annotato da ulrico (09/02/2010 - 18:24)

Sfortunatamente, bastano una scrivania e il necessario per scrivere per trasformare una stanza qualsiasi in un confessionale.
Thomas Pynchon, V (1961)

annotato da ulrico (08/02/2010 - 15:13)

Jack London
Jack London

annotato da ulrico (05/02/2010 - 16:02)

Sono le sei del mattino: hai idea di dove sei?
Jay McInerney, Le mille luci di New York (1984)

annotato da ulrico (04/02/2010 - 15:51)

Sembrava che le parole cadessero in un pozzo, dove l’acqua era chiara, sì, ma straordinariamente deformante, così che nell’istante stesso in cui piombavano giù era possibile vedere le parole torcersi per disegnare chissà mai quale intreccio sul fondo della mente.
Virginia Woolf, Gita al faro (1927)

annotato da ulrico (03/02/2010 - 15:41)

Quasi tutti son simpatici, quando finalmente si riescono a capire.
Harper Lee, Il buio oltre la siepe (1960)

annotato da ulrico (02/02/2010 - 15:06)

"Karamàzov!", gridò Kòlja. "È vero quello che dice la religione, che resusciteremo dai morti e, tornati in vita, ci vedremo di nuovo tutti, anche Lljùscenka?".
"Resusciteremo senz'altro, e ci vedremo e ci racconteremo l'un l'altro allegramente e gioiosamente tutto ciò che è stato", rispose Aljòscia a metà tra il riso e l'entusiasmo.
"Ah, che bello che sarà", sfuggì a Kòlja.
"Ma ora finiamola e andiamo al pranzo funebre. Non turbatevi se mangeremo i bliny. È una tradizione antica, eterna e, per ciò, buona". Si mise a ridere Aljòscia. "Su, andiamo! Andiamo per mano".
"E sarà cosí per sempre, tutta la vita per mano! Urrà per Karamàzov!", gridò ancora una volta Kòlja con entusiasmo, e di nuovo i ragazzi fecero eco alla sua esclamazione.

Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, I fratelli Karamazov (1880)

annotato da ulrico (01/02/2010 - 15:31)

Se uno dei due si fosse appena sforzato credo che saremmo diventati amici. Invece rimase una rosa non colta, né la prima né l’ultima, nella mia vita. Proprio no, merda.
Mordecai Richler, La versione di Barney (1997)

annotato da ulrico (29/01/2010 - 11:54)

Se sei un poeta, fai qualcosa di bello. Cioè, la gente s'aspetta che tu lasci qualcosa di bello quando finisci la pagina e così via. La gente di cui parli non ti lascia nulla, non una cosa sola che sia bella. Quelli che magari sono solo un tantino migliori non fanno altro che entrarti in testa e lasciartici dentro qualcosa. Ma solo perché lo fanno, solo perché sanno lasciare qualcosa, non è detto che debba essere una poesia, per amor del cielo. Può darsi che sia soltanto una specie di gocciolio sintattico terribilmente affascinante...
J.D. Salinger, Franny e Zooey (1961)

annotato da ulrico (28/01/2010 - 15:43)

Sorger era sopravvissuto ad alcune persone che gli erano divenute vicine e non sentiva più nostalgia, ma spesso una voglia disinteressata di esistere e a volte un bisogno di salvezza, ormai animalesco, che premeva sulle palpebre. Da un lato capace di una quieta armonia, che si trasmetteva anche ad altri come una forza serena, e di nuovo troppo facile preda della strapotenza dei fatti, conobbe lo smarrimento, volle la responsabilità e fu pervaso dalla ricerca di forme, dalla loro distinzione e descrizione, ben oltre il paesaggio dove ("sul campo", "sul terreno") questa attività spesso martoriante, poi di nuovo divertente, solo con fortuna trionfante, era la sua professione.
Peter Handke, Lento ritorno a casa (1979)

annotato da ulrico (27/01/2010 - 15:31)

L’idea di sterminare tutti gli ebrei, e non soltanto quelli russi o polacchi, aveva radici molti lontane. Era nata non nell’Rsha o in qualcuno degli altri uffici di Heydrich o di Himmler, ma nella Cancelleria del Führer, cioè nell’ufficio personale di Hitler. Non aveva nulla a che vedere con la guerra e non fu mai giustificata con le necessità militari. Uno dei grandi meriti del libro The final solution di Gerald Reitlinger è quello di aver dimostrato, in base a documenti che non lasciano dubbi, che il programma di sterminare col gas gli ebrei dell’Europa orientale fu uno “sviluppo” del programma dell’eutanasia di Hitler.
Hannah Arendt, La banalità del male (1963)

annotato da ulrico (26/01/2010 - 15:55)

Non sarà il razionalismo a sconfiggere i fanatici religiosi, bensì l'abitudine allo shopping con tutti i suoi annessi, posti di lavoro, per cominciare, e pace, e un certo impegno verso i piaceri possibili, la promessa di appetiti saziati in questo mondo, senza bisogno di aspettare l'altro. Consumare, non pregare.
Ian McEwan, Sabato (2005)

annotato da ulrico (25/01/2010 - 15:11)

Il superfluo, quel qualcosa di tanto necessario....
Voltaire, in esergo di: Vikram Seth, Il ragazzo giusto (1993)

annotato da ulrico (22/01/2010 - 13:02)

... tanto piú pensavo alla mia zingara, che non esultava mai, che non voleva niente altro che aggiungere carbone nella stufa e cucinare gulasch di patate con salame di cavallo e andare a prendere la birra dalla brocca grande, non voleva altro che spezzare il pane come l'ostia santa e poi guardare attraverso lo sportellino aperto della stufa le fiamme e i raggi, lo scoppiettio melodioso del fuoco, il canto del fuoco che lei conosceva dall'infanzia e che era sacralmente unito con la sua razza, il fuoco la cui luce lascia sotto di sé ogni dolore e evoca in viso il sorriso malinconico che era il riflesso dell’idea che aveva la zingara della perfetta felicità.
Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa (1977)

annotato da ulrico (21/01/2010 - 12:48)

Ho un bello sfogliare il passato, non ne ricavo altro che briciole d’immagini e non so bene che cosa rappresentano, né se sono ricordi o finzioni.
Jean-Paul Sartre, La nausea (1938)

annotato da ulrico (19/01/2010 - 12:56)

Richard Yates
Richard Yates

annotato da ulrico (18/01/2010 - 13:51)

Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla. Quello stesso passato in cui riflettevano senza tregua non aveva che un sapore di rammarico.
Albert Camus, La peste (1947)

annotato da ulrico (15/01/2010 - 09:06)

Presto mi sono accorto che tra i fatti della vita che avrebbero dovuto essere la mia materia prima, e l'agilità scattante e tagliente che volevo animasse la mia scrittura c'era un divario che mi costava sempre più sforzo superare.
Italo Calvino, Lezioni americane (1985)

annotato da ulrico (13/01/2010 - 15:05)

La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla, o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari (1940)

annotato da ulrico (12/01/2010 - 11:03)

Mi piace avere più di un libro da leggere. Ognuno con il suo tempo e il suo luogo, che mi portino fuori dal tempo e dal luogo in cui sono. Ma non potrei leggere se fossi solo, in una cella dai muri spogli, ho bisogno di una presenza fisica al mio fianco.
Eric Rohmer, "L'amore il pomeriggio" in Sei racconti morali (1974)

annotato da ulrico (11/01/2010 - 15:11)

Fino al giorno in cui minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura; si ama forse il proprio respiro?
Harper Lee, Il buio oltre la siepe (1960)

annotato da ulrico (08/01/2010 - 15:57)

Il libro di ballate pubblicato da Von Humboldt Fleisher negli anni Trenta riscosse un immediato successo. Humboldt era, appunto, colui che tutti quanti attendevano. Io per me l'aspettavo ardentemente, dal mio fondo di provincia del Midwest, ve l'assicuro. Scrittore d'avanguardia - il primo della sua generazione - era bello, era biondo, corpulento, serio e insieme spiritoso, ed era colto. Insomma aveva tutto. Nessun giornale mancò di recensire il suo libro. La sua foto comparve sulla rivista Time senza ingiurie, su Newsweek con elogi. Io le lessi con trasporto, le Ballate di Arlecchino. Ero studente all'Università del Wisconsin e non pensavo ad altro, giorno e notte, che alla letteratura.
Saul Bellow, Il dono di Humboldt (1975)

annotato da ulrico (07/01/2010 - 16:41)

E la gente accetta di snaturare i propri pensieri, farseli snaturare e indirizzare su oggetti, su automobili e vestiti e apparecchi elettronici e giocattoli inutili che servono a far dimenticare cosa è diventato il mondo.
Andrea De Carlo, Due di due (1989)

annotato da ulrico (05/01/2010 - 14:17)

Mi rimisi a fissare le tre racchione del tavolo accanto. Ossia la bionda. Le altre due erano fuori tentazione. Non lo facevo in modo grossolano però. Mi limitavo a gettare a tutt'e tre delle occhiate molto fredde e via discorrendo. Ma andò a finire che quando le guardavo, quelle tre si mettevano a ridacchiare come tante stupide.
Jerome David Salinger, Il giovane Holden (1951)

annotato da ulrico (04/01/2010 - 15:57)

Non posso continuare. Continuerò.
Samuel Beckett,  L’innominabile (1953), in esergo di: Sandro Veronesi, Caos calmo (2005)

annotato da ulrico (30/12/2009 - 14:38)

Una volta pensavo che essere umano fosse la maggior meta dell'uomo, ma oggi vedo che questo significava distruggermi. Oggi mi vanto di poter dire che sono disumano. Non ho nulla a che fare con la cigolante macchina dell'umanità. Io sono disumano.
Henry Miller, Tropico del Cancro (1934)

annotato da ulrico (29/12/2009 - 16:07)

C’era soltanto un comma e quello era il Comma 22, il quale precisava che la preoccupazione per la propria salvezza di fronte a pericoli che fossero reali e immediati era la reazione normale di una mente razionale. Orr era pazzo e avrebbe potuto essere esonerato dal volo. Tutto quello che doveva fare era di farne domanda; e non appena avesse fatto domanda, non sarebbe più stato pazzo e avrebbe dovuto continuare a volare. Orr sarebbe stato pazzo se avesse compiuto altre missioni di volo e sano di mente se non lo avesse fatto, ma se fosse stato sano di mente avrebbe dovuto compiere altre missioni di volo. Se volava era pazzo e non doveva più volare; ma se non voleva volare era sano di mente e doveva volare. Yossarian fu molto impressionato per l’assoluta semplicità di questa clausola del Comma 22 e si lasciò sfuggire un fischio pieno di rispetto.
Joseph Heller, Comma 22 (1963)

annotato da ulrico (28/12/2009 - 13:21)

Jorge Luis Borges
Jorge Luis Borges

annotato da ulrico (23/12/2009 - 15:51)

La mia anima strafogata di birra è più triste di tutti gli alberi di Natale morti del mondo.
Charles Bukowski, Factotum (1975)

annotato da ulrico (22/12/2009 - 16:14)

L'amore e il sesso stanno bene insieme, e va anche bene il sesso senza amore, e l'amore senza il sesso. Sono l'amore e il sesso individuali che vanno male.
Andy Warhol, La cosa più bella di Firenze è McDonald's (1994)

annotato da ulrico (21/12/2009 - 13:34)

I nostri rapporti con gli altri non hanno che una durata; quando si è ottenuta la soddisfazione, si è appresa la lezione, reso il servigio, compiuta l'opera, cessano; quel che ero capace di dire è stato detto, quello che potevo apprendere è stato appreso. Occupiamoci ora di altri lavori.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (1951)