Questi Uomini dei Tempi Antichi, diversamente dagli Abitanti del Cielo, non erano mai stati giovani. Erano vecchi zoppi e stremati dalla barba grigia e le membra nodose, e per tutti i secoli avevano dormito in solitudine. Accadde così che quel primo mattino ogni Antenato dormiente sentisse il calore del Sole premere sulle proprie palpebre e il proprio corpo che generava dei figli. L'Uomo Serpente sentì i serpenti strisciargli fuori dall'ombelico. L'Uomo Cacatua sentì le piume. L'Uomo Bruco sentì una contorsione, la Formica del Miele un prurito, il Caprifoglio sentì schiudersi foglie e fiori. L'Uomo Bandicoot sentì piccoli bandicoot che fremevano sotto le sue ascelle. Ogni "essere vivente", ciascuno nel suo diverso luogo di nascita, salì a raggiungere la luce del giorno.
Bruce Chatwin, Le vie dei canti (1987)
Due sere fa hanno sparato a Robert Kennedy, la cui residenza estiva si trova a dodici chilometri dalla casa dove io vivo tutto l’anno. È morto ieri notte. Così va la vita.
Un mese fa hanno sparato a Martin Luther King. È morto anche lui. Così va la vita.
E ogni giorno il governo del mio paese mi comunica il numero dei cadaveri prodotti dalla scienza militare nel Vietnam. Così va la vita.
Mio padre è morto già da molti anni, di morte naturale. Così va la vita. Era un uomo dolce. Era anche un fanatico di armi. Mi ha lasciato le sue armi. Si stanno arrugginendo.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 (1969)
Quella sera, arrivato a casa nei sobborghi, contemplai seriamente il suicidio per la prima volta nella mia vita. Mentre però vi riflettevo, la prospettiva divenne fastidiosa oltre ogni sopportazione, e finii col concludere che sarebbe stata una faccenda grottesca. Rifuggivo, per indole dall'ammettere una sconfitta. Eppoi, mi dissi, non c'è nessun bisogno ch'io prenda un'iniziativa così radicale per conto mio, no davvero, quando mi attornia un così largo stuolo dei più svariati tipi di morte: morte durante un'incursione aerea, morte nell'adempimento del proprio dovere, morte sotto le armi, morte sul campo di battaglia, morte per investimento di un veicolo, morte per malattia... Certo il mio nome è già stato segnato nell'elenco di uno di questi tipi [...] No... per qualunque verso mettessi la questione, il momento non appariva propizio. Meglio semmai aspettare che qualcosa mi usasse il favore di uccidermi.
Yukio Mishima, Confessioni di una maschera (1947)
Il mio problema è che non riesco mai a cogliere il nocciolo della questione. Ora, alla mia età fraintendere le ragioni degli altri può anche non essere più così grave, ma non capire perchè io mi comporto in un certo modo lo è eccome.
Mordecai Richler, La versione di Barney (1997)
Non volevo più rifiutare un amore ma affermare il mio. Quando arrivammo a Marsiglia, non sapevo ancora che la vittoria m'era acquisita. Guardavo non senza inquietudine tutti quegli oggetti accatastati, disseminati per costituire un porto, e tutte quelle architetture riparanti fracassi molteplici, quell'agitazione schiamazzante che costituisce parte della vita. Il battello attraccò davanti a un capannone. Dietro la siepe degli strilloni d'albergo e dei facchini sfrenati d'impazienza, vidi Odile che mi aspettava.
Raymond Queneau, Odile (1937)
Il pensiero primitivo degli inclini al soprannaturale si risolve in quello che i suoi colleghi psichiatri definiscono un delirio o un'idea di riferimento. Un eccesso del soggettivo, la necessità di ordinare il mondo in base ai propri bisogni, l'incapacità di contemplare la propria irrilevanza.
Ian McEwan, Sabato (2005)
Quando arrivai era ancora un po' presto, sicché mi sedetti su uno di quei divani di cuoio vicino all'orologio nell'atrio e mi misi a guardare le ragazze. Un sacco di scuole erano già chiuse per le vacanze, e c'erano almeno un milione di ragazze sedute e in piedi che'aspettavano di veder comparire i loro belli. Ragazze con le gambe accavallate, ragazze con le gambe non accavallate, ragazze con gambe fantastiche, ragazze con gambe orrende, ragazze che avevano tutta l'aria d'essere ragazze straordinarie, ragazze che avevano tutta l'aria d'essere cagne, a conoscerle. Era proprio un gran bello spettacolo, se capite quel che voglio dire. In un certo senso era anche un po' deprimente, perché uno continuava a domandarsi che fine avrebbero fatta tutte quante. Quando lasciavano la scuola o l'università, dico. C'era da supporre che probabilmente avrebbero sposato quasi tutte dei cretini. Quei tipi che ti raccontano sempre quanti chilometri fa la loro stramaledetta macchina con un litro. Quei tipi che si arrabbiano come ragazzini se li batti a golf, o perfino a un gioco stupido come il ping-pong. Quei tipi che non leggono mai un libro. Quei tipi che ti fanno venire una barba lunga tre metri. Ma in questo devo andarci piano. A chiamare barbosi certi tipi, voglio dire. Io i tipi barbosi non li capisco. Davvero.
Jerome David Salinger, Il giovane Holden (1951)
Il tempo, - disse Bernard, - fa cadere la sua goccia. La goccia che si è formata sul tetto dell'anima cade. Dal tetto della mia mente il tempo gocciola.
Virginia Woolf, Le Onde (1931)
Tre gabbiani svolazzano al di sopra dei rottami di casse, bucce d'arancia, torsoli di cavolo marciti che galleggiano tra le palizzate sgangherate; le ondate verdastre schiumano sotto la prora arrotondata del ferry che, in balia della marea, schiaccia e inghiotte l'acqua schiaffeggiata, scivola, e lento s'accosta al molo. Manovelle girano con stridor di catene: saracinesche si alzano, piedi scavalcano il vuoto, uomini e donne s'affollano per il tunnel di legno del pontile, urtati e spinti tra l'odor di letame come mele rotolate in un frantoio.
John Dos Passos, Manhattan Transfer (1925)
Spesso lo stato della cucina riflette lo stato della mente. Gli uomini confusi e insicuri, d'indole remissiva, sono dei pensatori. Le loro cucine sono come le loro menti, ingombre di rifiuti, stoviglie sporche, impurità, ma essi sono coscienti del loro stato mentale e ne vedono il lato umoristico. A volte, presi da uno slancio focoso, essi sfidano le eterne deità e si danno a metter ordine nel caos, cosa che a volte chiamano creazione; così pure a volte, mezzo sbronzi, si danno a pulire la cucina.
Ma ben presto tutto torna nel disordine e loro a brancolare nelle tenebre, bisognosi di pillole e preghiere, di sesso, di fortuna e salvazione.
L'uomo con la cucina sempre in ordine è, invece, un maniaco. Diffidatene ...
Sicchè: se cerchi un uomo vivo, dà un'occhiata alla sua cucina, prima, e ti risparmierai un sacco di tempo.
Charles Bukowski, Troppo Sensibile in Storie di ordinaria follia (1972)
Sono pochissime le persone che sanno ascoltare. La fretta le trascina fuori dalla conversazione, oppure provano dentro di sé a migliorare la situazione, o riflettono su come dovrà essere l'attacco quando si farà silenzio e toccherà a loro entrare in scena.
Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve (1992)
“I cattolici mi rendono nervoso perché sono sleali”
“E i protestanti?”
“Quelli mi fanno star male con quel loro pasticciare intorno alla coscienza”
“E gli atei?” rideva ancora.
“Quelli mi annoiano perché parlano sempre di Dio”
“E lei che cos’è?”
“Io sono un clown” risposi “attualmente molto migliore delle mie quotazioni. E c’è una creatura cattolica di cui ho bisogno come della vita: Maria. Ma proprio lei mi avete portato via.”
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)
Poi Margherita fu posta su una lastra di cristallo e cominciarono a massaggiarla, fino a farla luccicare, con certe grandi foglie verdi. A questo punto si precipitò in aiuto anche il gatto. Si sedette accovacciato ai piedi di Margherita e cominciò a strofinarle le estremità...
Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita (1940)
Lo scavo della piazzaforte incontrò maggiori difficoltà (e senza ce ne fosse bisogno, cioè senza che la tana avesse alcun utile da quel lavoro a vuoto) perché proprio nel punto previsto dal progetto la terra era molto friabile e sabbiosa e bisognò addirittura martellarla per poter formare la piazza arrotondata e coperta da una volta. Per tali lavori, però, non possiedo altro che la fronte. Con la fronte dunque cozzai mille e mille volte per giorni e notti contro la terra ed ero felice a furia di colpi mi sanguinava perché era la prova che la parete incominciava a essere salda e in questo modo, si ammetterà, mi sono ben meritato la piazzaforte.
Franz Kafka, La tana (1923) in esergo di: Ian McEwan, Lettera a Berlino (1989)
Doveva essere stata quella sera stessa che capitarono a passare davanti a L'Ambito, un bar sul ciglio dell'autostrada per L.A., nei paraggi della Yoyodine. Ogni tanto, come per esempio quella sera, Corte degli Echi riusciva inabitabile, o perché la piscina era così morta e circondata di finestre vuote, o a causa della prevalenza di una banda di voyeurs adolescenti, che s'erano fatti fare e avevano tutti una copia del pass di Miles dimodoché potevano presenziare a volontà alle bizzarie dei comportamenti sessuali. Si era arrivati al punto che Oedipa e Metzger avevano preso l'abitudine di trascinare un materasso in spogliatoio, dove Metzger spostava il cassettone e lo metteva contro la porta, toglieva l'ultimo cassetto che metteva contro la porta, toglieva l'ultimo cassetto che metteva sul piano del mobile, infilava le gambe nello spazio rimasto vuoto, dato che quello era l'unico modo che gli consentiva di sdraiarsi per terra senza dover star rannicchiato, ma poi di solito a quel punto aveva perso ogni interesse alla cosa.
Thomas Pynchon, L'incanto del lotto 49 (1966)
I vetri si sono ricoperti di vapore e ghiaccio, e questo panorama di valli e villaggi che hai appena visto scomparire nel crepuscolo, s'è nascosto dietro una bianca, fitta foresta su cui l'unghia d'un bimbo tracciava lettere e figure.
Michel Butor, La modificazione (1957)
Eppure, in quella svergognata e puntigliosa ragazzina una bellezza risplendeva ch'egli non riusciva a definire per cui era diversa da tutte le altre ragazze come lei, pronte a rispondere al telefono. Le altre, al paragone, erano morte. In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città, dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni e luci equivoci, all'ombra tetra dei condominii, fra le muraglie di cemento e di gesso, nella frenetica desolazione, una specie di fiore.
Dino Buzzati, Un amore (1963)
Quel simbolo alto, magnifico, si rianimava talvolta per ridivenire donna amante, sempre però donna triste e pensierosa. Sì! Angiolina pensa e piange! Pensa come se le fosse stato spiegato il segreto dell'universo e della propria esistenza; piange come se nel vasto mondo non avesse più trovato neppure un deo gratias qualunque.
Italo Svevo, Senilità (1898)
Niente è più crudele di un genio che inciampa in qualcosa di idiota. Tuttavia in circostanze simili tutto dipende dal modo in cui il genio affronta il ridicolo in cui è caduto, dal fatto che lo possa accettare oppure no.
Friedrich Dürrenmatt, La promessa (1957)
Prima di recarmi in riunione, inghiotto due Valium con alcune sorsate di Perrier, poi mi detergo la faccia con batuffoli di cotone preinumiditi, quindi mi applico un idratante. Indosso un completo di tweed, camicia di cotone a righine, entrambi di Yves Saint Laurent, e cravatta Armani di seta. Ai piedi, porto scarpe nere di Ferragamo, nuove, con mascherina. Mi sciacquo la bocca con l’antiplacca Plax, indi mi lavo i denti. Quando mi soffio il naso, scorgo venature di sangue nel muco denso che si spande sul fazzoletto, acquistato da Hermès per 45 dollari. Meno male che non me l’hanno regalato. E’ qualche tempo che sto bevendo venti litri di acqua Evian al giorno e sto frequentando regolarmente il tanning salon, quindi una singola serie di bagordi non ha inficiato la levigatezza della mia pelle nè il suo colorito. La mia epidermide è ancora eccellente... Insomma: dentro mi sento una merda, ma fuori appaio uno splendore.
Bret Easton Ellis, American Psycho (1991)





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