Anche Glenn Gould, il nostro amico e il più importante virtuoso del pianoforte di questo secolo, è arrivato soltanto a cinquantun anni, pensai mentre entravo nella locanda.
Solo che non si è tolto la vita come Wertheimer, ma è morto, come si suol dire, di morte naturale.
Quattro mesi e mezzo a New York suonando e risuonando le Variazioni Goldberg e l'Arte della fuga, quattro mesi e mezzo di Klavierexerzitien, come Glenn Gould ripeteva di continuo e solo in tedesco, pensai.
Thomas Bernhard, Il soccombente (1983)
Sì, ho l'ulcera, santo Dio! Siamo ai tempi di Kaliyuga, sorellina: Età del Ferro. Chiunque abbia più di sedici anni e non abbia l'ulcera è una maledetta spia.
J.D. Salinger, Franny e Zooey (1961)
Invece egli non era così; schermo bianco e piatto, sulla sua indifferenza, i dolori e le gioie passavano come ombre senza lasciare traccia, e di riflesso, come se questa sua inconsistenza si comunicasse anche al suo mondo esterno, tutto intorno a lui era senza peso, senza valore, effimero come un gioco di ombre e di luci.
Alberto Moravia, Gli indifferenti (1929)
Clov, bisogna che tu riesca a soffrire meglio di così, se vuoi che si stanchino di punirti - un giorno.
Samuel Becket, Finale di partita (1957)
Gli sgorgarono le lacrime e fu scosso dai singhiozzi. Per la prima volta da quando era sull’isola si abbandonò al pianto, a un grande spasimo di dolore che lo scuoteva tutto. Il suo pianto risuonava sotto il fumo nero, davanti all’incendio che distruggeva l’isola, e presi dalla stessa commozione anche gli altri bambini cominciarono a singhiozzare. In mezzo a loro, col corpo sudicio, i capelli sulla fronte e il naso da pulire, Ralph piangeva per la fine dell’innocenza, la durezza del cuore umano, e la caduta nel vuoto del vero amico, l’amico saggio chiamato Piggy.
William Golding, Il Signore delle Mosche (1954)
Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.
Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (1951)
Posso dirti che mi pareva di essere entrato nell'interno di un cervello: tutt'intorno nient'altro che scaffali con le loro celle di libri, e dappertutto scalette per arrampicarsi, e sui leggii e sulle tavole mucchi di cataloghi e di bibliografie, insomma tutto il succo della scienza e nemmeno un vero libro da leggere, ma soltanto libri su libri: c'era per davvero odore di fosforo cerebrale, e non credo di illudermi se dico che avevo l'impressione di essere arrivato a qualcosa!
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930 -1942)
ecco che al termine della giornata tutte le facce incontrate - e le voci udite - dall'uomo si sovrapposero, si mescolarono diventando un unico spaventoso testimone delle ore appena trascorse
Salii in macchina, mi staccai dal marciapiede e mi immisi nel traffico. Erano quasi le dieci di sera. C'era la luna e la mia vita stava andando lentamente in nessun posto.
Charles Bukowski, Pulp (1994)
Vorrei cucinare uno stufato per te, ma mi manca la pentola. Vorrei fare una sciarpa per te, ma mi manca la lana. Vorrei scrivere una poesia per te, ma mi manca la penna. Mi manca tutto.
Haruki Murakami, Tokyo Blues-Norwegian Wood (1987)
... un modo come un altro per incatenare la nostra attenzione, sicché quella bella certezza che avevamo conquistato comincia ormai a sbiadire e, tra non molto, riusciranno di nuovo a convincerci che tutti dobbiamo morire davvero. E ci inculeranno di nuovo.
Thomas Pynchon, Vineland (1990)
Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all'apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso che nulla era reale tranne il caso. Ma questo fu molto tempo dopo. All'inizio, non c'erano che il fatto e le sue conseguenze. La questione non è se si sarebbero potuti sviluppare altrimenti o se invece tutto fosse già stabilito a partire dalla prima parola detta dallo sconosciuto. La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo.
Paul Auster, Trilogia di New York: Città di vetro (1985)
A volte penso che giova pensare a un seppellimento, in rapporto con la crosta terrestre. Quant’è il raggio? Quattromilaquattrocento miglia, più o meno, fino al nocciolo della terra. No, le tombe non sono profonde, sono insignificanti, pochi piedi dalla superficie, non lontane dalla paura e dal desiderio. Più o meno la stessa paura e lo stesso desiderio da migliaia di generazioni. Figlio padre, padre figlio. La stessa paura. Lo stesso desiderio. Sulla crosta, sotto la crosta, ancora e ancora. Ebbene, Henderson, che ci stanno a fare le generazioni? Questo ti prego di spiegarmi. Solo per ripetere paura e desiderio senza alcun cambiamento? Non può essere per questo soltanto, sempre, sempre, sempre. L’uomo buono cercherà di spezzare il cerchio.
Saul Bellow, Il re della pioggia (1959)
l'aver incontrato l'amico di un tempo fece tornare in mente all'uomo la volta in cui, almeno quindici anni prima, lo aveva visto in una giornata di sole primaverile mentre leggeva sotto un antico loggiato dell'università "Chiedi alla polvere" seduto su un muretto con le gambe incrociate




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