Le station wagon arrivarono a mezzogiorno, lunga fila lucente che attraversò il settore occidentale del campus. In fila indiana girarono con cautela attorno alla scultura metallica in forma di I, color arancio, dirigendosi verso i dormitori. I tetti delle auto erano carichi di valige assicurate con cura, piene di abiti leggeri e pesanti; scatole di coperte, scarponi e scarpe, cancelleria e libri, lenzuola, cuscini, trapunte; tappeti arrotolati e sacchi a pelo; biciclette, sci, zaini, selle inglesi e western, gommoni già gonfiati. A mano a mano che rallentavano fino a mettersi a passo d'uomo e infine fermarsi, saltavano fuori velocissimi gli studenti, che si precipitavano agli sportelli posteriori per cominciare a scaricare gli oggetti sistemati nell'interno: gli stereo, le radio, i personal computer; piccoli frigo e fornellini portatili; scatole di dischi e cassette; asciuga e arricciacapelli; racchette da tennis, palloni da calcio, mazze da hockey e da lacrosse, frecce e archi; sostanze illegali, pillole e strumenti anticoncezionali; junk-food ancora nei sacchetti della spesa: patatine all'aglio e alla cipolla, nachos, tortini di crema di arachidi, wafer e cracker, cicche alla frutta e popcorn caramellato; gazzose Dum-Dum, mentine Mystic.
Don DeLillo, Rumore bianco (1984)
Supponiamo che mi fossero vietati i gesti che la gente compie quando non sa cos'altro fare: giocherellare con la fibbia dell'orologio, sbottonarmi e riabbottonarmi il colletto della camicia, passarmi le mani fra i capelli. Alla fine non avrei più niente che mi sostenga. Sarei perduto.
Peter Handke, Il peso del mondo (1977)
Ho solo cinquant'anni. Se smetto di fumare o di bere, o piuttosto di bere e di fumare, potrei ancora scrivere un libro. Dei libri no, ma un libro forse sì. Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient'altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.
Agota Kristof, La prova in "Trilogia della città di K" (1988)
Quandi si incontra una persona che cerca, si rimanda il momento della rinuncia.
Peter Høeg , I quasi adatti (1993)
Affondato nella scanalatura ove si congiungono il sedile e la spalliera, è quel libro che hai comprato alla partenza, che non hai letto ma conservato per tutto il viaggio come un segno di te stesso, che hai dimenticato lasciando lo scompartimento prima, che hai lasciato cadere dormendo e che è scivolato a poco a poco sotto il tuo corpo ...
Michel Butor, La modificazione (1957)
A ripensarci in quest'inizio di insonnia, il rituale della lettura, ogni sera, ai piedi del suo letto, quando era piccolo - orario fisso e gesti immutabili - aveva qualcosa della preghiera. Quell'improvviso armistizio dopo il frastuono della giornata, quell'incontro al di là di ogni contingenza, quel momento di silenzio raccolto che precede le prime parole del racconto, la nostra voce finalmente identica a se stessa, la liturgia degli episodi... Si, la storia letta ogni sera assolveva la più bella funzione della preghiera, la più disinteressata, la meno speculativa, e che concerne solamente gli uomini: il perdono delle offese.
Daniel Pennac, Come un romanzo (1993)
... qualche volta sono schiacciato sotto il peso di tutte le vite che non sto vivendo.
Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino (2005)
Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. "Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu."
Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby (1925)
La ragione per cui di sera la bandiera dovesse essere abbassata non l'ho mai capita. Anche di notte la nazione continua a esistere, e ci sono tante persone che lavorano. Operai delle ferrovie, autisti di taxi, entraîneuses, pompieri di turno, vigilanti; il fatto che tutte queste persone che lavorano di notte dovessero essere private della protezione della bandiera, mi sembrava un po' discriminatorio. Non che si trattasse di una questione tanto importante. Era quel tipo di cose che la gente non prende nemmeno in considerazione.
Haruki Murakami, Tokyo Blues-Norwegian Wood (1987)
La mia vita ideale è una vita tranquilla. Mi piace leggere, stare seduto fermo sulla stessa sedia, con il paralume ad un certo angolo, da solo, o con Megan al fianco, e ogni tanto, se sono fortunato, incontro una bella frase o un pensiero ben espresso, alzo gli occhi dal libro, percepisco l'armonia di una bella idea, la sua giustizia, e capisco che il punto è tutto lì. Per me la vita sta in questo, in questi momenti di scoperta privata. Non mi accontenterei di qualcosa di meno, ma non mi aspetto neanche tanto di più.
Charles D'ambrosio, Preghiera in Il museo dei pesci morti (2006)
Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore. Nella vita degli imperatori c'è un momento, che segue all'orgoglio per l'ampiezza sterminata dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia e al sollievo di sapere che presto rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una sera con l'odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriati sulla fulva groppa dei planisferi, arrotola uno sull'altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimi eserciti nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigilli di re mai sentiti nominare che implorano la protezione delle nostre armate avanzanti in cambio di tributi annuali in metalli preziosi, pelli conciate e gusci di testuggine: è il momento disperato in cui si scopre che quest'impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.
Italo Calvino, Le città invisibili (1972)
Sui loro volti rugosi vedeva un'espressione frammista di ansia e di tenerezza. Era l'età, quel resistere della loro intima essenza a dispetto dell'appassire del corpo. Stephen sentì l'urgenza del tempo che viene meno, di una faccenda non conclusa. C'erano fra loro discorsi non fatti, per i quali aveva sempre pensato che ci sarebbe stato tempo.
Ian McEwan, Bambini nel tempo (1987)
- Ogni volta che vedo alla televisione uno che sta seduto in una gabbia piena di serpenti per la quarta settimana consecutiva, mi scopro a sperare che venga morso.
- Anch'io - disse Heinrich.
- Come mai?
- Se l'è voluta.
- Giusto. La maggior parte della gente passa la vita a evitare i pericoli. Chi credono di essere quelli lì?
- Se la sono voluta. Se la tengano.
Don DeLillo, Rumore bianco (1984)
- Ti hanno buttato fuori! Ti hanno buttato fuori! - disse la vecchia Phoebe. Poi mi diede un pugno sulla gamba. E' molto portata a dar pugni, quando le gira. - Ti hanno buttato fuori! Oh, Holden! - Si teneva la mano sulla bocca, eccetera, eccetera. E' molto emotiva, parola d'onore.
- Chi l'ha detto che mi hanno buttato fuori? Nessuno ha detto che...-
- E' così, è così - disse lei. Poi mi mollò un altro pugno. Se credete che non fa male, siete scemi. - Papà ti ammazza. - disse. Poi si buttò a pancia sotto sul letto e si mise sul viso quel dannato cuscino. Lo fa spessissimo. E' proprio matta, certe volte.
Jerome David Salinger, Il giovane Holden (1951)
Nell'apparente confusione del nostro mondo misterioso, vi sono individui che tanto esattamente si adattano ad un sistema, e i sistemi l'uno all'altri e ad un tutto organico, che, se compie per solo un momento un passo falso, un uomo si espone al terribile rischio di perdere per sempre il proprio posto.
Nathaniel Hawthorne, Wakefield (1837)
Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi du euna piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.
Agota Kristof, Il grande quaderno in "Trilogia della città di K" (1986)
L'Ambito era il ritrovo dei montatori elettronici della Yoyodine. L'insegna verde al neon raffigurava in modo ingegnoso la faccia di una valvola oscilloscopica, sopra la quale scorreva una danza perennemente mutevole di figure Lissajou. Doveva essere giorno di paga e tutti gli avventori erano già ubriachi. Oedipa e Metzger riuscirono a trovare un tavolo in un angolo, sempre seguiti da tanto d'occhi. Spuntò un cameriere rugoso con gli occhialoni affumicati e Metzger ordinò del bourbon. Oedipa, studiato l'ambiente, cominciò a sentirsi nervosa. Gli avventori de L'Ambito avevano questo je ne sais quoi: portavano tutti gli occhiali e ti fissavano in silenzio, immobili. Tranne due o tre vicino all'entrata, impegnati in una partita di pesca al naso, che gareggiavano a chi faceva schizzare le caccole più lontano. Da una specie di juke-box in fondo alla sala proruppe improvvisamente un coro di oplà. Tutti si fecero attenti. Il cameriere tornò con il bourbon, in puinta di piedi. "Che succede?" bisbigliò Oedipa. "Una cosa di Stockhausen" la informò il grigiobarbuto scafato "i clienti di fine pomeriggio s'immedesimano al suono di Radio Colonia. Tra qualche ora qui non si scherza, entriamo in azione. Questo è l'unico bar della zona, non so se lo sapete, che in fatto di musica è di stretta osservanza elettronica. Se capitate di sabato, da mezzanotte in poi qui abbiamo la nostra Sessione Sinewave, qui si fa dal vero, vengono da tutta la regione, i tizi, San Jose, Santa Barbara, San Diego..."
"Dal vero?" disse Metzger "musica elettronica , dal vero ?"
"Si mette su tanto di nastro magnetico, in questo caffé, dal vero, amico mio. Abbiamo una retroscala zeppa di oscillatori, microfoni a contatto, dispositivi a cannone, tutto insomma. E perché ? Perché se la cosa la senti e vuoi esser del giro, non stai a mani vuote."
Thomas Pynchon, L'incanto del lotto 49 (1966)




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