Un uomo è sempre un narratore di storie. Vive circondato delle sue storie e delle storie altrui, tutto quello che gli capita lo vede attraverso di esse e cerca di vivere la sua vita, come se la raccontasse.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)
Per la prima volta mi sento come uno che ha dietro di sé un certo tempo, e questo tempo è la mia storia.
Wim Wenders, Nel corso del tempo (1975)
Combray non si chiama Combray ma Illiers: oggi però i cartelli stradali e le guide lo designano per Illiers-Combray. Quivi, un museo intitolato a Marcel Proust: otto sale di prime edizioni, fotografie, calamai, flaconi di pastiglie per l'asma, giacche da camera, fazzoletti cifrati, canne da passeggio, ricco materiale tuttavia svalutato dalla sua stessa collocazione, che distendendosi dalla seconda all'ultima sala lo fa successivo all'unico oggetto presente nella prima sala, in una teca di plexiglas cm 35x20x25: la madeleine.
Michele Mari, Tutto il ferro della torre Eiffel (2002)
Nel momento in cui fu lì, inevitabile, davanti a me, capii subito – e credo che anche tutti i miei amici l'avessero capito all'istante come me – che perfino una morte assurda era preferibile a una vita assurda.
Joseph Roth, La cripta dei cappuccini (1938)
Ti stai nascondendo dal mondo perché ti spaventa. Io ti spavento. Probabilmente non hai mai imparato a instaurare veri rapporti con le persone. Credevi che non me ne fossi accorta?
Jonathan Coe, La famiglia Winshaw (1994)
Poi i giorni si susseguirono senza che le questioni fondamentali della vita fossero state risolte.
Friederike Mayröcker, in esergo di: Ingo Schulze, Bolero Berlinese (2007)
... chissà perché le parole si servono tante volte di noi, le vediamo avvicinarsi, minacciare, e non siamo capaci di allontanarle, di tacerle, e così finiamo col dire quel che non avremmo voluto, è come l’abisso irresistibile, cadremo e andiamo avanti.
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis (1984)
Credo che in ogni vita ci siano periodi in cui un uomo esiste realmente, e altri in cui egli non è che un agglomerato di responsabilità, di fatiche e, per le teste deboli, di vanità.
Marguerite Yourcenar, Il colpo di grazia (1939)
Le parole hanno il potere di complicare tutto, o di semplificare tutto: complicano quando c'è un'istintiva simpatia, semplificano quando c'è un imbarazzo iniziale. Avremmo potuto guardarci e basta.
Luca Ricci, L'amore e altre forme d'odio (2006)
(…) con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto appunto altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità.
Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa (1977)
(...) Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell’Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e geranii e i cactus e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be’ lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.
James Joyce, Ulisse (1922)
Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza.
Giuseppe Pontiggia, Nati due volte (2000)
In quanto a me, ho le mie giornate sì e le mie giornate no. Quando arrivano quelle no, penso alle giornate sì che ho già vissuto. La memoria è una gran benedizione, Peter. E' la cosa più bella dopo la morte.
Paul Auster, Città di vetro (1985)
Stavo in ufficio, il contratto d'affitto era scaduto e McKelvey voleva ricorrere al tribunale per sfrattarmi. Era una giornata infernale e il condizionatore d'aria era rotto. Sul piano della scrivania stava camminando lentamente una mosca. Allungai un braccio, abbattei il palmo aperto della mano e la spedii all'altro mondo. Mentre mi pulivo la mano sulla gamba destra dei pantaloni squillò il telefono.
Alzai il ricevitore. "Ah, sì," dissi.
Leggi Céline?" chiese una voce femminile. Era parecchio sexy. Da un po' di tempo ero solo. Secoli.
"Céline," risposi, "ehmmm..."
Voglio Céline," disse. "Devo averlo."
Una voce tanto sexy, mi eccitava davvero.
Charles Bukowski, Pulp (1994)
Non c'è in un'intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perchè un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi.
Luigi Pintor, Servabo (1991)
Gesù. Sono felice di non sapere un accidente di psicoterapia, di Jung e Freud e compagnia bella. Ne sapessi qualcosa, a questo punto probabilmente sarei terrorizzato: la donna che vuole fare del sesso nel luogo dove una volta andava a passeggiare col padre defunto deve essere pericolosissima.
Nick Hornby, Alta Fedeltà (1995)
Questa sera vi prometto / una favola che vi riporterà / alla mente tutto e nulla
Johann Wolfgang von Goethe, La favola (1795) in esergo di: Peter Handke, Nei colori del giorno (1980)
E' per questo che le guerre possono durare. Anche quelli che la fanno, che ci sono dentro, non se la immaginano mica. Una pallottola in pancia, avrebbero continuato a tirar su vecchie scarpe per via, perchè potevano "ancora servire". Come il montone che, sul fianco, in un prato, agonizza e bruca ancora. La maggior parte della gente non muore che all' ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent' anni d' anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della terra.
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)
Osserva il comportamento degli uomini, vaglia i motivi delle loro azioni, considera ciò che li appaga. Come può nascondersi un uomo?
Elias Canetti, Auto da fe' (1935)
Credevo che il vento mi trascinasse via e mi sbattesse laggiu nel bacino, nel bel mezzo di una chiazza di benzina che esibiva le sue iridescenze nella luce lunare. Mi sono aggrappata alla ringhiera e con l’altra mano ho cercato meccanicamente un punto di appoggio. Ho avvertito allora all’improvviso la presenza di un uomo alle mie spalle. Avevo intuito che si trattava di un gentleman e non di una donna o di un marinaio e ho udito una voce dolce e compita mormorarmi all’orecchio queste parole soccorritrici:
“Tenga duro, signorina”.
Nello stesso tempo mi sono sentita mettere nella mano rimasta libera un oggetto che aveva la rigidità di una sbarra d’acciaio e la morbidezza del velluto. L’ho afferrato convulsamente e pur stupita che quella ringhiera rimanesse tiepida malgrado la tramontana che soffiava come se fosse ancora inverno, ho potuto, grazie al suo aiuto, raggiungere sana e salva l’altra sponda.
L’amabile gentleman che mi aveva in tal modo accompagnato si è riassettato il mantello (a meno che non fosse un trench o un uaterpruf, era buio e non riuscivo a distinguere, inoltre tenevo timidamente gli occhi bassi). Non ho potuto vedergli il viso, distinguevo solo, tracciata sul selciato sconnesso del marciapiede, l’ombra del mantello (o del trench) (o del uaterpruf), che, da principio rigonfia, riacquistava lentamente e curiosamente una linea verticale o solo leggermente ondulata. Eravamo rimasti in silenzio; allora, benchè sapessi che non si deve rivolgere la parola a un uomo a cui non siamo state presentate, ho detto con tutta la gentilezza di cui sono capace:
“Grazie, signore”.
Raymond Queneau, Il diario intimo di Sally Mara (1962)
Ciò che metteva Billy a disagio era il semplice fatto che era sua madre. Davanti a lei si sentiva imbarazzato, debole e ingrato, perché lei aveva tanto faticato per dargli la vita e per facilitargliela, e a Billy quella vita non piaceva affatto.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 (1969)
Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra sotto i tetti i lucernari le terrazze le guglie di Milano, è una cosa giovane piccolissima e nuda, è un tenero e bianco granellino sospeso pulviscolo di carne, o di anima forse, con dentro un adorato e impossibile sogno. Attraverso la stratificazione di caligini il riverbero rossastro dei lampioni ancora accesi la illuminava dolcemente facendola risplendere con pietà e mistero. E' la sua ora, senza che lei lo sappia è venuta per Laide la grande ora della vita e domani sarà forse tutto come prima e ricomincerà la cattiveria e la vergogna, ma intanto lei per un attimo sta al di sopra di tutti, è la cosa più bella, preziosa e importante della terra. Ma la città dormiva, le strade erano deserte, nessuno, neppure lui alzerà gli occhi a guardarla.
Dino Buzzati, Un amore (1963)
Non vedeva l’ora che lui se ne andasse, voleva rimanere da sola. Ringrazió per abitudine, per una sorta di precauzione, e lui domandó meravigliato: Di che cosa? Peccato, mi sono proprio dimenticato di portarti il mio libro. Un successo fenomenale. Te lo faró mandare. Ti ringrazio molto, ragazzo mio. Mandamelo pure, ma la tua sciocca mamma non puó quasi piú leggere e capisce cosí poco. Lasció che lui l’abbracciasse e si ritrovó di nuovo sola, esposta all’abbaiare dei cani.
Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago (1972)
La gente ricca riceve molti più regali di quella povera; e quello che deve proprio comprare, lo ha sempre molto più a buon prezzo.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)
I dentoni bianchi e sporgenti gli pendono dal sorriso come quelli di un cane lupo. Gli occhi hanno un' espressione vacua, esaltata, folle. Anche la signora che lo tiene in mano, accovacciata per farsi piccola come me, ha in faccia un sorriso troppo largo. Assomiglia alla mia baby-sitter, ma senza l'apparecchio: ha la stessa treccia bionda che parte da un punto imprecisato della testa. Mi agita Bugs Bunny davanti alla faccia, e la carota che il coniglio tiene stretta in mano fende l'aria su e giù come un coltello. Aspetto che una delle assistenti sociali le dica che non ho il permesso di guardare i cartoni di Bugs Bunny.
"Guarda cosa ti ha portato la mamma", sento dire.
Mamma.
Lo dico sottovoce, come una parola magica che usi solo quando ti trovi sopraffatto da un nemico troppo numeroso.
J.T. Leroy, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2001)
Non vedo motivo di risparmiare ai bambini le verità inevitabili. Devono crescere con la capacità di sopportare ciò che sopportiamo noi.
Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve (1992)
... il destino di una città può diventare il carattere di una persona.
Orhan Pamuk, Istanbul (2003)






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