Archivio Aprile 2005

annotato da ulrico (29/04/2005 - 14:11)

Spesso le parti migliori della vita erano quando non facevi assolutamente niente, stavi solo a rimuginare, a riflettere. Voglio dire, mettiamola così: voi immaginate che niente abbia senso, ma non può essere che tutto sia così, perchè vi rendete conto che non ha senso e questa vostra consapevolezza gli dà quasi un senso. Avete capito quello che intendo? Un pessimismo ottimistico.
Charles Bukowski, Pulp (1994)

annotato da ulrico (28/04/2005 - 13:57)

Trovò la casa immersa nel buio. Era così tardi che erano andati tutti a letto? Forse Lucinda si era fermata a cena a casa dei Westerhazy? E le ragazze l'avevano raggiunta lì o erano andate in qualche altro posto? Non erano d'accordo di rifiutare la domenica tutti gli inviti per rimanere a casa? Provò ad aprire le porte del garage per vedere quali auto erano dentro, ma le porte erano chiuse a chiave, e sulle mani gli rimase la ruggine delle maniglie. Mentre andava verso la porta di casa, vide che la
violenza del temporale aveva strappato un tratto di grondaia che ora pendeva sopra la porta come la bacchetta di un ombrello. L'avrebbe fatta aggiustare il mattino dopo. La casa era chiusa a chiave, e pensò che doveva averla chiusa qualche stupida cuoca o cameriera, finché non ricordò che già da un po' di tempo non avevano più cuoche e cameriere. Gridò, batté con i pugni sulla porta, tentò di abbatterla a spallate, e poi, guardando attraverso le finestre, vide che la casa era disabitata.

John Cheever, Il Nuotatore (1961)

annotato da ulrico (27/04/2005 - 13:47)

La mia eccentrica missione privata divenne parte dell'atmosfera romantica e dell'universale splendore: sentivo persino una mistica amicizia, una fratellanza morale con tutti coloro che, in passato, erano stati al servizio dell'arte. Avevano lavorato per la bellezza, per adempiere un voto: e che altro io facevo? Quell'elemento era reperibile in tutto quanto Jeffrey Aspern aveva scritto, e io stavo
semplicemente portandolo alla luce.

Henry James, Il carteggio Aspern (1888)

annotato da ulrico (26/04/2005 - 09:23)

Il gatto bianco è il cacciatore e l'assassino, il suo sentiero è illuminato dalla luna argentea. Sotto quell'inesorabile luce delicata, ogni recesso buio e ogni essere vengono disvelati. Non puoi scuoterti di dosso il tuo gatto bianco perchè il tuo gatto bianco sei tu. Non puoi nasconderti dal tuo gatto bianco perchè il tuo gatto bianco si nasconde con te.
William S. Burroughs, Il gatto in noi (1986)

annotato da ulrico (22/04/2005 - 12:49)

Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un po' di polvere. Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, come uno schioccare di lingua, ma non umido, secco. Una lingua di plastica. La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano le gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare "Almost Blue".
Carlo Lucarelli, Almost Blue (1997)

annotato da ulrico (20/04/2005 - 13:32)

le sensazioni di pienezza, di gioia, di gioventù causategli dal sogno fatto poco prima del risveglio accompagnarano l'uomo fino quasi alla serata

annotato da ulrico (19/04/2005 - 14:02)

Quando si è giovani, l'indifferenza più arida, le porcate più ciniche, si arriva a trovargli la scusa del capriccio passionale e chissà quale segno di un romanticismo inesperto. Ma più tardi, quando la vita vi ha mostrato per bene tutto quello che può esigere in cautela, crudeltà, malizia soltanto per essere mantenuta bene o male a 37°, ti rendi conto, sei informato, hai le carte in regola per capire tutte le stronzate che contiene un passato. Basta in tutto e per tutto contemplare se stessi e quel che si è diventati in fatto di schifezza. Niente più mistero, niente più ingenuità, ti sei mangiato tutta la poesia visto che hai vissuto fino a quel momento. E' un cazzo fritto, la vita.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)

annotato da ulrico (18/04/2005 - 08:53)

La nudità, l'abbandono dei corpi la sconvolgevano, e le sembrava che quando acconsentivano soltanto a mostrarsi nude in una stanza chiusa le sue amiche le facessero un dono che non avrebbe mai potuto contraccambiare. Infatti la nudità delle vacanze, al sole e sulle spiagge, la lasciava insensibile: non soltanto perché era pubblica, ma perché, essendo pubblica e non completa, lei ne era in qualche modo al riparo.
Pauline Reage, Histoire d'O (1954)

annotato da ulrico (14/04/2005 - 16:04)

Due signori che in quel momento si trovavano al gabinetto cercarono di rialzarlo; ma era del tutto impotente. Giaceva piegato in due ai piedi delle scale dalle quali era caduto, e a stento riuscirono a rivoltarlo supino. Il cappello gli era rotolato pochi metri più in là e lo sporco e la fanghiglia del pavimento su cui era rimasto a faccia all'ingiù, gli avevano imbrattato i vestiti. Teneva gli occhi chiusi e respirava a fatica con una specie di grugnito: un filo di sangue gli colava dall'angolo della bocca.
James Joyce, "La grazia" in Gente di Dublino (1907)

annotato da ulrico (13/04/2005 - 14:26)

In un prossimo futuro, magari solo per comodità, i genitali dei due sessi saranno al posto oggi occupato dalla testa, e le bevute, sempre meno necessarie, le faremo sotto la cintura. Il che consentirà a giovani e meno giovani di incastrarsi a dovere senza preliminari romantici e senza quel defatigante armeggiare con cerniere lampo e bottoni. In altre parole, gli umani saranno in grado di stabilire quello che Forster chiamava "un semplice contatto" aspettando che scatti il verde al semaforo, in coda al supermercato, sulla panca di una sinagoga o di una chiesa. Tanto il brutale "fottere" quanto il più delicato "fare l'amore" lasceranno posto a frasi tipo "Oggi passeggiando per la fifth Avenue ho incrociato una bona pazzesca, e le ho dato una bella capocciata". L'aspetto sorprendente di questa evoluzione culturale è che i luoghi proibiti dove si daranno convegno i peccatori (sbottonandosi la patta o calandosi le mutande per fare due chiacchere come si deve) non saranno più i bordelli, o casini che dir si voglia, ma le biblioteche,
sotto costante minaccia di chiusura a opera della Buoncostume letteraria. E la nuova malattia sociale sarà l'intelligenza. Quando tutto questo accadrà, ricordati che per la prima volta lo hai letto qui.
Mordecai Richler, La versione di Barney (1997)

annotato da ulrico (12/04/2005 - 09:06)

C'era in quel corrusco fantasma una perfezione che rendeva la mia gioia sfrenata altrettanto perfetta, proprio perché la visione era fuori della mia portata, senza la possibilità di un raggiungimento che potesse guastarla con la consapevolezza di un relativo tabù; anzi, l'attrazione che l'immaturità esercita su di me potrebbe stare non tanto nella bellezza limpida, pura, giovane e proibita di una bambina fiabesca, quanto nella sicurezza datami da una situazione in cui infinite perfezioni colmano l'abisso fra il poco che è dato ed il molto che è promesso.
Vladimir Nabokov, Lolita (1955)

annotato da ulrico (08/04/2005 - 13:41)

La vita sociale si svolge in cerchio. Si intendono fra loro soltanto quelli che sono affetti da una determinata malattia.
Franz Kafka, Diari (1910-1924)

annotato da ulrico (07/04/2005 - 14:35)

Federica, una mia ex compagna delle elementari, un giorno d'estate è arrivata con un gattino. A me Federica è sempre stata simpatica. Una volta che in quinta mi aveva invitato a casa sua con la scusa dei compiti avevamo passato il pomeriggio sull'altalena, e quando le avevo visto le mutandine lei non aveva fatto una piega. Anzi, mi aveva sorriso tutta contenta. Federica il felino lo teneva in braccio. Pensavo alle sue mutandine anche mentre cercava di rifilarmelo. Totale: non ha dovuto insistere granché. Alla fine il felino in braccio me lo sono ritrovato io.
Giuseppe Culicchia, Il paese delle meraviglie (2004)

annotato da ulrico (06/04/2005 - 15:37)

Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte.
Saul Bellow, Herzog (1965)

annotato da ulrico (05/04/2005 - 08:55)

Fu soltanto una logica conseguenza, come apparve ben presto al ragazzo non ancora diciottenne in seguito agli avvenimenti e accadimenti che sto per annotare con intento di verità e di chiarezza, che mi ammalassi anch'io dopo che mio nonno si era improvvisamente ammalato ed era dovuto andare all'ospedale situato a poche centinaia di passi da noi, lo ricordo bene e me lo vedo ancora oggi davanti agli occhi mentre, con addosso un cappotto invernale grigio scuro che gli era stato regalato da un ufficiale canadese delle truppe d'occupazione, camminando spedito e scandendo con il bastone il ritmo dei propri movimenti come per la solita passeggiata, egli passava davanti alla sua finestra, dietro la quale io, senza sapere dove quella passeggiata lo avrebbe condotto, lo stavo osservando in una disposizione di animo e di spirito senza dubbio tra il triste e il melanconico dopo che mi ero congedato da lui, l'unico essere umano che ho amato veramente.
Thomas Bernhard, Il respiro (1978)

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