera.
Parola e manto ha rivoltato - nera.
Coi neri soldi paga - nera.
E i bimbi, se cantan, non cantano più.
C'è la Cuoca Nera qui? - Sì -sì -sì!

Gunter Grass, Il tamburo di latta (1959)

annotato da ulrico (15/11/2007 - 16:16)

Per lei non si poteva prendere in considerazione altro che un romanzo. Non che dai romanzi la mente tragga molto nutrimento. Il piacere che forse offrono lo si paga a carissimo prezzo:  essi finiscono per guastare anche il carattere più solido. Ci si abitua ad immedesimarsi in chicchessia. Si prende gusto al continuo mutare delle situazioni. Ci s'identifica con i personaggi che piacciono di più. Si arriva a capire qualunque atteggiamento. Ci si lascia guidare docilmente verso le mete altrui e per lungo tempo si perdono di vista le proprie. I romanzi sono dei cunei che un attore con la penna in mano insinua nella compatta personalità dei suoi lettori. Quanto più precisamente egli saprà calcolare la forza di penetrazione del cuneo e la resistenza che gli verrà opposta, tanto più ampia sarà la spaccatura che rimarrà nella personalità del lettore. I romanzi dovrebbero essere proibiti per legge.
Elias Canetti, Auto da fe' (1935)

annotato da ulrico (14/11/2007 - 15:41)

Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari (1940)

annotato da ulrico (13/11/2007 - 16:35)

Dovevano passare più di due mesi prima che Des Esseintes potesse immergersi nel silenzio e nella quiete della sua casa di Fontenay; più di due mesi che consumò ad andare su e giù per Parigi, a battere da un capo all'altro la città, in acquisti di ogni genere. Eppure non si poteva dire che non avesse preso le sue misure; a quante elucubrazioni non s'era abbandonato prima di affidare l'alloggio ai tappezzieri che glielo arredassero! Egli conosceva per lunga esperienza i colori che non mentiscono all'attesa e quelli che la eludono. Un tempo, quando riceveva donne in casa, s'era fatto fare un'alcova dove, tra mobiletti intagliati nel pallido legno del laurocanfora del Giappone, sotto una specie di padiglione rosa di raso indiano, le carni si coloravano dolcemente alla luce ammaestrata che setacciava la stoffa.
Joris-Karl Huysmans, A ritroso (1884)

annotato da ulrico (12/11/2007 - 16:11)

Da viaggiatore, a differenza di prima, oggi non potrei più interferire da nessuna parte. Come per qualcuno possono logorarsi luoghi, regioni, paesi interi, così per me si è logorato l'andare in giro, il viaggiare.
Peter Handke, Il mio anno nella baia di nessuno  (1994)

annotato da ulrico (09/11/2007 - 17:07)

La sofferenza è forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito.
Saul Bellow, Il re della pioggia (1959)

annotato da ulrico (08/11/2007 - 14:03)

Mi sedetti a uno dei tavolini appoggiati al muro. Ricordo che mi presi il capo tra le mani. Udii la sua voce, ma non alzai gli occhi. Ricordo che mi chiese: - Cosa ti porto? - e io le ordinai un caffè con la panna. Rimasi lì, seduto immobile, finché non mi mise davanti la tazzina, rimasi lì per un tempo interminabile, pensando all'ineluttabilità del mio destino. Il caffè era pessimo. Quando mescolai la panna, capii che doveva trattarsi di tutt'altro, perché l'insieme assunse una sfumatura grigiastra e il gusto mi parve quello della risciacquatura di stracci. La cosa mi irrito perché, per quel caffè, avevo speso i miei ultimi cinque cent.
John Fante, Chiedi alla polvere (1939)

annotato da ulrico (07/11/2007 - 14:04)

Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale, Non chiederci la parola (1923) in esergo di: Vasco Pratolini, Il Quartiere (1945)

annotato da ulrico (06/11/2007 - 13:26)

La rivelazione estatica di qualcosa d'immenso, incommensurabile, troppo profondo per poter essere descritto a parole.
Tom Wolfe, Io sono Charlotte Simmons (2004)

annotato da ulrico (05/11/2007 - 12:36)

"Sono una persone comune. Nato in una famiglia comune, ho ricevuto una comune educazione, ho una faccia comune, prendo voti molto comuni e penso cose comuni." dissi.
"Dì un po': a scrivere che non bisogna fidarsi delle persone che dicono di essere comuni non era stato il tuo amato Francis Scott Fitzgerarld?"

Haruki Murakami, Tokyo Blues-Norwegian Wood (1987)

annotato da ulrico (02/11/2007 - 12:40)

Jerome David Salinger, 1953Jerome David Salinger

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