Archivio Febbraio 2007

annotato da ulrico (28/02/2007 - 15:26)

Io sono forse il padre che ha bisogno di sua figlia più di quanto la figlia abbia bisogno di lui
Peter Handke, Alla finestra sulla rupe, di mattina (1998)

annotato da ulrico (27/02/2007 - 16:56)

Di fatto era arrivato a un punto tale che si chiedeva come facessero i suoi amici a destreggiarsi con la vita e un lavoro. La vita richiedeva così tanto tempo che come riusciva uno a lavorare e, per esempio, farsi il bagno lo stesso giorno? Aveva come il sospetto che una o due persone di sua conoscenza stessero prendendo qualche sgradevole scorciatoia.
Nick Hornby, Un Ragazzo (1997)

annotato da ulrico (23/02/2007 - 15:36)

L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d'una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s'inabissa e s'innalza nel remoto.
Jorge Luis Borges, Finzioni: La biblioteca di Babele (1935)

annotato da ulrico (22/02/2007 - 15:51)

solo nei momenti in cui si prendeva cura da solo del bambino, mentre faceva fronte alle sue piccole necessità, l'uomo riusciva ad essere completamente calmo, quasi che tutti i suoi conflitti si placassero davanti a quel testimone esigente e alla sua necessità di attenzione che, per altri, sarebbe stata devastante

annotato da ulrico (21/02/2007 - 15:11)

Strada facendo ho però imparato alcune cose. Una delle cose che ho imparato è che dovevo piegarmi, altrimenti mi sarei spezzato. E ho anche imparato che è possibile piegarsi e allo stesso tempo spezzarsi.
Raymond Carver, Voi non sapete che cos’è l’amore (1984)

annotato da ulrico (20/02/2007 - 12:43)

In quel momento Ulrich non chiedeva di meglio di essere un uomo senza qualità. Ma in genere per nessuno la cosa è molto diversa. Negli anni della maturità pochi uomini sanno, in fondo, come son giunti a se stessi, ai proprii piaceri, alla propria concezione del mondo, alla propria moglie, al proprio carattere e mestiere e loro conseguenze, ma sentono di non poter più cambiare molto.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)

annotato da ulrico (19/02/2007 - 14:49)

La terza settimana tornò in sé nell'istante in cui stava entrando in un negozio per comprare un televisore. Allora comprese quanto fosse grave la situazione. Da qualche parte Jung ha scritto che la televisione è la via più veloce verso la psicosi. Tornò sui suoi passi.
Peter Høeg, La bambina silenziosa (2006)

annotato da ulrico (15/02/2007 - 15:59)

Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell'anima!
Fëdor Michailoviè Dostoevskij, Le notti bianche (1848)

annotato da ulrico (13/02/2007 - 15:35)

Era uscito dall'ufficio di Madison Avenue alle cinque e tre minuti dopo si era incontrato con sua moglie nel solito bar della Quarantacinquesima Strada; lei era arrivata prima e senza aspettarlo aveva ordinato un martini. Nel locale le luci erano basse e pochi i clienti abituali. In realtà non vide facce conosciute perché quel venerdì, ancora più degli altri, la gente si precipitava a prendere treni e automobili per andarsene al mare o in campagna. Nel giro di un'ora New York si sarebbe svuotata e nei quartieri ormai silenziosi sarebbero rimasti soltanto uomini in maniche di camicia e donne senza calze sedute davanti alla porta di casa.
Georges Simenon, Luci nella notte (1953)

annotato da ulrico (09/02/2007 - 16:09)

Fa così freddo qua dentro che tutto – l’aria, i suoni che ci circondano, i portacd – sembra bianco, innevato. La gente passa, diretta all’altra cassa, e l’illuminazione alta e fluorescente che rende tutti piatti e pallidi e slavati non ha effetto sulla pelle di Lauren, che sembra avorio abbronzato, e la sua presenza – soltanto il semplice gesto di firmare la ricevuta – mi tocca in un modo che non riesco a scrollarmi di dosso, e la musica che ci sommerge – Wonderwall – mi fa sentire stonato e distaccato dalla mia vita. E’ da un sacco di tempo che i miei ormoni non reagiscono così e li assecondo e diventa difficile scacciare il pensiero che Lauren Hynde appartenga al mio futuro. Una volta fuori, le appoggio una mano sul fondoschiena, guidandola in mezzo alla folla sul marciapiede fino a Broadway. Lei si volta a guardarmi, a lungo, e io glielo permetto.
Bret Easton Ellis, Glamorama (1999)

annotato da ulrico (08/02/2007 - 15:32)

Sì me ne andai. Lo feci prima di compiere vent'anni. Furono gli scrittori a portarmi via. London, Dreiser, Sherwood Anderson, Thomas Wolfe, Hemingway, Fitzgerald, Silone, Hamsun, Steinbeck. In trappola, barricato contro il buio e la solitudine della valle, me ne stavo lì con i libri della biblioteca pubblica impilati sul tavolo da cucina, solo, ad ascoltare il richiamo delle voci dei libri, con la brama di altre città.
John Fante, La Confraternita del Chianti (1977)

annotato da ulrico (06/02/2007 - 15:29)

Non poteva spiegare che cosa avrebbe voluto prima di giungere a non volerlo più per niente.
Alice Munro, In fuga (2004)

annotato da ulrico (05/02/2007 - 16:12)

Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisioni . Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto i libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stessi. I libri erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c'è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell' Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci. Naturalmente, non potevate sapere tutto ciò, così come non potete ancora comprendere che cosa io intenda precisamente quando dico tutto ciò.
Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (1951)

annotato da ulrico (02/02/2007 - 15:54)

Potrei, egregio signore, senza rischiare d'importunarla, offrirle i miei servizi? Temo che lei non sappia farsi intendere dall'esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale. In effetti, egli parla soltanto olandese. Se non mi autorizza a patrocinare la sua causa, non indovinerà che lei desidera del ginepro. Ecco, oso sperare che m'abbia capito; quella scrollata di capo deve significare che si arrende alle mie ragioni. Infatti si muove, si affretta con saggia lentezza. Lei è fortunato, non brontola. Quando si rifiuta di servire, gli basta un brontolio: nessuno insiste.
Albert Camus, La caduta (1956)

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