Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
di Nazim Hikmet
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.
Una spada tra noi, pensò di nuovo. Poi: sdraiati fianco a fianco come nemici mortali.
Arthur Schnitzler, Doppio sogno (1926)
«La mia opinione è che l'intelletto dell'uomo moderno non è poi così superiore. I quozienti d'intelligenza non sono tanto diversi. Quegli indiani e gli uomini del medioevo erano intelligenti quanto noi, ma il contesto in cui prendeva forma il loro pensiero era completamente diverso dal nostro. In "quel" contesto fantasmi e spiriti erano reali quasi quanto lo sono per l'uomo moderno atomi, particelle, fotoni e quanti. In "questo" senso posso credere ai fantasmi. Anche l'uomo moderno ha i suoi».
«Quali?».
«Be', le leggi della fisica e della logica... i numeri... il principio di sostituzione in algebra. Questi sono fantasmi, ma ci crediamo con tanta convinzione che ci sembrano reali».
Robert M. Pirsig, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (1974)
Quel giorno entrambi videro qualcuno che assomigliava moltissimo al padre entrare di soppiatto nell'ufficio postale per ritirare la corrispondenza, e quando chiesero alla madre perché se ne andasse in giro camuffato, vestito da vecchio, lei rispose: "Non è un travestimento. È proprio lui. È invecchiato presto".
Sam Shepard , Un raptus pauroso in "Il grande sogno" (2002)
Così se ne stava lì a leggere uno di quei vecchi romanzi che parlano di amori casti, fortune perdute e poi ritrovate, e che potevano essere gli scarti di ex biblioteche di paese o della parrocchia. A quanto pare nessuno si era preoccupato di mantenere aggiornato il materiale della sala di lettura, come pure quasi tutto nel resto dell'edificio.
Alice Munro, Nemico, amico, amante... (2003)
Avevi appena il tempo di vederli sparire gli uomini, i giorni e le cose in quella verzura, quel clima, il caldo e le zanzare. Tutto ci finiva, era schifoso, a pezzi, a frasi, a membra, a rimpianti, a globuli, si perdevano al sole, fondevano nel torrente di luci e colori, e il
gusto e il tempo insieme, tutto ci finiva. Non c'era che angoscia scintillante nell'aria.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)
Era ormai uscito dagli alberi e aveva raggiunto il punto in cui il sentiero sfociava sulla strada. La luce calante ingigantiva la cupa distesa del parco, e il pacato brillio giallo delle finestre oltre il lago conferiva una bellezza quasi solenne alla villa. Lei era là dentro, magari in camera sua, a prepararsi per la serata sul lato non visibile dell'edificio, al secondo piano. Sul versante della fontana. Robbie allontanò dalla mente il violento pensiero di lei nella luce del giorno, non volendo presentarsi a cena turbato. Le suole dure delle scarpe ticchettavano sulla strada inghiaiata come un enorme orologio, e lui si costrinse a pensare al tempo, all'enorme ricchezza di cui disponeva, al lusso di un'intera fortuna ancora da spendere. Non si era mai sentito cosi giovane, né aveva provato una simile smania, quell'impazienza di dare inizio alla storia.
Ian McEwan, Espiazione (2001)
Sta bene quando non ha un’opinione di sé. E: «Come stavo bene», pensava, «quando non sapevo ancora niente». Si guardò in giro: «Ma io non so niente!» Ed esultò
Peter Handke, Alla finestra sulla rupe, di mattina (1998)
Spero che la macchina parta.
Spero che il lavandino non sia ingorgato.
Sono contento di non essermi scopato una studentessa.
Sono contento di avere problemi ad andare a letto con le donne che non conosco.
Sono contento di essere un idiota. Sono contento di non sapere niente.
Sono contento di non essere ancora morto.
Quando mi guardo le mani e vedo che sono ancora attaccate ai polsi
mi dico che sono un uomo fortunato.
Charles Bukowski, Musica per organi caldi (1983)
Chiunque può morire da un momento all'altro, ma chi è malato sa che tra dieci anni non ci sarà piú. Il mio margine d'incertezza non si estende piú su anni, ma su mesi. Le probabilità che io finisca per una pugnalata al cuore o per una caduta da cavallo diventano quanto mai remote; la peste pare improbabile; la lebbra e il cancro sembrano definitivamente allontanati. Non corro piú il rischio di cadere ai confini, colpito da una ascia caledonia o trafitto da una freccia partica; le tempeste non hanno saputo profittare delle occasioni loro offerte, e sembra avesse ragione quel mago a predirmi che non sarei annegato.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (1951)
Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho disceso e salito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sera nelle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo. Da quando Maria mi ha lasciato per sposare Zupfner, quel cattolico, il ritmo è diventato ancora più meccanico, senza perdere in scioltezza. Per la distanza dalla stazione all'albergo, dall'albergo alla stazione, c'è un'unità di misura: il tassametro. A due marchi, tre marchi, quattro marchi dalla stazione. Da quando Maria non c'è più, qualche volta ho perso il ritmo, ho confuso l'albergo con la stazione, ho cercato nervosamente il biglietto ferroviario davanti al portiere dell'albergo oppure ho chiesto all'impiegato che ritira i biglietti all'uscita della stazione il numero della mia camera.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)
La prima cosa che fece Jim il mattino seguente fu versarsi un dito di Jack Daniel’s in un bicchiere torbido e ingoiare con un sorso deciso mezzo acido. Jim non si lavò neanche i denti. Ora che non era più nella sua città Jim poteva farlo impunemente. Poteva lasciarsi marcire i denti e friggersi il cervello come voleva, ora, senza avere nessuno intorno che gli dicesse cosa fare e cosa non fare. Jim avvicinò una sedia alla finestra e sistemò i piedi sul davanzale. Si accese uno spinello bello grosso e cominciò a tirare boccate come un magnate dal suo sigaro. Sentì subito la magica luce dei bei tempi andati. Gli scivolò addosso come fosse acqua.
Chuck Kinder, Lune di miele: precauzioni per l'uso (2001)
Un grido s'avvicina, attraversando il cielo. È già successo prima, però niente di paragonabile ad adesso.
Ormai è troppo tardi. L'Evacuazione prosegue, ma è tutta scena. Le luci dei vagoni sono spente. Sono spente anche fuori. In alto, sopra la sua testa, si ergono le travi oblique, vecchie quanto la regina di ferro, e più in alto ancora una vetrata in grado di lasciar filtrare la luce del giorno. Sennonché è notte. La vetrata cadrà giù - presto - sarà un crollo temibile, spettacolare, il crollo di un palazzo di cristallo. Però avverrà nel buio più totale, senza neppure un barlume di luce a rischiararlo, un grande schianto invisibile e nient'altro.
Thomas Pynchon, L'arcobaleno della gravità (1973)
E, con quella grossolanità intermittente che riappariva in lui appena cessava d'essere infelice e che nello stesso momento abbassava il livello della sua moralità, egli esclamò dentro di sé: «E dire che ho perduto tanti anni della mia vita, che ho voluto morire, che ho avuto il mio più grande amore, per una donna che non mi piaceva, che non era il mio tipo!»
Marcel Proust, Un amore di Swann (1913)
Può confortare noi, in qualità d'Inglesi allevati all'Infelicità, credere che in qualche plaga del Mondo ancora dimori l'innocenza... ma non fra questa gente. Tutto è lotta... e tutta, salvo poche eccezioni, vana.
Thomas Pynchon, Mason & Dixon (1997)




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