Archivio Novembre 2005

annotato da ulrico (30/11/2005 - 15:44)

Sono qua, sono tua; in me non c'è nulla, più nulla, di mio: fammi tu, come tu mi vuoi. Eccomi di nuovo a te, non per me più, non per ciò che quella può aver vissuto ... nessun ricordo più: dammi i tuoi ... Questi ridiventeranno vivi in me, vivi di quell'amore che lei ti diede.
Luigi Pirandello, Come tu mi vuoi (1929)

annotato da ulrico (29/11/2005 - 15:46)

Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capí. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L'altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo piú gli piaceva prendersi un'ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri.
Ian McEwan, L'inventore di sogni (1994)

annotato da ulrico (28/11/2005 - 15:45)

Al termine della cena familiare, Rolf e io ci ritirammo nella stanza che ci avevano preparato. Entrammo in una camera vasta, col caminetto dove ardevano ciocchi di biancospíno e un letto alto, coperto dalla trapunta più arieggiata del mondo e da una zanzariera che pendeva dal soffitto, bianca come il velo di una sposa. Quella notte e tutte le notti che seguirono ci unimmo con un ardore senza
tregua finché il legno della casa non acquistò il brillio rifulgente dell'oro. E continuammo ad amarci per un ragionevole lasso di tempo, finché l'amore non si logorò e si disfece in brandelli.

Isabel Allende, Eva luna (1987)

annotato da ulrico (25/11/2005 - 15:49)

Se qualcuno dunque avesse domandato qual era per lei la cosa piú bella, il modo migliore di passare il tempo, qual era il suo sogno, il suo desiderio piú grande, lo scopo della sua vita, con assonnato fervore lei avrebbe potuto rispondere: Dormire, nient’altro che dormire!
Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago (1972)

annotato da ulrico (22/11/2005 - 15:50)

Tutto ciò che avete da fare è tenervi il vento alle spalle.
Joseph Conrad, La linea d'ombra (1917)

annotato da ulrico (21/11/2005 - 15:41)

A poco a poco l'uomo probabile e la vita probabile incominciavano ad occupare il posto dell'uomo vero e della vita vera che erano pura immaginazione e illusione.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)

annotato da ulrico (18/11/2005 - 15:51)

La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini. Questi commuovono per la loro condizione di fantasmi; ogni atto che compiono può esser l'ultimo; non c'è volto che non sia sul punto di cancellarsi come il volto di un sogno. Tutto, fra i mortali, ha il valore dell'irrecuperabile e del casuale.
Jorge Luis Borges, L'Aleph (1949)

annotato da ulrico (17/11/2005 - 15:52)

- Puntini - sul terzo pannello ci sono puntini dappertutto, non vedete? - no, non quello, il secondo dal basso, ieri volevo mostrarli a qualcuno ma poi c'era un servizio fotografico e Yaki Nakamari o come cazzo si chiama il designer - si fa per dire - mi ha scambiato per qualcun altro, e così non sono riuscito a farmi sentire.
Bret Easton Ellis, Glamorama (1999)

annotato da ulrico (15/11/2005 - 15:54)

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Italo Calvino, Le città invisibili (1972)

annotato da ulrico (11/11/2005 - 15:55)

E' davvero meraviglioso che una generazione che si difende dal caldo con un condizionatore e dal freddo con un riscaldamento centralizzato, che viene trasportata in mezzi di locomozione asettici ed alloggiata in alberghi immacolati, possa sentire il desiderio spirituale o fisico del viaggio.
Bruce Chatwin, In Patagonia (1977)

annotato da ulrico (10/11/2005 - 15:56)

Si svegliarono simultaneamente, o questa fu la loro impressione, e restarono immobili sui letti separati. Per motivi che non era ormai possibile definire con chiarezza, Colin e Mary non si parlavano piú. Due mosche roteavano pigre attorno al lampadario, in corridoio una chiave girò nella serratura, dei passi si avvicinarono e si allontanarono di nuovo. Finalmente Colin si alzò, scostò le persiane e andò in bagno a fare una doccia. Ancora assorta nei postumi di un sogno, Mary si voltò su un fianco mentre lui passava, e fissò il muro.
Ian McEwan, Cortesie per gli ospiti (1981)

annotato da ulrico (09/11/2005 - 15:57)

Un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.
Heinrich Boll, Opinioni di un clown (1963)

annotato da ulrico (08/11/2005 - 15:58)

Come molti autori di fantascienza, Trout non capiva niente di scienza e i particolari tecnici l'annoiavano a morte. In realtà, nessun fischio di sirena s'era allontanato di molto dalla Terra, e per la seguente ragione: il suono poteva viaggiare solo nell'atmosfera e, in termini relativi, l'atmosfera della Terra non era spessa neppure quanto la buccia di una mela. Al di là esisteva il vuoto perfetto.
Kurt Vonnegut, La colazione dei campioni (1973)

annotato da ulrico (07/11/2005 - 16:00)

Rocce, alberi, acqua, neve. Questi elementi, disposti in modi sempre nuovi, costituivano lo scenario esterno di un finestrino del treno, una mattina tra Natale e Capodanno. Le rocce erano grandi, talvolta sporgenti, talvolta lisce come massi levigati, grigio scuro o decisamente nere. Gli alberi erano per lo piú sempreverdi: pini, abeti, cedri. Gli abeti - abeti neri - mostravano in cima certe crescite ad alberello, simili a miniature di se stessi. I non sempreverdi apparivano spogli e scheletrici: potevano essere pioppi, larici oppure ontani. Alcuni avevano il tronco chiazzato. La neve alta incappucciava la sommità dei massi e foderava il lato degli alberi esposto al vento. Formava una bella coltre liscia sullo specchio di numerosi laghi gelati, di varie dimensioni. L'acqua era sgombra dal ghiaccio solo qua e là, nei torrenti stretti, scuri e impetuosi.
Alice Munro, In fuga (2004)

annotato da ulrico (02/11/2005 - 16:01)

Si può avere voglia di scrivere senza sapere cosa come si ha voglia di camminare.
Peter Handke, Falso Movimento (1975)

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