Archivio Febbraio 2005

annotato da ulrico (28/02/2005 - 09:11)

Guardati attentamente allo specchio, David. Cosa vedi? Qualcuno che non ti piace granché. Quando avevi vent'anni ti accettavi con difetti e tutto. Poi è iniziato il disincanto. A trent'anni la tua tolleranza si stava esaurendo. Non eri del tutto affidabile, e sapevi di essere incline al compromesso. Il futuro stava già allontanandosi, i sogni luminosi scivolavano sotto l'orizzonte. E adesso sei solo una quinta teatrale, basterebbe una spinta e l'intera scena crollerebbe ai tuoi piedi. A volte hai l'impressione di vivere la vita di qualcun altro, in una strana casa che hai affittato per sbaglio. Il 'te' che sei diventato non è il tuo vero io.
J. B. Ballard, Millennium People (2003)

annotato da ulrico (24/02/2005 - 15:30)

Un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. 
Cesare Pavese, La luna e i falò (1949)

annotato da ulrico (23/02/2005 - 13:55)

Nella stanza da pranzo della nonna c'era un armadietto chiuso da uno sportello a vetri, e dentro l'armadietto un pezzo di pelle. Il pezzo era piccolo, ma spesso e coriaceo, con ciuffi di ispidi peli rossicci. Uno spillo arrugginito lo fissava a un cartoncino. Sul cartoncino c'era scritto qualcosa con inchiostro nero sbiadito, ma io ero troppo piccolo, allora, per leggere.
Bruce Chatwin, In Patagonia (1977)

annotato da ulrico (22/02/2005 - 15:32)

Suppongo che possa sembrare strano, ma quell'immagine, quell'immagine innocente, alla fine risultò il fattore più illuminante, il colpo più violento.
Almudena Grandes, Le età di Lulù (1990)

annotato da ulrico (21/02/2005 - 09:16)

Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po' pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente si incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell'edificio si ripercuote, lontana e regolare.
Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso (1978)

annotato da ulrico (18/02/2005 - 12:32)

Si tagliò radendosi, ebbe difficoltà ad estrarre la lama e si squarciò un dito. Fece la doccia per togliersi il sangue di dosso. Le manopole non giravano. Quando infine trovò una doccia funzionante, l’acqua usciva fredda e calda a casaccio. Saltellò qua e là, gridando e tremando, scivolò su una saponetta e per poco non si ruppe l’osso del collo. Asciugandosi, strappò in due un asciugamano liso, rendendolo inservibile. Si mise la canottiera a rovescio, gli ci vollero dieci minuti per tirar su la lampo e un quarto d’ora per aggiustare una stringa che si era rotta mentre cercava di legarla. La sua canzone del mattino fu fatta di imprecazioni silenziose. Non è che fosse stanco o particolarmente scoordinato. Era solo una cosa che, da buon schlemihl, sapeva da anni: non
c’era pace fra lui e gli oggetti inanimati.
Thomas Pynchon, V (1963)

annotato da ulrico (16/02/2005 - 14:58)

Solo crescendo, forse solo quando si hanno dei figli, ci si rende conto fino in fondo del fatto che i nostri genitori possedevano esistenze piene e complesse già prima della nostra nascita.
Ian McEwan, Bambini nel tempo (1987)

annotato da ulrico (15/02/2005 - 13:35)

Ormai aspirava semplicemente a crearsi - pel proprio piacere, non più per sbalordire altrui - un interno provvisto d'ogni comodità, eppure messo in modo non comune; a formarsi un nido singolare e tranquillo, adatto ai bisogni della futura solitudine.
Joris-Karl Huysmans, Controcorrente (1884)

annotato da ulrico (14/02/2005 - 08:52)

Non vi dirò quanto mi sia costato, in soldi, tempo e ansietà questo schifoso libretto. Ventitré anni fa, quando tornai a casa dalla seconda guerra mondiale, pensavo che mi sarebbe stato facile scrivere della distruzione di Dresda, dato che tutto quel che dovevo fare era riferire quel che avevo visto. E pensavo anche che sarebbe stato un capolavoro o che per lo meno mi avrebbe fatto guadagnare un sacco di quattrini, dato che il tema era così forte. Ma allora non mi venivano molte parole da dire su Dresda, o almeno non abbastanza da cavarne un libro. E non me ne vengono molte neanche adesso, che son diventato un vecchio rudere con tutti i suoi ricordi sul gobbo e le sue Pall Mall e i figli ormai grandi.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 (1969)

annotato da ulrico (11/02/2005 - 12:39)

Sarebbe il capolavoro della filosofia rendere evidenti i mezzi che la fortuna adopera per arrivare ai propri fini sull'uomo, e così trarne piani di condotta che indichino a questo sventurato individuo bipede come procedere nello spinoso cammino della vita, e prevenire i bizzarri capricci di quella fortuna, che è stata volta a volta chiamata Destino Dio Provvidenza Fatalità Caso, denominazioni tutte tanto viziose quanto prive di buon senso, perché non apportano allo spirito che idee vaghe e puramente soggettive.
Marquis de Sade, La nouvelle Justine (1797)

annotato da ulrico (10/02/2005 - 08:58)

Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna, e ancora meno per l'impossibile. Ma chi è pronto ad affrontare l'impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l'incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell'uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.
Philip Roth, Pastorale americana (1998)

annotato da ulrico (09/02/2005 - 14:45)

Poco dopo l'alba, o quella che sarebbe stata l'alba in un cielo normale, Mr. Arthur Sammler col suo occhio cespuglioso percepì la presenza dei libri e delle carte nella sua camera da letto di West Side e sospettò fortemente che si trattasse di libri sbagliati, di carte sbagliate.
Saul Bellow, Il pianeta di Mr. Sammler (1969)

annotato da ulrico (08/02/2005 - 09:04)

Omero: Il mondo sembra oscurarsi al crepuscolo, ma io racconto, come all’inizio, la mia cantilena che mi tiene in vita, dispensato dai tumulti dell’ora e risparmiato per il futuro. Basta con l’espansione nel tempo, avanti e indietro nei secoli, posso pensare solo da un giorno all’altro, i miei eroi non sono più guerrieri e re, ma i fatti di pace, uno vale l’altro; le cipolle messe a seccare buone come un tronco d’albero che porta attraverso la palude, ma, ancora, nessuno è riuscito a cantare un epos di pace... Cosa c’è nella pace che alla lunga non entusiasma e che non si presta al racconto? Devo darmi per vinto, ora? Se mi do per vinto, allora, l’Umanità perderà il suo Cantore, e quando l’umanità avrà perso il suo cantore, allora, avrà perso anche l’infanzia.
Wim Wenders e Peter Handke, Il cielo sopra Berlino (1987)

annotato da ulrico (07/02/2005 - 14:21)

La visione piu' bella che ci rimane di un'opera è spesso quella levatasi sopra le note false, tratte da dita inabili, di un pianoforte scordato.
Marcel Proust, Un Amore di Swann (1913)

annotato da ulrico (04/02/2005 - 09:03)

Perdetti allora più di una volta traccia della mia esistenza e il mio delirio prendeva la forma di cifre, e queste cifre esprimevano dei numeri dalle proprietà ostili e malevole. Si coagulavano, si dissolvevano, si diversificavano, si corrompevano come volgari esseri viventi o prodotti chimici.
Raymond Queneau, Odile (1937)

annotato da ulrico (03/02/2005 - 09:00)

La notte era piena di orrori, ed egli ebbe la sensazione di capire finalmente quale doveva essere stata l'impresssione di Cristo quando passò per le strade del mondo: simile a quella di uno psichiatra in un ospedale pieno di pazzi, simile a quella di una vittima attraverso una prigione piena di ladri.
Joseph Heller, Comma 22 (1963)

annotato da ulrico (01/02/2005 - 13:34)

Pensando al futuro, una cosa che l'adolesente immaginava era di vivere un giorno con un bambino. Questo pensiero contemplava l'idea di una muta comunanza, di rapidi scambi di sguardi, di uno star-insieme-accoccolati, di una scriminatura scomposta nei capelli, di vicinanza e lontananza in una felice unione.
Peter Handke, Storia con bambina (1981)

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