Io rifiuto di fare distinzioni tra i popoli e di parlare di nazioni buone e di nazioni cattive; ma una distinzione tra gli uomini sono costretto a farla.
Friedrich Dürrenmatt, Il sospetto (1951)
L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi.
Ovidio, Metamorfosi, in esergo di: Ian McEwan, L'inventore di sogni (1994)
Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch'è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare.
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari (1940)
Continuò a parlarne. Lo raccontò a tutti. Restava qualcosa, che non riusciva a dire. Ci provò, poi smise.
Raymond Carver, Perché non ballate? in "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" (1982)
Incominciava a piacermi New York, la sua atmosfera avventurosa durante la notte e la soddisfazione che il passaggio continuo di uomini e donne e automobili procura all'occhio irrequieto. Mi piaceva risalire la Quinta Avenue, scegliere donne romantiche nella folla e immaginare che in pochi minuti sarei entrato nella loro vita e nessuno lo avrebbe mai saputo o vi sarebbe opposto. A volte le seguivo con la mente nei loro appartamenti agli angoli di strade nascoste finché si voltavano a sorridermi prima di svenire nel buio tiepido di una porta. A volte, il fascino crepuscoloso della metropoli mi ossessionava di solitudine, e la sentivo negli altri, poveri giovani impiegati che bighellonavano davanti alle vetrine in attesa della cena solitaria nel ristorante, giovani impiegati all'imbrunire che sprecavano i momenti più' importanti della notte e della vita.
Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby (1925)
L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l'amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington...
Boris Vian, La schiuma dei giorni (1946)
Andò alla libreria, e cominciò a sfogliare i passaporti di Monteiro Rossi. Finalmente ne trovò uno che faceva al caso suo. Era un bel passaporto francese, fatto molto bene, la fotografia era quella di un uomo grasso con le borse sotto gli occhi, e l'età corrispondeva. Si chiamava Baudin, Francois Baudin. Gli parve un bel nome, a Pereira. Lo cacciò in valigia e prese il ritratto di sua moglie. Ti porto con me, gli disse, è meglio che tu venga con me. Lo mise a testa in su, perché respirasse bene. Poi si dette uno sguardo intorno e consultò l'orologio. Era meglio affrettarsi, il "Lisboa" sarebbe uscito fra poco e non c'era tempo da perdere, sostiene Pereira.
Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira (1994)
Al crepuscolo la donna, senz'avere acceso la luce, era davanti al televisore che aveva un canale ausiliare per osservare il campo giochi del quartiere. Guardava il muto riquadro bianco e nero dove suo figlio stava facendo l'equilibrista su un tronco d'albero, mentre il suo amico grasso continuava a cadere; tranne loro sullo spiazzo deserto non c'era nessuno. Gli occhi della donna luccicavano di lacrime.
Peter Handke, La Donna Mancina (1976)
Quale che sia la superiorità intellettuale di un uomo, non può mai assumere una supremazia pratica e utile sugli altri, senza l'aiuto di qualche artificio o schermo, che in sé sarà sempre più o meno basso e meschino.
Herman Melville, Moby Dick (1851)
Quando mi sveglio, la mia bocca è aperta. I denti sono unti: lavarli la sera sarebbe meglio, ma non ne ho mai il coraggio. Agli angoli delle palpebre mi si sono asciugate delle lacrime.
Le spalle non mi fan più male. Una ciocca di capelli induriti mi copre la fronte. Li butto all'indietro con le dita aperte. È inutile: come pagine di un libro nuovo, si raddrizzano e mi ricadono sugli occhi. Quando abbasso la testa, sento che la barba mi è cresciuta: mi punge il collo.
Emmanuel Bove, I miei amici (1924)
Qualcuno deve pur lottare. Abbiamo una grande tradizione di libertà da difendere. Io non appartengo a nessun partito. Quando vedo l'infamia cerco di combatterla. I partiti non signfiicano nulla, la tradizione di libertà è tutto. Oh, certo, la gente comune non se ne preoccupa. Sono pronti a vendere la libertà per una vita più tranquilla. E' per questo che devono essere pungolati, pungolati...
Anthony Burgess, Arancia meccanica (1962)
Fuori continuava a piovere. Per un caso non era la solita pioggia fina fina, ma una pioggia pesante, brutale, che batteva con violenza sulle tegole sopra le nostre teste. Questo contribuiva senz’altro ad accrescere la depressione di Luo: eravamo condannati a passare il resto della nostra vita in rieducazione.
Dai Sijie, Balzac e la Piccola Sarta cinese (2000)
Sia l'autore di queste Memorie, sia le Memorie stesse sono, beninteso, parto della fantasia. Nondimeno, persone come l'estensore di queste Memorie non solo esistono nella nostra società, ma debbono invero esistere, viste e considerate le circostanze in base alle quali la nostra società si è, nel complesso, venuta a formare. Ho inteso portare all'attenzione del pubblico, alquanto più distintamente del solito, uno dei personaggi del nostro recente passato. Costui rappresenta una generazione che sta vivendo i suoi giorni frammezzo a noi. Nella parte intitolata Il Sottosuolo, questo personaggio descrive se stesso ed espone le sue tesi e tenta, per così dire, di chiarire le ragioni per cui è comparso - ed era destinato a comparire- nell'umano consorzio. La parte successiva cosisterà nelle Memorie vere e proprie, relative ad alcuni episodi della sua vita.
Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, Memorie del Sottosuolo (1864), in esergo di: Bret Easton Ellis, American Psycho (1991)
Certe volte mi pare di vivere dentro un romanzo di Dickens. E la cosa buffa è che Dickens nemmeno mi piace.
Alice Munro, Nemico, amico, amante... (2003)
La maggior parte della gente consuma metà delle proprie energie cercando di proteggere una dignità che non ha mai posseduto.
Raymond Chandler, Il lungo addio (1953)
Da quando avevo dieci anni è per me una sorta di articolo di fede credere che sono fatto di molte persone, della cui presenza in me non mi rendo assolutamente conto.
Elias Canetti, La lingua salvata (1977)
L'altra sera alle otto in punto, vado all'appuntamento con la cognata di Raul, presso l'ingresso dell'orto botanico. Passano quindici minuti... passa mezz'ora... arrivano le nove e quella troia non s'è vista ancora. Perdio, chi manca a un appuntamento dovrebbe essere messo in prigione. E' come rubarti dei soldi. Ti fan perdere il tempo, sciupare la vita. Un'ora qua quindici minuti là... dopo un po' se fai la somma, sono anni. Ecco un 'ora intera mi è stata sottratta. Dove ne trovo una che la rimpiazzi? Gesù mica si vive eterni. Non mi restano mica tante ore, che posso scialacquare in questo modo. Le donne non ci pensano mai a certe cose. Non credo che le donne pensino mai che la fine della vita arriverà pure per loro. O comunque non ci pensano alla maniera degli uomini. Potete starne certi: se un uomo non è puntuale è perché è uno stronzo, un ignobile mascalzone; ma anche una donna in gamba - o quel che gli uomini definiscono una donna in gamba - è muso da farti aspettare, aspettare, aspettare, senza sentirsi in colpa.
Henry Miller, Opus Pistorum (1941)
Interruppi la mia strofa quando udii la voce al microfono che annunciava un treno da Amburgo... Allora andai avanti. Mi spaventai quando la prima moneta cadde nel cappello: era un soldo, colpì la sigaretta, la sospinse troppo da parte. La rimisi al posto giusto e ripresi a cantare.
Heinrich Böll, Opinioni di un clown (1963)
I treni, ad esempio… Non era più un bambino, e non era neanche il fascino della meccanica ad attrarlo… Se prediligeva i treni della notte, è perché intuiva in essi un che di strano, di vizioso quasi… Aveva l’impressione che chi parte in quel modo parte per sempre, specie quando vedeva, in terza classe, accalcarsi quelle famiglie povere coi fagotti…
Georges Simenon, L'uomo che guardava passare i treni (1938)
Di quale libertà godrebbero uomini e donne, se non fossero continuamente turlupinati e resi schiavi e tormentati dal sesso! Il solo inconveniente di questa libertà è che uno allora non è più un essere umano. È un mostro.
John Steinbeck, La valle dell'Eden (1952)
Tom sbirciò alle sue spalle e scorse l'uomo che lo seguiva uscire dietro di lui dal Green Cage. Accelerò il passo, ma non c'era ombra di dubbio. L'uomo era proprio alle sue calcagna. Tom lo aveva notato cinque minuti prima mentre questi lo osservava con insistenza da un altro tavolo, come se non fosse proprio del tutto sicuro, ma quasi. A Tom, però, era sembrato sicuro abbastanza da indurlo a bere d'un fiato il suo drink, pagare in gran fretta e lasciare il locale.
Patricia Highsmith, Il talento di Mr. Ripley (1956)
La miglior cosa era semplicemente la strada maestra, semplicemente prenderla ed avviarsi e non pensare a nulla, finchè si poteva non pensare. La strada maestra è qualcosa di lungo lungo, di cui non si vede la fine, come la vita umana, come il sogno umano.
Fëdor Dostoevskij, I demoni (1873)
Dunque, lui e sua moglie erano stati entrambi membri della chiesa evangelica. Ebbero due bambine ma poi, alla terza maternità, lei soffrì le pene dell’inferno. Risultato: abbandonò la chiesa – con una tempestività addirittura eccessiva – e se ne andò portandosi via le bambine, Fede, Speranza e Brenda.
Jonathan Coe, La famiglia Winshaw (1994)
Devo gioire oltre le possibilità del tempo... sebbene gli uomini abbiano orrore della mia gioia e, nella loro rozzezza, ignorino quello che voglio significare.
Jan van Ruysbroeck, Rusbrock il Mirabile, in esergo di: Joris-Karl Huysmans, A ritroso (1884)
Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri.
Goffredo Parise, I sillabari, Avvertenza (1982)
Oedipa filò nel bagno, che si rivelò provvisto anche di spogliatoio, si spogliò in fretta e cominciò a mettersi tutto quel che poteva degli indumenti che si era portata dietro: sei paia di mutande a colori assortiti, reggicalze, tre paia di calze di nylon, tre reggiseni, due paia di calzoni elastici, quattro sottovesti, un tubino nero, due abiti estivi, cinque o sei gonne a trapezio, tre golf, due camicette, una vestaglia trapunta, una veste da camera azzurrina e un vecchio mumu di orlon. E poi braccialetti, spillette, orecchini, un pendente. Le sembrò di metterci delle ore per indossare tutto, e quando ebbe finito faceva fatica a camminare. Commise l’errore di guardarsi nello specchio grande, vide un pallone da spiaggia con i piedi e rise con una tale violenza che perse l’equilibrio e si portò appresso un flacone di lacca per capelli sul lavabo. Il flacone picchiò sul pavimento, qualcosa si ruppe e con una grande onda di pressione il qualcosa cominciò ad atomizzarsi propellendo il barattolo a tutta velocità in giro per il bagno.
Thomas Pynchon, L'incanto del lotto 49 (1966)







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