Si tratta di descrivere un mondo, di scoprirlo e non di costruirlo o inventarlo, perché esiste al di fuori dello spirito umano e indipendentemente da esso.
Raymond Queneau, Odile (1937)
Il fatto che esistano arnesi come le armi da fuoco, facili da usare quanto gli accendisigari e facili da reperirsi quanto i tostapane - nonché in grado, se a qualcuno gli gira il ghiribizzo, di uccidere mio padre o Fats Walzer o Abraham Lincoln o John Lennon o Martin Luther King o una donna che spinge una carrozzella - dovrebbe esere prova sufficiente per chiunque di quanto, per citare il vecchio autore di fantascienza Kilgore Trout, "essere vivi è una gran merdata".
Kurt Vonnegut, Cronosisma (1997)
Un oggetto chiuso nella teca di un museo deve patire l'innaturale esistenza di un animale in uno zoo. In ogni museo l'oggetto muore - di soffocamento e degli sguardi del pubblico -, mentre il possesso privato conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di toccare. Come un bimbo allunga la mano per toccare ciò di cui pronuncia il nome, così il collezionista appassionato restituisce all'oggetto, gli occhi in armonia con la mano, il tocco vivificante del suo artefice. Il nemico del collezionista è il conservatore del museo. In teoria, i musei dovrebbero essere saccheggiati ogni cinquant'anni e le loro collezioni dovrebbero tornare in circolazione...
Bruce Chatwin, Utz (1988)
Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno e chi se ne fotte di certe miserie. L’acqua putrida e il petrolio sono come il vento e l’aria per noi. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di esser morti male, di esser caduti nel letame.
Raymond Chandler, Il grande sonno (1939)
A M... , una importante città dell'Italia settentrionale, la marchesa di O..., vedova, signora di eccellente reputazione e madre di bambini ben allevati, fece pubblicare sui giornali che, senza saper come, si trovava in stato interessante, che il padre del bambino che avrebbe partorito si presentasse e che lei, per riguardo verso la sua famiglia, era decisa a sposarlo.
Heinrich von Kleist, La marchesa di O... (1808)
La vita trascorre come un lampo il cui splendore così poco dura che appena lo si vede. Se cielo e terra eterni e immobili stanno, come rapido fugge il tempo mutevole sul volto dell'uomo! O tu che stai seduto con il boccale ricolmo e pur non bevi, tu, dimmi: chi
stai aspettando ancora?
Hermann Hesse, L'ultima estate di Klingsor (1920)
Quelle erano sere, e ce n'erano state centinaia, forse migliaia, in cui nulla di così traumatico da lasciare il segno era accaduto al nucleo famigliare. Sere di semplice intimità alla vaniglia sulla poltrona di pelle nera; dolci sere di dubbio fra notti di squallida certezza. Gli venivano in mente adesso, quei controesempi dimenticati, perché alla fine, quando si stava cadendo in acqua, l'unica cosa solida a cui aggrapparsi erano i figli.
Jonathan Franzen, Le correzioni (2001)
Comodamente allungato sulla sua sdraio, rafforzato moralmente dal lusso che lo circondava e fisicamente dall'ottimo cibo servito a bordo, cercò di guardare con obiettività al suo passato. Gli ultimi quattro anni erano stati, per lo più, veramente sprecati. Inutile negarlo. Una lunga serie di lavori saltuari, alternati a lunghi periodi di disoccupazione e conseguente demoralizzazione per mancanza di soldi. E poi quel mescolarsi con gente rozza e sciocca pur di evitare la solitudine oppure perché aveva qualcosa da offrirgli, almeno per un po', proprio come nel caso di Marc Priminger. Non c'era proprio di che essere fieri, soprattutto se pensava con che bagaglio di sogni e di progetti era arrivato a New York.
Patricia Highsmith, Il talento di Mr. Ripley (1956)
Riusciva persino, in un certo senso, a sentirsi soddisfatto di non avere una specifica sfera d’interessi: evitando obiettivi specifici, aveva evitato anche specifiche limitazioni.
Richard Yates, Revolutionary Road (1961)
L'editore raccontò: « Poco tempo fa ho lasciato un'amica in un modo così strano che glielo vorrei raccontare. Era notte e viaggiavamo in taxi. Io la cingevo con un braccio e tutti e due guardavamo fuori, dalla stessa parte. Stavamo bene. Deve sapere che si trattava di una ragazza giovanissima, neanche vent'anni, e che io le ero molto attaccato. Ed ecco che di sfuggita, passando, sul marciapiede vidi un uomo che camminava. Non potei afferrare alcun particolare, la strada era troppo buia: vidi soltanto che l'uomo era giovane. E all'improvviso mi immaginai che la ragazza accanto a me, alla vista di quella figura là fuori, si fosse resa conto di stare dentro il taxi abbracciata ad un uomo tanto vecchio e che in quell'istante dovesse per forza provare ribrezzo di me! Questa fantasia fu per me un tale shock che ritirai immediatamente il braccio dalle sue spalle. A dire la verità, proseguii fin da lei, l'accompagnai fin sulla porta di casa, ma qui le dissi che non volevo vederla più. Feci la voce grossa, le intimai di scomparire, che ero stufo di lei, che era finita, e me ne andai di fretta. Sono sicuro che ancora oggi lei non sa perchè io l'abbia lasciata. E' probabile che alla vista del giovanotto sul marciapiede non abbia pensato proprio niente. Forse non l'ha nemmeno notato».
Peter Handke, La Donna Mancina (1976)
Sapeva che ci sarebbero state altre donne come Angie, donne che avrebbero iniziato pensando di voler soltanto assicurarsi una scopata, e che avrebbero finito col decidere che una vita tranquilla valeva tutti gli orgasmi più rumorosi. E dato che anche lui la vedeva pressappoco nella stessa maniera, anche se per ragioni assai diverse, sapeva di aver parecchio da offrire. Buon sesso, un sacco di massaggi all’ego, paternità a tempo determinato senza lacrime e una separazione priva di sensi di colpa: che cosa poteva volere di più un uomo?
Nick Hornby, Un Ragazzo (1997)
Elisabeth si accorgeva di aver vissuto sí quegli episodi, ma al tempo stesso di non averli vissuti, perché in quelle storie c’era un che di opaco e di vuoto, e la cosa piú opaca era che lei aveva veramente assistito a tutto, la sua vita si era svolta a coté, in un modo diverso, e proprio per questo le era sfuggita di mano, come a uno spettatore che va al cinema ogni giorno e si lascia narcotizzare da un mondo diverso dal proprio.
Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago (1972)
Ragnatele cariche di polvere pendevano a guisa di festoni dalle pareti, vicino ai quadri; gli specchi erano tanto polverosi che, invece di riflettere gli oggetti, avrebbero potuto servire come tavolette su cui annotare le cose da non dimenticare. I tappeti erano pieni di macchie. Sul divano era abbandonato un asciugamano; al mattino era un caso raro non trovare sul tavolo, non sparecchiato la sera prima, il piatto, la saliera, un osso rosicchiato e briciole di pane un po' dovunque. Se non fosse stato per questo piatto e per la pipa ancora calda posata sul letto, e per lo stesso padrone che stava dentro il letto, si sarebbe potuto pensare che in quella casa non vivesse nessuno, tanto le cose erano polverose, scolorite e non lasciavano intuire una sola traccia di presenza umana. E vero che sugli scaffali c'erano due o tre libri aperti e un giornale spiegazzato e che sullo scrittoio c'era il calamaio con le penne; ma le pagine a cui i libri erano aperti erano velate di polvere e ingiallite: prova evidente, che i volumi erano stati buttati lì da un pezzo; il giornale era dell'anno prima e, se si fosse intinta la penna nel calamaio, forse ne sarebbe uscita solo una mosca ronzante di paura.
Ivan Goncharov, Oblomov (1859)
"Perche' giravi tutta la giornata tenendo strette nelle mani due palle di gomma ?"
Orr fece un risolino, scuotendo la testa.
"Lo feci per proteggere la mia reputazione nel caso qualcuno mi pescasse mentre gironzolavo con le mele selvatiche nelle guance. Avendo delle palle di gomma in mano, potevo smentire di avere delle mele selvatiche nelle guance. Se mai qualcuno mi avesse chiesto perche' giravo con delle mele selvatiche nelle guance, avrei potuto semplicemente aprire i pugni e mostrare che non era vero che gironzolavo con delle mele selvatiche, bensi' con delle palle di gomma, e che non le tenevo nelle guance, bensi' nelle mani. Era una magnifica spiegazione. Ma non so se qualcuno riusci' mai a capirla, perché era tutt'altro che semplice farsi capire dalla gente, avendo due mele selvatiche nelle guance."
Joseph Heller, Comma 22 (1963)
In fondo si trattava semplicemente di questo: che il suo jersey le modellava squisitamente il busto, che i riccioli si addicevano molto al suo viso, e che standole vicino mi veniva voglia di starle ancor più vicino.
Lev Tolstoj, La sonata a Kreutzer (1889-90)
Signore, esisteranno sempre individui speciali che devono scrutare nel buio della propria anima per far sì che noi vediamo con chiarezza. Mio marito, il signor Crawford, è uno di questi individui dannati, eppure benedetti, che soffrono e godono allo stesso tempo di questo fardello ricevuto in dono. Sempre a causa di questo fardello il signor Crawford beve come una spugna e vive per
metà del tempo in un mondo parallelo di finzione.
Chuck Kinder, Lune di miele: precauzioni per l'uso (2001)
Mattina, è ora di alzarsi, e allora alzati, Arturo, va' a cercarti un lavoro. Va' là fuori a cercare ciò che non troverai mai. Sei un ladro, un killer di granchi, un donnaiolo da stanzino dei vestiti. Tu non lo troverai mai, un lavoro. Ogni mattina mi alzavo con questo stato d'animo. Ora devo trovarmi un lavoro, mannaggia l'inferno. Facevo colazione, mi mettevo un libro sottobraccio e le matite in tasca e mi avviavo. Giù per le scale, in strada, a volte c'era freddo a volte caldo, a volte c'era nebbia a volte era sereno. Non aveva
mai molta importanza, con un libro sottobraccio, andare in cerca d'un lavoro.
John Fante, La strada per Los Angeles (1930)




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