Archivio Marzo 2006

annotato da ulrico (30/03/2006 - 13:22)

Una volta mollata l'anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos. Dal principio non fu mai altro che caos: un fluido mi avviluppava, e io vi respiravo per branchie. Nei substrati, dove la luna brillava ferma e opaca, era liscio e fecondo; sopra era frastuono e discordanza.
In tutte le cose io vedevo subito l'opposto, la contraddizione, e fra il reale e l'irreale l'ironia, il paradosso. Ero io il mio peggior nemico. Nulla c'era che volessi fare e potessi anche non fare. Anche bambino, quando nulla mi mancava, io volevo morire; volevo arrendermi perché non vedevo senso nella lotta. Sentivo che nulla si sarebbe provato, sostanziato, aggiunto o sottratto continuando un'esistenza che io non avevo chiesto.
Tutti attorno a me eran dei falliti, e se non falliti ridicoli. Specialmente chi avesse avuto successo. Questi poi mi annoiavano fino alle lacrime...

Henry Miller, Tropico del Cancro (1934)

annotato da ulrico (28/03/2006 - 17:20)

Perchè la vita è congegnata così spietatamente che un minuto prima di uccidere un bambino un uomo felice è ancora felice e un minuto prima di urlare di terrore una donna può chiudere gli occhi e sognare il mare, e nell'ultimo minuto di vita di un bambino i suoi genitori possono stare seduti in cucina ad aspettare lo zucchero e a parlare dei suoi denti bianchi e di una gita in barca e il bambino stesso può chiudere un cancello e lanciarsi attraverso una strada con delle zollette di zucchero avvolte in carta bianca nella mano destra, e per tutto quest'ultimo minuto non vedere altro che un lungo fiume scintillante con grandi pesci e una grande barca coi remi silenziosi.
Stig Dagerman, Uccidere un bambino (1948) in "Il Viaggiatore"

annotato da ulrico (24/03/2006 - 15:31)

Gli interstizi dov'è possibile vivere, in un consorzio umano compattato in modo da funzionare ventiquattr'ore al giorno, bisogna scoprirli da sé, per prove ed errori.
Peter Handke, Saggio sulla giornata riuscita (1991)

annotato da ulrico (23/03/2006 - 15:41)

Maria rimase inorridita quando un paio di mesi fa comprai una chitarra e dissi che mi sarei messo a cantare, accompagnandomi da solo, delle canzoni composte e musicate da me. Disse che sarebbe stato al di sotto del mio livello e io le risposi che al di sotto del livello del marciapiede c’è sempre la fogna, ma lei non capì che cosa intendevo e io detesto spiegare una metafora. O mi si capisce oppure no. Non sono mica un esegeta.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)

annotato da ulrico (21/03/2006 - 15:55)

Non voglio possedere niente finché non avrò trovato un posto dove io e le cose faremo un tutto unico. Non so ancora precisamente dove sarà. Ma so com’è.
Truman Capote, Colazione da Tiffany (1958)

annotato da ulrico (20/03/2006 - 15:00)

- Mi sono innamorata, sulla spiaggia, - disse Rosemary.
- Di chi?
- Prima di un mucchio di gente che aveva l’aria simpatica, poi di un uomo.
- Gli hai parlato?
- Un momento solo. Bellissimo. Ha i capelli rossi -. Mangiava affamata. – Ma è sposato: succede quasi sempre così.
Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte (1934)

annotato da ulrico (17/03/2006 - 16:38)

Si tratta di tutti quanti. Tutto quello che la gente fa è così.. non so: non sbagliato, no. Neppure stupido, e nemmeno meschino. Solo così insignificante, così minuscolo, così.. deprimente. E il peggio è che se ti metti a fare il boémien o qualche altra stranezza del genere, sei conformista lo stesso, come tutti gli altri, solo in modo diverso. - ... - Mi sento così strana, - disse. - Forse sto diventando matta. Forse lo sono già.
J.D. Salinger, Franny e Zooey (1961)

annotato da ulrico (16/03/2006 - 15:25)

Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara. Forse proprio perche' la peculiarita' del sentimento, come del desiderio di leggere, e' il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra liberta'. Noi siamo abitati da libri e da amici.
Daniel Pennac, Come un romanzo (1993)

annotato da ulrico (15/03/2006 - 15:43)

La donna, forse a motivo dell'educazione familiare, gli era parsa sempre una creatura straniera, con una donna non era mai riuscito ad avere la confidenza che aveva con gli amici. La donna era sempre per lui la creatura di un altro mondo, vagamente superiore e indecifrabile.
Dino Buzzati, Un amore (1963)

annotato da ulrico (13/03/2006 - 15:33)

E come per tutte le persone intente soltanto a potenziare le proprie facoltà mentali, anche per lui la presenza di impulsi voluttuosi e incontrollabili contava poco. Era una sua convinzione prediletta che la capacità di godere, il talento artistico, la raffinatezza della vita psichica fossero un ornamento a cui è facile ferirsi. Considerava inevitabile che una persona con una vita intima ricca e variata avesse dei momenti di cui gli altri non dovevano saper nulla, e ricordi da tenere in ripostigli segreti. E da una persona simile esigeva soltanto che ne facesse poi un uso squisito.
Robert Musil, I turbamenti del giovane Torless (1906)

annotato da ulrico (10/03/2006 - 15:28)

Ci saranno momenti di confusione e momenti di desiderio, e altri in cui la mia solitudine verrà alleviata solo dalle lacrime che, come uccellini bagnati, cadranno ad ammorbidire le mie labbra aride. Ma ci sarà consolazione e ci sarà bellezza, come l'amore di qualche fanciulla morta. Ci saranno risate soffocate e la quieta attesa della notte e una tenue paura dell'abbraccio avvolgente e derisorio della morte. E la notte verrà, e con essa i dolci oli delle mie marine, versati su di me da chi ho abbandonato per inseguire i sogni della mia gioventù...
John Fante, Chiedi alla polvere (1939)

annotato da ulrico (09/03/2006 - 15:24)

Sul bordo della pista da ballo c'è una ragazza che ha l'aria di essere la tua ultima occasione di salvezza su questa terra. Sai di sicuro che se affronterai tutto solo il mattino, senza nemmeno gli occhiali da sole - che hai trascurato di portarti dietro, perché dopotutto chi le mette in programma, queste sceneggiate? - la dura luce del giorno ti tramuterà in carne e ossa. La mortalità ti trafiggerà passando per la retina.
Jay McInerney, Le mille luci di New York (1984)

annotato da ulrico (08/03/2006 - 15:19)

Due giornate di viaggio allontanano l'uomo (e specialmente il giovane che non ha ancora salde radici nella vita) dal suo solito mondo, da ciò che egli chiama i suoi doveri, i suoi interessi, le sue preoccupazioni e aspirazioni; lo allontanano piú di quanto egli stesso abbia potuto immaginarselo durante il tragitto in carrozza da casa alla stazione. Lo spazio che ruzzola via fuggendo tortuoso e si interpone fra lui e il suo luogo di residenza, ha in sé forze che di solito si credono riservate al tempo; di ora in ora esso dà origine a interni mutamenti, molto somiglianti a quelli generati dal tempo ma che in certo qual modo li sorpassano.
Thomas Mann, La montagna incantata (1924)

annotato da ulrico (07/03/2006 - 15:34)

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo.
Lev Tolstoj, Anna Karenina (1877)

annotato da ulrico (03/03/2006 - 15:31)

Diversamente che nell'amicizia, nell'amore - o come chiamare quel sentimento di pienezza e totalità? - ,con lo scatenarsi della stanchezza, all'improvviso era in gioco tutto. Disincanto; di colpo svanivano le linee dall'immagine dell'altro; lui, lei, nel volgere di un attimo terribile, non davano più immagine alcuna; l'immagine dell'attimo prima era soltanto un miraggio: così, da un momento all'altro, poteva essere finita tra due esseri umani, e la cosa più terrificante era che con questo sembrava essere finita anche con sé stessi; ci si sentiva altrettanto orrendi - o meglio: nulli - quanto l'altro, con il quale fino a un istante addietro si era dato corpo tangibilmente a una certa maniera di vivere (un corpo e un'anima); non meno del maledetto antagonista, si voleva essere cancellati o spazzati via subito personalmente...
Peter Handke, Saggio sulla stanchezza (1989)

annotato da ulrico (02/03/2006 - 13:26)

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.
Jerome David Salinger, Il giovane Holden (1951)

annotato da ulrico (01/03/2006 - 12:50)

Mi intrufolai tra la folla e mi sedetti proprio vicino al croupier , e cominciai a giocare timidamente, puntando soltanto due o tre monete. E, intanto, curiosavo e osservavo; mi sembrò che il calcolo servisse molto poco e non avesse davvero quell'importanza che molti giocatori gli attribuiscono. Essi sono lì, con fogli di carta rigata: segnano i colpi, fanno conti, deducono le probabilità, calcolano e infine puntano e perdono, precisamente allo stesso modo di noi, semplici mortali, che giochiamo senza fare tanti conti.
Fedor M. Dostoevskij, Il giocatore (1866)

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