Noi descriviamo e giudichiamo gli esseri umani sempre e soltanto in maniera errata, li giudichiamo iniquamente, li descriviamo con malizia (...)
Thomas Bernhard, Il soccombente (1983)
New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé. Ogni volta che camminava sentiva di lasciarsi alle spalle se stesso, e nel consegnarsi al movimento delle strade, riducendosi a un occhio che vede, eludeva l'obbligo di pensare; e questo, piú di qualsiasi altra cosa, gli donava una scheggia di pace, un salutare vuoto interiore. Il mondo era fuori di lui, gli stava intorno e davanti, e la velocità del suo continuo cambiamento gli rendeva impossibile soffermarsi troppo su qualunque cosa. Il movimento era intrinseco all'atto di porre un piede davanti all'altro concedendosi di seguire la deriva del proprio corpo. Vagando senza meta, tutti i luoghi diventavano uguali e non contava più dove ci si trovava. Nelle camminate piú riuscite giungeva a non sentirsi in nessun luogo. E alla fine era solo questo che chiedeva alle cose: di non essere in nessun luogo. New York era il nessun luogo che si era costruito attorno, ed era sicuro di non volerlo lasciare mai piú.
Paul Auster, Città di vetro (1985)
Sai cosa mi deprime veramente? Il modo in cui i bambini di oggi sono costretti a non usare l'immaginazione quando giocano con il Lego. Mettiamo che comprino una scatola per costruire una macchina Lego. Ai vecchi tempi la si apriva e rotolavano fuori 60 pezzi che si potevano mettere assieme per realizzare una macchina. Al giorno d'oggi, si apre la scatola e ne salta fuori tutta
la macchina, pre-maledettamente-costruita. Tutta la macchina. Tutta in un pezzo solo. Che sorpresa. Che sfida all'immaginazione. Una truffa totale.
Douglas Coupland, Microservi (1996)
Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso in cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche di vento di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l'intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. Neanche un bambino nei giardini.
Jonathan Franzen, Le correzioni (2001)
L’uomo tornò sempre più di rado in quella città. Non vide più la coppia degli sposi, pensò a lei e sempre gli parve che fosse passato molto tempo. Invece erano passati solo pochi mesi ma il sentimento che lui e la giovane signora avevano provato (e qui descritto) era tale che essi, senza volerlo e senza saperlo, avevano vissuto e disperso nell’aria in così poco tempo alcuni
anni della loro vita.
Goffredo Parise, I sillabari (1972-1982)
Il mediocre è sempre anche probabile e l'uomo medio è anche il sedimento di ogni probabilità.
Robert Musil, L'uomo senza qualità (1930 - 1942)
da qualche tempo l'uomo era tornato a provare quel freddo intenso, stordente, che era stato solito provare molti anni prima e che poi, da lungo tempo, lo aveva abbandonato
Avrei desiderato che mio padre o mia madre, o meglio tutti e due, giacché entrambi vi erano ugualmente tenuti, avessero badato a quello che facevano, quando mi generarono.
Laurence Sterne, La vita e le opinioni di Tristam Shandy gentiluomo (1760-1767)
«Prima di tutto,» disse Atticus, «voglio insegnarti un piccolo trucco, Scout, e se lo imparerai andrai molto più d'accordo con tutti: se vuoi capire una persona, devi cercare di considerare le cose dal suo punto di vista...»
«Come hai detto?...»
«Se vuoi provare a capire una persona, devi provare a metterti nei suoi panni e a riflettere un poco».
Harper Lee, Il buio oltre la siepe (1960)
Quella sua vita interiore che si sovrapponeva sempre! Come si disperava di poter gustare soltanto dopo, e nel silenzio di se stesso, quel che aveva provato e non detto! E si giudicava perciò inferiore agli altri.
Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi (1913)
come molti avevano pensato prima di lui, anche l'uomo adesso sapeva che per poter scrivere era necessaria una qualche forma di infelicità, di privazione; fosse essa affettiva, sessuale, di tempo o semplicemente relazionale. ed infatti nel periodo in cui aveva provato una sorta di appagamento non aveva scritto che poche note saltuarie e sconnesse: nulla che valesse la pena di rileggere in seguito
Avere rapporti passabili e normali con la gente. Non so il perché, ma mi riesce sempre difficile. In questo campo ottengo molto di rado quello che voglio... In fondo non l'ho mai ottenuto.
Eric Rohmer, "La collezionista" in Sei racconti morali (1974)
Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste:
dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire.
William Shakespeare, Re Lear (1605-1606)
Avevo l'abitudine e anche il gusto di quelle meticolose osservazioni intime. Quando ci si sofferma per esempio sul modo in cui vengono formate e dette le parole, quasi non resistono le nostre frasi al disastro del loro arredo di bave. E' più complicato e più penoso della defecazione il nostro sforzo meccanico di conversare. Questa corolla di carne tumefatta, la bocca, che va in convulsione se soffia, se aspira, e si dimena, che spinge ogni genere di suoni vischiosi attraverso la barriera puzzolente
della carie dentaria, che punizione! Ecco lì quel che ci scongiurano di trasformare in ideale.
E' difficile. Poichè non siamo che un sacco di trippe tiepide e corrotte faremo sempre una gran fatica coi sentimenti. Innamorarsi è niente, è restare insieme che è difficile. La porcheria, quella, non cerca di durare o di crescere. Qui, su 'sto punto siamo molto più sfortunati della merda, questa ostinazione a perseverare nel nostro stato costituisce un'incredibile tortura.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)
Franny respirò adagio, continuando a tenere l'orecchio sul ricevitore. Il segnale di libero, naturalmente, seguì la fine della comunicazione; e Franny parve considerarlo bellissimo da ascoltare, quasi fosse il miglior surrogato possibile del silenzio primevo.Ma pareva anche sapesse, ora, quando smettere di ascoltarlo, come se tutta la piccola o grande saggezza del mondo fosse improvvisamente sua.
J.D. Salinger, Franny e Zooey (1961)




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