La porta dell'atrio si apre su una mattina di giugno così bella e pulita che Clarissa sosta sulla soglia come farebbe sul bordo di una piscina, a guardare l'acqua turchese che batte contro le piastrelle, le strisce liquide di sole che guizzano nelle profondità blu. Come se si trovasse sul bordo di una piscina, ritarda per un momento il tuffo, l'improvvisa membrana di freddo, lo shock naturale nell'immersione. New York con il suo frastuono e la sua austera decrepitezza marrone, con il suo incessante declino, regala sempre alcune mattine estive come questa: mattine invase per ogni dove da un'affermazione di nuova vita così determinata da risultare quasi comica, come un personaggio di un cartone animato che sopporta punizioni infinite, terribili, e ne emerge sempre senza bruciature,
senza cicatrici, pronto a subire ancora.
Michael Cunningham, Le Ore (1999)
Mi alzai, pieno di vergogna e di nausea, e poi presi posto sulla panca, singhiozzando. Avevo un mio talento per i pianti. Mi aveva procurato svariati riconoscimenti nel corso della vita, e anche qualche fastidio. Quando le tue debolezze sono la tua forza, che fai? piangi. Dal momento che il pianto semina sconcerto, la gente non sa come prenderla; sono lì che magari si aspettano un'esplosione di violenza e d'un tratto tutto svanisce in una pozza di lacrime. Piansi alla prima comunione. Le mie lacrime ebbero ragione di Harriet e così alla fine lei mi sposò. Senza lacrime non avrei mai potuto sedurre una donna; con le lacrime non mi andò mai buca. Era una cosa che devastava il cuore delle donne alle quali non andavo a genio e che, in seguito, avrebbero voluto uccidermi perché le avevo fatte soccombere. Piangevo persino mentre scrivevo cose melanconiche.
E più invecchiavo, più piangevo.
John Fante, La Confraternita del Chianti (1977)
La verità è sempre inverosimile. Per renderla più verosimile, occorre mescolarla con un po' di menzogna.
Feodor Dostoevsky, I demoni (1873)
Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente il fatto che gli stipiti sono duri: questa massima alla quale il vecchio professore si era sempre attenuto è semplicemente un postulato del senso della realtà. Ma se il senso della realtà
esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930-1942)
In cucina si versò un altro bicchiere e guardò i mobili della camera da letto sistemati nel giardino. Il materasso era scoperto, mentre le lenzuola a righe colorate erano piegate sul cassettone, accanto a due cuscini. A parte questo dettaglio, tutto era disposto come lo era stato nella stanza: comodino e abat-jour dalla parte di lui, comodino e abat-jour dalla parte di lei. La parte di lui, la parte di lei.
Sorseggiava whisky e rifletteva su questo punto.
Raymond Carver, Perché non ballate? in "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" (1982)
Prendi la posizione piú comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giú, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.
Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava cosí quando si era stanchi d'andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l'idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979)
Si sentiva intatto ma senza valore, come una colomba di cioccolato dopo Pasqua, in offerta con il settantacinque per cento di sconto.
Douglas Coupland, Miss Wyoming (1999)
Avrebbe potuto andare dalla madre subito, rannicchiarsi vicino a lei e mettersi a raccontarle la cronaca della giornata trascorsa. Se l'avesse fatto, non avrebbe mai commesso il suo crimine. Così tante cose non sarebbero accadute, non sarebbe successo nulla, e la carezzevole mano del tempo avrebbe reso la giornata a malapena degna di memoria: la notte in cui i gemelli scapparono di casa.
Ian McEwan, Espiazione (2001)
Se non c'è significato ci risparmieremo un sacco di fastidi, perché non avremo bisogno di scoprirne uno.
Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie (1865)
Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c'è qui, continua a domandarmi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. E' una domanda cosí stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sí, ma come faccio a saperlo? Giuro che è una domanda stupida.
Jerome David Salinger, Il giovane Holden (1951)
Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.
Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino (2005)
Certe volte la mia ombra è piú nera delle altre. Me ne accorgo quando cammino in strada e vedo che comincia a macchiare il muro che ho di fianco, a lasciare strisciate sempre piú nette sui cartelloni, sull'intonaco o sul sasso. La vedo che diventa sempre piú scura e sempre piú densa e ho paura che qualcuno se ne accorga e allora vorrei correre via ma è difficile perché si allunga e fila, appiccicosa e nera e mi tiene attaccato al muro e al marciapiede.
Carlo Lucarelli, Almost Blue (1997)
Aspettiamo in Silenzio l'Avvento del Tristero
Thomas Pynchon, L'incanto del lotto 49 (1966)




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