Archivio Dicembre 2004

annotato da ulrico (30/12/2004 - 11:45)

I sogni passano attraverso i muri di pietra, illuminano le stanze più buie e gettano le tenebre in quelle illuminate, e i loro personaggi entrano ed escono ovunque a loro piacimento, ridendosela di tutti i lucchetti.
Joseph Sheridan Le Fanu, Carmilla (1872)

annotato da ulrico (29/12/2004 - 12:11)

La loro noia diventa sempre più terribile. Si rendono conto di essere stati truffati e ardono di rancore. Ogni giorno, per tutta la vita, leggevano i giornali ed andavano al cinema. Così si nutrivano di linciaggi, assassinii, delitti sessuali, esplosioni, naufragi, case chiuse, incendi, miracoli, rivoluzioni, guerre. Questo regime quotidiano li rendeva difficili. Il sole è una burla. Le arance non possono più titillare i loro palati logori. Nulla può essere abbastanza violento per eccitare le loro menti e i loro corpi fiacchi. Sono stati ingannati e traditi. Hanno sgobbato e risparmiato per niente.
Nathaniel West, Il giorno della Locusta (1939)

annotato da ulrico (28/12/2004 - 13:56)

ad un amico che gli chiedeva come stesse, l'uomo non trovò altra risposta che dirgli che adesso riusciva finalmente a percepire l'assenza, ma non riuscì poi a trovare le parole per spiegare cosa intendesse

annotato da ulrico (27/12/2004 - 10:40)

C'è un paesaggio interiore, una geografia dell'anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita. Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l'acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa.
Josephine Hart, Il danno (1991)

annotato da ulrico (24/12/2004 - 13:56)

His soul swooned slowly as he heard the snow falling faintly through the universe and faintly falling, like the descent of their last end, upon all the living and the dead.

La sua anima lentamente svanì mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l’universo, e cadere lieve come la discesa verso la loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.
James Joyce, "I morti" in Gente di Dublino (1907)

annotato da ulrico (22/12/2004 - 09:11)

Posai il mio cuscino sul terzo gradino dal basso, mi sedetti, presi il cappello e vi misi dentro la sigaretta: non proprio nel mezzo e non in un angolo, proprio così come se vi fosse stata gettata dall'alto e cominciai a cantare: "Il povero Papa Giovanni...". Nessuno badava a me, non sarebbe neppure stato un bene: dopo una, due, tre ore avrebbero pur cominciato ad accorgersi di me. Interruppi la mia strofa quando udii la voce al microfono che annunciava un treno da Amburgo... Allora andai avanti. Mi spaventai quando la prima moneta cadde nel cappello: era un soldo, colpì la sigaretta, la sospinse troppo da parte. La rimisi al posto giusto e ripresi a cantare.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)

annotato da ulrico (21/12/2004 - 13:22)

La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)

annotato da ulrico (20/12/2004 - 08:55)

l'uomo, che da molto tempo aveva capito che la felicità può essere vissuta solo in solitudine, era adesso anche consapevole di come l'unico modo per esprimerla fosse il silenzio assoluto

annotato da ulrico (17/12/2004 - 13:46)

Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercati di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami.
Antoine de Saint-Exupèry, Il piccolo principe (1943)

annotato da ulrico (16/12/2004 - 09:03)

Fui sopraffatto dalla consapevolezza del patetico destino dell'uomo, del terribile significato della sua presenza. Il deserto era come il bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero e le civiltà vacillassero come fiammelle, prima di spegnersi del tutto. Intuii allora il coraggio dell'umanità e fui contento di farne parte. Il male del mondo non era più tale, ma diventava ai miei occhi un mezzo indispensabile per tenere lontano il deserto.
John Fante, Chiedi alla polvere (1939)

annotato da ulrico (15/12/2004 - 08:56)

una volta la sua amica lo aveva definito famelicamente riflessivo e all'uomo era piaciuto anche se lui avrebbe detto invece: oggi sono famelicamente riflessivo dopo aver domato l'indole famelica

annotato da ulrico (14/12/2004 - 14:36)

Abbi la bontà di riflettere su questo problema: cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male, e che aspetto avrebbe la terra, se ne sparissero le ombre? Sono gli oggetti e le persone che producono le ombre. Ecco l'ombra della mia spada. Ma ci sono anche ombre di alberi e di esseri viventi. Non vorrai per caso scorticare tutto il globo terrestre, estirpandone tutti gli alberi e tutto ciò che è vivo, per la tua fantasia di godere la luce nuda?
Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita (1940)

annotato da ulrico (13/12/2004 - 13:43)

Conoscere un'altra persona è troppo difficile perché ogni persona nuova richiede altro tempo e altro spazio. L'unico modo per avere un po' di tempo per se stessi è di mantenersi così poco attraenti da non interessare a nessuno.
Andy Warhol

annotato da ulrico (10/12/2004 - 14:07)

lei diceva che io sarei affetto di "mania della vita", e intendeva dire che vorrei sempre sentirmi raccontare soltanto esperienze, anziché farmi informare sulle solite difficoltà e sui soliti ostacoli
Peter Handke,  Alla finestra sulla rupe, di mattina (1982 - 1987)

annotato da ulrico (09/12/2004 - 13:56)

Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero", le dissi. "Non posso essere così tremendo! Devo avere anche qualche lato buono!". Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma è impossibile.
Charles Bukowski, Post Office (1971)

annotato da ulrico (07/12/2004 - 14:56)

solo adesso l'uomo poteva vedere il bello anche in quella periferia desolatamente triste, poteva sentire - senza retorica - la poesia delle camere in affitto umide e scrostate
lungo la statale. tutto era rimasto apparentemente uguale ad un tempo ma lui, dove gli altri vedevano miseria e tristezza, ora leggeva soltanto mancanza di riferimenti, di relazioni intense. vedeva un germe di libertà

annotato da ulrico (06/12/2004 - 09:22)

Mai nessuno era parso così triste. Amara e nera, a metà strada, nelle tenebre, nel raggio che portava dal sole all'abisso, forse si formò una lacrima; una lacrima cadde; le acque ondeggiarono, la accolsero e si richiusero quietamente. Mai nessuno era parso così triste.
Virginia Woolf, Gita al faro (1927)

annotato da ulrico (03/12/2004 - 13:41)

Ciò che c’è di più tremendo a New York è che quando ne avete fin sopra i capelli, non sapete più in quale altro posto andare. È il tetto del mondo. La sola cosa che ci rimane è girare e girare come lo scoiattolo in gabbia.
John Dos Passos, Manhattan Transfer (1925)

annotato da ulrico (02/12/2004 - 13:58)

sentendo di vivere la vita di qualcun'altro, l'uomo non poteva fare a meno di chiedersi se - in qualche luogo - ci fosse qualcuno che stava vivendo la vita che gli sarebbe dovuta appartenere

annotato da ulrico (01/12/2004 - 17:35)

Ovunque siano muri, là sono lucidi tossici granchi che annunziano l’avvicinarsi del cancro. Dovunque tu vada, qualunque cosa tu tocchi, è cancro e sifilide. Sta scritto in cielo: fiammeggia e danza come un malaugurio. Ha roso le anime nostre e noi non siamo altro che una cosa morta, come la luna.
Henry Miller, Tropico del Cancro (1934)

annotato da ulrico (01/12/2004 - 10:58)

ancora adesso, pur avendo un lavoro del tutto differente, l'uomo non poteva fare a meno di pensare a sé come "il narratore" o "colui che raconta"

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