Archivio Aprile 2007

annotato da ulrico (27/04/2007 - 16:37)

Per esempio? Be', per esempio, che cosa significa essere un uomo. In una città. In un secolo. In transizione. In una massa. Trasformato dalla scienza. Sotto il potere organizzato. Soggetto a tremendi controlli. In una condizione determinata dalla meccanizzazione. Dopo il recente fallimento di radicali speranze. In una società che non aveva nulla della comunità e che svalutava la persona... per la moltiplicata potenza delle cifre che rendevano il sé trascurabile. Che spendeva miliardi in armamenti contro nemici stranieri ma che non era disposta a pagare niente per un po' d'ordine in casa propria. Che permetteva crudeltà e barbarie fin nelle proprie grandi città. Allo stesso tempo, la pressione esercitata da milioni di esseri umani che hanno scoperto cosa possano sforzi e pensieri concertati insieme. Come i megatoni d'acqua plasmano gli organismi sul fondo del mare. Come i flutti levigano le pietre. Come i venti scavano le scogliere. Il bellissimo supermacchinario che apre una nuova esistenza a innumerevoli esseri umani. Gli negheresti, tu, il diritto di esistere? Gli chiederesti di faticare e morire di fame mentre tu ti godi deliziosi Valori Vecchio Stampo? Tu, tu stesso sei figlio di questa massa e fratello di tutti gli altri. Oppure sei un ingrato, un dilettante, un idiota. È è così che stanno le cose, Herzog, pensò Herzog, visto che vuoi un esempio.
Saul Bellow, Herzog (1964) in esergo di: Ian McEwan, Sabato (2005)

annotato da ulrico (24/04/2007 - 14:24)

Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla Mobile; uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa; ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po' rozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla metà della fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un'aria un po' assonnata, un'andatura greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana.
Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957)

annotato da ulrico (23/04/2007 - 15:28)

E mi rendo conto che da ognuno di noi si esige la perdita di ogni senso della realtà per delle aspettative così irragionevoli che si diviene fatalisti anche se, in realtà, ce la si potrebbe fare.
Bret Easton Ellis, Scoprendo il Giappone in "Acqua dal sole" (1994)

annotato da ulrico (20/04/2007 - 14:58)

Se io non ci fossi la scena non cambierebbe di una virgola. L’allegria è circoscritta al loro mondo, se voglio posso farne parte, ma non devo aspettarmi nessun invito.
Luca Ricci, L'amore e altre forme d'odio (2006)

annotato da ulrico (19/04/2007 - 16:17)

Il comitato si divideva in teorici, quelli che avevano organizzato i propri pensieri tanto tempo prima o che se li erano trovati già bell'e pronti, e pragmatisti, quelli che speravano di scoprire l'essenza del proprio pensiero mentre lo andavano formulando. La buona creanza, pur non venendo mai meno, era messa sovente a dura prova.
Ian McEwan, Bambini nel tempo (1987)

annotato da ulrico (18/04/2007 - 15:22)

poteva soltanto dire che si sentiva assai più lontano che in gioventù da quello che aveva voluto essere, a meno che non lo avesse mai saputo
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)

annotato da ulrico (16/04/2007 - 14:23)

Sugli anni ’80 ne sa più mia sorella di mio padre, nonostante abbia solo un anno più di me.
Fa la terza media. Sa un sacco di cose (non chiedetemi perché), tipo che a quei tempi i pantaloni si portavano assurdamente stretti in fondo e se li ficcavano negli anfibi e le ragazze si mettevano calze a rete smagliate e guanti bianchi di cotone per imitare Madonna, che doveva essere la bomba musicale del momento, o Michael Jackson, che aveva appena cominciato a schiarirsi la pelle, o Bob Seger, che io credevo fosse famoso solo per quello stupido jingle pubblicitario della Chevrolet Like a Rock. E come se non bastasse sa un sacco di cose di politica tipo che la Russia non è più la Russia e che il Muro di Berlino è caduto, e quando le chiedo come fa a sapere cose del genere, lei risponde perché c’era.
Sam Shepard, Un pezzo del muro di Berlino in "Il grande sogno" (2002)

annotato da ulrico (13/04/2007 - 09:42)

Furono aperte, qua e là, centinaia di miniere di cadaveri. In principio non puzzavano, erano musei delle cere. Ma poi i corpi cominciarono a corrompersi e liquefarsi, e c'era un odore di iprite e di rose. Così va la vita.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 (1969)

annotato da ulrico (11/04/2007 - 15:31)

E' una giornata mite e il sole splende obliquamente sulla pianura. E' domenica, tra poco suoneranno le campane. Fra i campi di segale due bambini hanno scoperto un sentiero che non avevano mai percorso e nei tre villaggi della piana luccicano i vetri delle finestre. Gli uomini si radono davanti a specchia appoggiati su tavoli da cucina, le donne canterellano affettando il pane per il caffè, e i bambini si abbottonano le camicette. E' la mattina felice di un giorno infausto perché in questo giorno nel terzo villaggio un bambino sarà ucciso da un uomo felice. Il bambino è ancora seduto sul pavimento e si abbottona la camicetta, l'uomo che si sta radendo la barba dice che oggi faranno una gita in barca sul fiume mentre la donna canterella e mette il pane appena affettato su un piatto blu.
Stig Dagerman, Uccidere un bambino (1948) in "Il Viaggiatore"

annotato da ulrico (10/04/2007 - 15:28)

Più tardi ricordò come felici tutte le ore di quel pomeriggio: uno di quei momenti privi di eventi che lì per lì sembrano soltanto un anello tra il piacere passato e il piacere futuro, ma poi si rivelano come il piacere stesso.
Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte (1934)

annotato da ulrico (06/04/2007 - 13:22)

Non c'era modo di evitarli. La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida. Non avevo nessuna possibilità. Non avevo scelta. Solo tener duro e aspettare la fine.
Era un lavoro ingrato.

Charles Bukowski, Pulp (1994)

annotato da ulrico (04/04/2007 - 16:09)

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato una sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (1951)

annotato da ulrico (03/04/2007 - 16:05)

Oh Spengler! Che libro! Che peso! Come la guida telefonica di Los Angeles. Giorno dopo giorno lo leggevo e non capivo mai niente, ma non me ne importava niente, leggevo perché mi piaceva quel borbottio di una parola via l’altra, e avanti così per pagine e pagine, sullo sfondo un fosco, misterioso rimbombo.
John Fante, La strada per Los Angeles (1930)

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