Archivio Luglio 2006

annotato da ulrico (27/07/2006 - 12:21)

Purtroppo, molti uomini sopravvalutano se stessi come liberi pensatori. ed è un grosso sbaglio della generazione hippie, non fidarsi di nessuno oltre i 30 anni. Trent'anni non vuol dire un accidenti. Molte persone vengono catturate e addomesticate già all'età di sett'ott'anni. Molti giovani SEMBRANO liberi ma si tratta solo di un fatto chimico e energetico che riguarda il corpo e non già di una realtà che riguarda lo spirito. Ho conosciuto uomini liberi nei posti più strani e a TUTTE le età (portieri, ladri d'auto, benzinai) e anche alcune donne libere (infermiere o cameriere perlopiù) e di QUALSIASI età. L'anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.
Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia (1972)

annotato da ulrico (26/07/2006 - 13:07)

il desiderio dell'uomo di poter vivere altre vite poteva forse realizzarsi scrivendo, leggendo o - più semplicemente - ascoltando

annotato da ulrico (25/07/2006 - 15:22)

Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, fare un cenno a un tassì. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho disceso e salito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)

annotato da ulrico (24/07/2006 - 13:01)

La nausea non è in me: io la sento laggiù, sul muro, sulle bretelle, dappertutto attorno a me. Fa tutt'uno col caffè, sono io che sono in essa.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)

annotato da ulrico (21/07/2006 - 13:14)

Noi non siamo indispensabili, quelli del West End, quelli a nord del fiume invece sì. Oh, con questo non voglio certo dire che la Minaccia ha una certa forma. Una forma politica. No, il punto non è questo. Se la Città Paranoia sogna, non siamo certo noi a poter sapere cosa sogna. Forse la Città ha sognato un'altra città, una città nemica, venuta dal mare, per invadere l’estuario… o ha sognato delle onde d’oscurità…di fuoco… Forse ha sognato di essere inghiottita di nuovo dal Continente Madre, immenso, silenzioso. Comunque, quello che sogna la città non è affar mio…E se la città fosse invece un neoplasma vivo, cresciuto nel corso dei secoli, cambiando sempre forma, fino a raggiungere esattamente la forma cangiante delle sue paure peggiori, più segrete? Noi, pedine cenciose, alfieri disonorati, cavalli pusillanimi, siamo tutti condannati, perduti irrimediabilmente, abbandonati quaggiù, esposti al pericolo, ad aspettare.
Thomas Pynchon, L'arcobaleno della gravità, (1973)

annotato da ulrico (19/07/2006 - 11:58)

Jayne desiderava crescere figli dotati, disciplinati, ambiziosi, ma aveva paura praticamente di tutto: dei pedofili, dei batteri, dei fuoristrada (ne possedevamo uno), delle armi, della pornografia, della musica rap, dello zucchero raffinato, dei raggi ultravioletti, dei terroristi, di noi stessi.
Breat Easton Ellis, Lunar Park (2005)

annotato da ulrico (17/07/2006 - 15:22)

Alice cominciava ad essere veramente stufa di star seduta senza far niente accanto alla sorella, sulla riva del fiume. Una o due volte aveva provato a dare un'occhiata al libro che sua sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure né filastrocche. "Che me ne faccio di un libro senza figure e senza filastrocche?" pensava Alice.
A dire la verità non era possibile pensare molto, perché faceva tanto caldo che Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse: adesso si stava domandando se valesse la pena di alzarsi e raccogliere fiori per fare una ghirlanda di margherite, quando ecco che improvvisamente le passò proprio davanti un Coniglio Bianco, con gli occhi rosa.

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie (1865)

annotato da ulrico (14/07/2006 - 16:10)

Degli affari inutili e un parlare monotono occupavano la maggior parte del tempo. Un vivere pesante, assurdo, da cui non si può né uscire né uscire nè fuggire: come chiusi in un manicomio o in un penitenziario.
Antòn Pàvlovič Čècov, La signora col cagnolino (1899)

annotato da ulrico (12/07/2006 - 14:11)

...e dormì in maniera meravigliosa, come dormono soltanto i fortunati che non conoscono né emorroidi né cimici, né troppo grandi capacità intelletuali.
Nikolaj Vasil'evic Gogol', Le anime morte (1842)

annotato da ulrico (11/07/2006 - 12:26)

Papà era spesso di cattivo umore; metteva il broncio per intere giornate, e dava in escandescenze per delle sciocchezze: se le uova non erano cotte abbastanza, e i fazzoletti stirati male, se mancava un bottone a una camicia, alzava i pugni al soffitto, si strappava ciuffi di capelli e urlava minacce. Se non trovava a tavola il sale e il pepe ci avvisava di solito, mammà e tutti noi, che era stufo, stufo, e ci avrebbe piantati. Eravamo abituati a queste scene e nessuno più ci badava, nemmeno papà stesso.
John Fante, Una moglie per Dino Rossi (1940)

annotato da ulrico (10/07/2006 - 16:02)

Il dottor Mendicò improvvisamente si sentì stanchissimo, con le gambe indolenzite e le braccia formicolanti. Era rimasto nella stessa posizione per più di un'ora, le mani della Mennulara strette fra le sue, accarezzandole le dita con un movimento circolare e delicato, incessante. Sollevò la mano destra, lasciando a palma aperta sul lenzuolo la sinistra, su cui poggiavano quelle ancora tiepide della defunta.
Era un momento solenne, che conosceva bene e sempre lo emozionava, l'ultimo compito di un medico sconfitto dalla morte. Le chiuse le palpebre delicatamente. Poi le rassettò le mani intrecciandole le dita, gliele pose con cura sullo sterno, riordinò il lenzuolo tirandolo su fino a coprirle le spalle e finalmente si alzò per comunicare agli Alfallipe la morte della Mennulara.

Simonetta Agnello Hornby, La Mennulara (2002)

annotato da ulrico (06/07/2006 - 16:31)

fu mangiando una pesca - ancora una volta senza sentirne il sapore - che l'uomo si chiese da quanto tempo ormai fosse passato dal mangiare al semplice nutrirsi

annotato da ulrico (05/07/2006 - 16:27)

Questo amico che avevo sul lavoro, Bud, invitò me e Fran a cena. Non conoscevo sua moglie e lui non conosceva la mia. Eravamo pari. Comunque, con Bud eravamo amici. Sapevo che a casa sua c'era un bebè. Avrà avuto otto mesi quella volta dell'invito. Otto mesi finiti dove? Cavolo, ma dove sono finiti tutti i mesi trascorsi da allora? Mi ricordo il giorno che Bud arrivò al lavoro con una scatola di sigari. Ce li distribuì in mensa. Sigari da drugstore. Dutch Masters. Ognuno però con la sua fascetta rossa e l'involucro con su scritto È UN MASCHIETTO. Non fumavo sigari, ma uno l'accettai. "Pigliane un paio" mi disse Bud. Agitò la scatola. "Neanche a me piacciono. L'idea è stata sua." Si riferiva alla moglie. A Olla.
Raymond Carver, Penne in "Cattedrale" (1983)

annotato da ulrico (03/07/2006 - 14:31)

... già quando io, da quanti anni ormai?, mi sono isolato e mi sono messo in disparte per scrivere, ho confessato la mia sconfitta come individuo sociale; mi sono escluso dagli altri per tutta la vita. Anche se starò insieme a loro sino alla fine, approvato e benvoluto, iniziato ai loro segreti - non ne farò mai parte.
Peter Handke, Pomeriggio di uno scrittore (1987)

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