Vuoi sentirti sicuro? La sicurezza si può avere in galera. Tre metri quadrati tutti per te senza affitto da pagare, senza conti della luce e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza multe. Senza fermi per guida in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti.
Charles Bukowski, Post Office (1971)
quando le cose cominciano a rotolare viene voglia di seguirle, buttarsi con loro a peso morto
Luca Ricci, L'amore e altre forme d'odio (2006)
Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. E' un romanzo, nient'altro che una storia fittizia. Lo dice Littrè, lui non sbaglia mai. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. E' dall'altra parte della vita.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)
E se non mi fermassi, se me ne andassi davvero, se lasciassi davvero New York? Ho questa strana sensazione, tipo che sono totalmente assordata dal chiasso isterico che è la mia vita, immagino, ma che in realtà non esiste, non è una vita. E che se solo facessi qualche passo indietro e guardassi tutto da lontano sentirei solo un ronzio sordo, come quello delle zanzare. Ma la vita è così per tutti, no? Tipo, laggiù a Lexington, Kentucky, il derby è la cosa più importante del mondo per quella gente, ma che cos’è, in realtà? Solo una stupida corsa di cavalli, giusto? Vista dal pianeta di Giove, una merda secca.
Jay McInerney, Tanto per cambiare (1989)
Ogni uomo al mondo vuole farsi crescere la barba prima di morire. è un modo come un altro di mandare affanculo tutti.
Don DeLillo, Americana (1971)
l'uomo non poteva fare a meno di continuare a chiedersi con angoscia se avrebbe mai avuto il tempo - o forse lo stato d'animo? - per rileggere i libri che aveva necessità di rileggere o per rivedere i film che aveva necessità di rivedere
Una sera d’estate in un palazzo romano due amici che non si vedevano da molto tempo si ritrovarono e come animali guardarono i loro movimenti dentro le grandi stanze principesche. Entrambi sapevano che non occorreva parlare: uno era un pittore e l’altro un uomo volante per l’Italia. «Ciao Mario» disse l’uomo volante; ci fu un abbraccio frettoloso, poi si guardò intorno. Di là dalle grandi finestre aperte si vedeva il cielo non ancora buio, color pervinca, con qualche stella, un leggero vento entrava e il pittore si mosse qua e là come seguendo quel vento, in modo un po’ timido e un po’ no. Non sapevano cosa dire.
Goffredo Parise, Eleganza in Sillabari (1972-1982)
Quello che lei cercava non era il mio braccio, ma il braccio di qualcuno. Quello che lei cercava non era il mio calore, ma il calore di qualcuno. Mi sentivo quasi in colpa a essere io ad occupare quel posto.
Haruki Murakami, Tokyo Blues-Norwegian Wood (1987)
Mentre la lingua straniera era lentamente, impercettibilmente, diventata familiare all'adulto, la bambina che aveva appreso presto a servirsene meglio dei bambini di quel paese non parlava questa seconda lingua se non con ripugnanza. Si poteva capire che ciò che si chiama bilinguismo, non era solo, come si diceva, un tesoro, ma che provocava, alla lunga, un divorzio doloroso. A casa, con l'uomo, la bambina non usava mai la lingua straniera (al massimo per scherzare) e d'altronde, durante tutto l'arco della giornata, a scuola, non udiva una sola parola nella lingua di casa sua. Quando, in seguito, la bambina frequentava le persone del paese, fuori dalla scuola, l'adulto pensava di non riconoscere la sua stessa figlia: l'altra parlata le donava un'altra voce, assumeva un'altro aspetto e eseguiva altri gesti.
Peter Handke, Storia con bambina (1981)
Mangiare non era soltanto un'esplorazione e una conquista, ma il più serio dei doveri. "Un cucchiaio per la mamma, uno per la nonna... Se non mangi non diventerai mai grande". Mi facevano mettere con le spalle al muro dell'ingresso, tracciavano un segno all'altezza della mia testa, che veniva confrontato con un segno precedente: ero cresciuta di due o tre centimetri, si congratulavano con me, e io mi davo delle arie; a volte, tuttavia, mi spaventavo.
Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene (1958)
La mattina del 3 novembre 1948, nel punto in cui la strada di Lamboing (uno dei villaggi del Tassenberg) esce dal bosco che degrada lungo il vallone del Twannbach, il gendarme di Twann, Alphons Clenin, trovò una Mercedes azzurra ferma sul ciglio della strada. C'era nebbia, come spesso accade nei mattini di tardo autunno; Clenin era già andato oltre ma poi si decise a tornare indietro. Passando aveva gettato una rapida occhiata attraverso i cristalli appannati e aveva avuto l'impressione che il conducente se ne stesse abbandonato sul volante. Pensò che l'uomo fosse ubriaco: era una persona normale, Clenin, e ricorreva sempre alle spiegazioni più ovvie. Perciò decise di affrontare lo sconosciuto non in veste professionale, ma così, da semplice amico.
Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia (1950)
Quanto più siamo infelici, tanto più profondamente sentiamo l'infelicità degli altri; il sentimento non si frantuma, ma si concentra.
Fëdor Dostoevskij, Le Notti Bianche (1848)
Quando si è scoperto che non può esistere un mondo esterno oggettivo, che quello che si conosce è solo una visione filtrata ed elaborata, è facile finire col pensare che allora anche gli altri esseri umani sono soltanto un'ombra rielaborata; e viene facile credere che ogni persona è in un certo modo chiusa in se stessa, isolata nel proprio inaffidabile apparato sensoriale. E allora è molto facile credere che l'essere umano in fondo è solo. Che il mondo è fatto di coscienze divise, ciascuna isolata nella sua illusione sensoriale, le quali scorrono in un vuoto senza qualità.
Peter Høeg, I quasi adatti (1993)
Sono necessari un immenso sforzo di concentrazione e un enorme equilibrio per fare la spola tra l’illusione e quella che si considera senza dubbio la realtà, senza sbandare nel tragitto che collega le due cose.
Breat Easton Ellis, Lunar Park (2005)
E così arrivammo alla fine di un altro stupido e lurido anno. Le luminarie sormontavano scintillanti le porte dei negozi. I venditori di caldarroste spingevano i carretti fumanti. Di sera, la folla in strada era immensa e il fragore del traffico saliva a trasformarsi in un'ondata di piena. I Babbi Natale della Quinta Avenue scampanellavano con una delicatezza strana e quasi dolente, come a spargere sale su un taglio di carne guasta. In tutti i negozi risuonavano musichette, canti e osanna natalizi, e le trombe dell'Esercito della Salvezza diffondevano i lamenti marziali di antiche legioni cristiane. L'effetto sonoro in quel luogo e in quel momento era bizzarro, fragore di piatti e rullare di tamburi, come un rimprovero impartito a dei bambini per un peccato imperdonabile, e la gente era infastidita.
Don DeLillo, Americana (1971)




Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@